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Sara e Matteo i politici che si danno all’agricoltura

Sara e Matteo i politici che si danno all’agricoltura

La segretaria del Pd e il vicesindaco di Montespertoli spiegano perché hanno aperto l’azienda “Terrealsole”

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MONTESPERTOLI. Scendere in campo è espressione che ormai è entrata nel linguaggio comune. La prima discesa, in tono metaforico, risale a quasi vent'anni fa ad opera di un noto politico italiano. A cui fece eco quella molto più scherzosa e goliardica del padre di Roberto Benigni, che il comico toscano raccontava con l'espressione grave e con la carta gialla sotto il braccio. Un'era politica dopo sono due giovani politici locali a rispolverare il senso, molto meno allegorico, di quell'espressione. Matteo Fiorentini, vicesindaco di Montespertoli, e la compagna Sara Nunziati, già assessore nella giunta Chiavacci e ora segretaria del Pd dello stesso comune, in campo ci sono scesi per davvero. Tre ettari di terra coltivati ad orto nella zona del Vallone, nel comune di Castelfiorentino, e un'azienda agricola nata pochi mesi fa dal nome Terrealsole. Una scelta non comune la loro, perché in tempi come questi trovare un punto di sintesi tra i due mondi, l'agricoltura e la politica, sembra materia per scrittori fantasy. E invece coniugare la scrivania, o lo scranno come direbbe qualcuno, e la terra, che per sua natura è bassa e faticosa a lavorarsi, è possibile. Anzi quasi necessario.

«Per me sta diventando quasi una necessità psicofisica - racconta Matteo Fiorentini - è un modo per staccare dal lavoro quotidiano. Era una cosa che non avevo mai fatto, ma che ho sempre sentito vicina. Diciamo che quello della terra era una richiamo che c'era, ma che finora non avevo capito».

Detto fatto, il richiamo è stato ascoltato e ha portato in dote qualcosa in più di semplici prodotti agricoli. Un mondo conosciuto poco o niente che si apre e delle consuetudini che si rovesciano, come il passare dalla condizione di ascoltato a quella di ascoltatore, dal dare risposte al cercarle e apprenderle. «La mia formazione culturale (laurea in storia e master in conservazione di beni culturali, ndc) e lavorativa, passando dalle cooperative sociali alla politica - prosegue - mi aveva sempre portato a stare tra la gente, discutere e cercare di rispondere ai bisogni. L'azienda agricola mia sta facendo conoscere un mondo nuovo, in cui le stesse persone di prima vengono e mi insegnano a fare le cose: a seminare le cipolle, piuttosto che a cavare le patate e così via. Mi tramandano la loro esperienza, il loro sapere e questo ha un valore inestimabile».

Il progetto, tuttavia, non è fine a se stesso e anzi Matteo e Sara, con l'aiuto dei suoi fratelli, hanno cominciato a raccogliere i frutti del loro lavoro e a venderli. «In questi ultimi mesi siamo partiti con i mercati cittadini e vediamo che la cosa funziona. Cerchiamo di lavorare su prodotti di stagione e in ogni caso legati al nostro territorio e alla cucina toscana. Non facciamo agricoltura biologica, ma vorremmo aderire al percorso Agriqualità: non usiamo concimi chimici, ma solo concio di mucca e non ci avvaliamo di sementi geneticamente modificate. Pratichiamo una filiera corta, anzi cortissima, visto che la maggior parte dei mercati che facciamo rimane entro i confini del circondario ed è questa la vera risorsa su cui bisognerebbe investire tutti, specie in territori come il nostro che hanno un grande patrimonio agricolo».

Ma chi pensa che l'evasione nella natura preluda a un abbandono della politica si sbaglia di grosso. «La nostra non è una fuga dalla politica - dice Fiorentini - non posso farne a meno. Penso che rimanga l'unico mezzo per far prevalere il benessere collettivo e quindi continuo a considerarla nobile. Anche se negli ultimi tempi quello che emerge sono solo ruberie e ingiustizie, ma questo è problema legato ai suoi interpreti».

Marco Pagli

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