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Empoli

Eredità da zii facoltosi ma sono truffe ben fatte

Eredità da zii facoltosi ma sono truffe ben fatte

Nel circondario segnalate lettere di studi legali con lasciti milionari, lo scopo è di ottenere anticipi sulle spese che vengono sottratti a chi cade nel tranello

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EMPOLI. Chi non ha mai sognato di ricevere un'eredità milionaria da un lontano parente sconosciuto? Immaginate di aprire la posta una mattina e di trovarvi tra le mani una lettera da uno studio legale europeo che vi annuncia il lascito di otto milioni di sterline da parte di uno zio filantropo e facoltoso. Il primo pensiero è quello di compilare tutti i documenti richiesti, inviarli e cominciare a togliersi gli sfizi di una vita. Cadere nel tranello è facile e una volta abboccato è difficile tornare indietro. La truffa dell'eredità, già conosciuta da molti anni, sta tornando di moda in questi mesi e ci sono diverse segnalazioni provenienti da residenti del circondario. Sarà per colpa della crisi e della mancanza di prospettive, che rendono ancora più appetibili dei soldi apparentemente facili, in ogni caso è necessario tenere gli occhi ben aperti per non rimanere scottati. Anche perché gli stratagemmi usati sono sempre più sofisticati e la storia è resa plausibile anche grazie alle possibilità offerte dal web.

Il primo approccio. A discapito delle ultime trovate in fatto di bufale online, questo tipo di truffa prevede un primo approccio cartaceo: una lettera da uno studio legale inglese. Il testo è in lingua e ci sono tutti i riferimenti del caso come il telefono, il numero di fax, la casella di posta elettronica e l'indirizzo del sito che esiste realmente con tanto di foto e biografia di ciascun avvocato che lavora nello studio. Insomma, tutto il necessario per fugare i primi dubbi che seguono lo shock della notizia. Nella lettera il legale si presenta e racconta di essere stato incaricato dal defunto parente con nome e cognome, un importante ingegnere, buon cristiano da sempre impegnato in progetti di filantropia a favore dei più poveri, di rintracciare il nipote italiano a cui ha destinato la cifra di otto milioni di pound, circa dieci milioni di euro. Quindi si chiede al “fortunato” ereditiere di dare conferma di aver ricevuto la missiva tramite l'indirizzo di posta elettronica fornito.

Il cerchio si stringe. A questo punto rispondere è il minimo. Ed è il segnale per chi ha lanciato l'amo che è il momento di entrare in azione. La mail di risposta è velocissima: si chiede di compilare un modulo allegato (il probate application form, un documento in cui vengono registrati dati relativi al beneficiario del lascito) e di inviare copia del passaporto o di un documento di identità. Insomma, la procedura standard in questi casi che da una parte serve all'ideatore della truffa per avere informazioni dettagliate e dall'altra tranquillizza ulteriormente il destinatario sulla correttezza del processo. Andare avanti diventa sempre più rischioso e nessuno di coloro che hanno segnalato l'accaduto fortunatamente l'ha fatto. Perché è a questo punto che il presunto legale comincia a compiere mosse più decise, tentando di stanare la vittima. Come si apprende dai racconti di alcuni malcapitati può accadere che vengano falsificati documenti per dimostrare l'effettivo procedere della pratica, salvo chiedere di pagare una parcella di decine di migliaia di euro. Oppure viene chiesta una cifra inizialmente più contenuta per sostenere le spese amministrative, a cui poi se ne aggiungono altre per velocizzare le pratiche e portare a buon fine la transazione. In ogni caso c'è la sicurezza di aver perso per sempre del denaro, con un grave danno morale oltre che finanziario.

I consigli. «Non è un caso che chi è caduto nella trappola raramente segnali l'accaduto alle autorità – spiega Giuseppe Minigrilli, presidente Federconsumatori Toscana – e per questo è ancora più difficile risalire ai truffatori. I casi sono molto frequenti, con varianti diverse a seconda di chi si vuole incastrare. Di solito si tratta di società straniere che operano online e che scrivono in italiano per allargare la platea delle possibili vittime. Tuttavia, ci sono casi in cui l'operazione è più sofisticata». Come dimostrato dalle segnalazioni e dalle storie raccontate. «Il primo approccio avviene tramite lettera cartacea – prosegue – e si usa l'inglese, in modo da selezionare ulteriormente i destinatari e rendere l'impianto più credibile. La prima cosa a cui stare attenti sono i refusi, sia in italiano che in inglese, che devono far accendere una spia di allarme. Quindi è sempre bene verificare estremi e riferimenti con le autorità ed eventualmente fare una segnalazione alla polizia postale».

Marco Pagli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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