Il Tirreno

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LA CURIOSITÀ

Il Telegrafo di Bandi contro i politici

Una copia della pagina del quotidiano incorniciata da Benvenuti

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FUCECCHIO. La politica perde il pelo, ma non il vizio. «Curioso il presidente della Camera. Chiama negligenti i deputati che non si fanno quasi mai vedere. O che s'acchiappa forse la deputazione per perdere il su' tempo alla Camera? Guà; serve a tante cose la deputazione! Se non altro, basta per viaggiar gratis e marciare in prima classe!». C’è dell’altro, significativo. «L’onorevole presidente ha trascurato il meglio. O che tutti i deputati sono necessari alla Camera? Non ce ne è forse una buona dose che è meglio averla a spasso che non seduta nell'aula?».

Questi sferzanti giudizi - quanto attuali - si leggono sul primo numero del quotidiano Il Telegrafo, (oggi Il Tirreno), il 29 aprile 1877. Il giornale costava 5 centesimi. Il direttore che scrive "Ai lettori" è il garibaldino Giuseppe Bandi, che in occasione dello scoppio della guerra russo-turca ideò la pubblicazione pomeridiana di una specie di bollettino di guerra. Il nome del giornale è anche a memoria che Livorno era stata la prima città italiana a dotarsi di linea telegrafica, già trent’anni prima. Bandi raccontava anche la cronaca locale, oltre a commentare argutamente la politica. L'allora presidente della Camera, cui si riferisce, era il patriota Francesco Crispi. Una copia di quella prima pagina, incorniciata, si può leggere nello studio del geometra fucecchiese Giampaolo Benvenuti. E non c’è chi, a distanza di oltre 135 anni, anche se indaffarato con la burocrazia, non abbia una riflessione sul fatto «che loro sono sempre loro, e noi non siamo un… niente». (l.g.)

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