Il presidio
Assegni di disoccupazione persi da 2mila lavoratori
La riforma Fornero taglia i requisiti per rientrare in questa condizione Chi verrà escluso non avrà più diritto all’esenzione dalle spese sanitarie
EMPOLI. In tutt'altro contesto qualcuno avrebbe potuto anche sorridere o applaudire. Generalmente la reazione davanti ad un gioco di prestigio è questa: la sorpresa certo, e quella c'è ugualmente, e poi l'ilarità o l'approvazione. Davanti al provvedimento sulla disoccupazione contenuto nella riforma Fornero, invece, dopo la sorpresa rimane solo la rabbia di migliaia di lavoratori che anche nell'Empolese Valdelsa perderanno non certo un privilegio, ma semmai una piccola ancora di speranza: lo status di disoccupazione. In molti, insomma, si sarebbero aspettati che di fronte ad un problema così diffuso e drammatico la risposta non fosse tautologica. Come si abbattono i numeri sulla disoccupazione? Niente di più semplice, tagliando i requisiti per rientrare in tale condizione. E così è successo. E succederà, a meno che le pressioni di sindacati e coordinamento degli assessori regionali al lavoro non spingano il nuovo governo a cambiare rotta.
Nel circondario, stando ai numeri dei centri per l'impiego territoriali, il saldo del 2011 parlava di oltre quindicimila iscritti nelle liste di disoccupazione. Secondo alcune stime non meno di duemila di essi sono a rischio. Si tratta di dipendenti a tempo determinato o indeterminato con contratti part-time, lavoratori parasubordinati, occasionali o in associazione e partecipazione che a partire dal primo gennaio 2013 potrebbero ritrovarsi fuori. Fuori non solo dal conseguimento di un assegno di disoccupazione, ma soprattutto da un sistema di agevolazioni che prevede indennità previdenziali e l'esenzione dalle spese sanitarie. Per non parlare della formazione gratuita fornita dai centri per l'impiego e della possibilità di usufruire degli sgravi contrattuali di cui beneficiano le aziende che li assumono con contratti a tempo determinato.
Ma andiamo con ordine. Finora la legge garantiva l'acquisizione dello stato di disoccupazione non solo in caso di totale assenza di un rapporto di lavoro subordinato, ma anche nel caso in cui una persona avesse un contratto di parasubordinazione (le ormai famose collaborazioni coordinate e continuative e quelle a progetto, co.co.co e co.co.pro.), part-time o svolgesse lavoro autonomo entro certi limiti di reddito. In sostanza, bastava garantire un reddito inferiore agli 8.000 euro per subordinati e parasubordinati e ai 4.500 euro per gli autonomi e si poteva accedere o conservare lo stato di disoccupazione. Non guasta ricordare che nella maggior parte dei casi si parla di giovani e meno giovani che con questi tipi di contratto riescono a strappare nella migliore delle ipotesi trecento o quattrocento euro al mese, oppure che arrivano a fatturare con la partita Iva piccoli lavoretti da poche centinaia di euro.
La riforma Fornero ha eliminato i limiti di reddito come requisito utile e pertanto potranno beneficiare di tale status solo coloro che non svolgono alcun tipo di attività lavorativa. Tutti gli altri dal primo gennaio prossimo saranno cancellati dagli elenchi anagrafici del centro per l'impiego. «Esprimiamo una forte contrarietà ai provvedimenti contenuti nella nuova riforma del mercato del lavoro – attacca Sergio Luschi, coordinatore delle Camere del lavoro dell’Empolese Valdelsa – il governo ha imboccato una direzione sbagliata che impone una ulteriore precarizzazione dei contratti e che di contro non riuscirà a stimolare una ripresa in un prossimo futuro». E forse basterebbe quanto descritto a giustificare tali parole, se non fosse che le novità in materia di disoccupazione non finiscono qui. L'altra modifica riguarda la possibilità di sospendere lo stato di disoccupazione, cioè il congelamento dei benefici per un dato periodo senza che questo porti alla cancellazione dagli elenchi in caso di sforamento dei limiti di reddito ma con un contratto di durata inferiore agli 8 mesi. Tanto per farsi un'idea nel 2011 in questa zona ne avevano usufruito in 450. Ebbene la riforma prevede che la sospensione possa essere ottenuta solo nel caso di un rapporto di lavoro subordinato inferiore a 6 mesi. Ne consegue che ogni altro tipo di rapporto, che sia esso parasubordinato o autonomo, conduce direttamente alla perdita dello stato di disoccupazione. E qui nasce un paradosso non da poco: un lavoratore a tempo determinato a 6 mesi e con un reddito di oltre mille euro potrà figurare ancora come disoccupato, chi invece ha un contratto di collaborazione annuale a duecento euro al mese verrà cancellato dalle liste.
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google