Fatti, personaggi ed eventi di Fucecchio nel libro di Catastini
Il volume edito a cura di Pierozzi è frutto di ricerche nell’archivio postunitario che ha rischiato di essere distrutto
FUCECCHIO. Come, quando e perché è nato l'atteso libro "Storia di Fucecchio. Fatti, personaggi, eventi"? «Sono un insegnante - risponde l'autore, il maestro Mario Catastini - e allorché gli scolari mi chiedevano qualcosa sul passato di Fucecchio, non sapevo rispondere. Ero in difficoltà: come facevo a insegnare agli scolari il senso d'appartenenza a questo paese, se non ne sapevo niente? A volte mi domandavano: il cimitero di Fucecchio quando è stato costruito? Come è nata piazza Montanelli? Cosa c'era nella bella piazza Vittorio Veneto? E' la conoscenza che fa l'attaccamento a una località, attraverso i fatti, i personaggi, gli avvenimenti e il relativo contesto storico. Ma non soltanto io, nessuno ne sapeva niente».
E a chi l'ha domandato, allora? «Elementare, a chi aveva lasciato traccia scritta in passato. Premetto che già esisteva il bel volume "Medioevo in un castello fiorentino", che però arriva fino al 1400, dell'avvocato Egisto Lotti, pubblicato negli anni Trenta. E poi, dal 1976, anche quello della professoressa Marisa Masani, "Fucecchio, dalle origini ai nostri giorni", ma che tratta soprattutto i grandi avvenimenti. Così finalmente ho potuto sapere qualcosa di quanto era accaduto a Fucecchio. Sennonché lei è una storica, e quindi tende a spiegare i fenomeni storici, ma non a collocarli esattamente nel tempo, ovvero nel calendario storico». Il maestro ed educatore, prosegue: «Le do atto di aver suscitato in me una curiosità immensa di conoscere altri fatti locali. E, soprattutto, di avermi insegnato, come anche al maestro Moriani e ad altri, a frequentare l'archivio storico, che non conoscevo affatto. Iniziai a consultare testi, cercando fatti, personaggi ed eventi. E a inquadrarli nel tempo. Addirittura la Masani fondò il "Bollettino storico culturale", del quale pubblicò addirittura 20 fascicoli quadrimestrali. In cui, anch'io e altri ricercatori, scrivevamo i risultati delle ricerche. Per dire, tre anni di lavoro: con santa pazienza ma anche interessante».
Si dice che ha salvato la nostra storia. «Di più, ho salvato l'archivio storico postunitario. Che si trovava in piazza Vittorio Veneto, nel Palazzo della Cultura, già sede della biblioteca civica, poi della scuola media, e ora anche del liceo». Racconta: «Al tempo della scuola media, si rese necessario aumentare il numero delle aule, e vennero scelte quelle dove era sistemato l'archivio storico. Detto fatto, venne dato il permesso ai bidelli, senza nessun controllo, di trasferire tutto al piano terra, in un pertugio: due stanze molto umide, purtroppo. Di colpo, noi ricercatori rimanemmo spiazzati. Cercavamo un registro, o le delibere, ma senza più alcun ordine. Ed era tutto ammassato sul vecchio pavimento. Ci rendemmo conto che quel patrimonio culturale stava ammuffendo, sarebbe andato perso alla svelta».
Allora dette l'allarme. «Invano. Ho fatto presente la situazione all'allora sindaco Mario Corona, e ai consiglieri dell'associazione Intercomunale che lì aveva sede, li ho allarmati che i documenti stavano deteriorandosi e diventavano inutilizzabili. Sos inascoltato. Finché, parlandone con la Masani, ebbi il suggerimento di rivolgermi alla Sovrintendenza di Firenze ai beni artistici e culturali. Ebbene, denunciai il fatto, e incredibilmente nell'arco di 24 ore arrivarono in soccorso gli addetti. I quali ordinarono immediatamente al Comune di predisporre delle scaffalature: le realizzò il falegname comunale Giancarlo Campigli». Fu la salvezza dei documenti? «Dettero a me il permesso di tagliare i pezzi laterali delle pagine ammuffite, di realizzare delle camere ardenti per l'asciugatura e con questa lotta all'umidità delle pagine, riuscii a salvare tutti i documenti. Tagliavo le pagine lateralmente, salvando però le parti scritte. Iniziavo alle ore 6 di mattina, una ventina di giorni durò questo impegno. Dopodiché la Sovrintendenza mi autorizzò anche a riordinare il tutto, una quantità immensa. Diversamente i documenti sarebbero ammuffiti tutti, e il contenuto perduto. E' questa l'opera più meritevole che ho fatto per Fucecchio, che è servita poi anche al mio libro: con ventisei ricerche, e altro da documenti e riviste che a Fucecchio non c'erano».
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