Il Tirreno

Empoli

Così è cambiato il profilo di Empoli negli ultimi 60 anni

di Filippo Cioni
Così è cambiato il profilo di Empoli negli ultimi 60 anni

Lo studio curato dall’architetto Pagliai e lo storico Pianigiani mostra l’evoluzione della città tramite le foto aeree militari

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EMPOLI. L’evoluzione della città, lo sviluppo dei quartieri, l'arretrare e il mutare delle campagne. Empoli vista dal cielo è una città che ha cambiato volto nel corso degli anni. Lo illustra chiaramente una ricerca condotta dall'architetto e urbanista empolese Carlo Pagliai in collaborazione con lo storico Paolo Pianigiani, attraverso l'uso di foto aeree scattate sopra la città in un arco di tempo che parte dal dopoguerra e arriva ai giorni nostri. Scatti che sono consultabili all’Istituto Geografico Militare di Firenze, in bianco e nero, realizzati per scopi militari e civili. Lo studio - presentato nella Sala maggiore della Misericordia di Empoli con l'introduzione di Francesco Fiumalbi - mostra le linee di sviluppo urbanistico della terra empolese e suoi dintorni.

Graduale è stato l'incremento dell'abitato, all’inizio raggruppato intorno al centro storico che ha trovato, col tempo, spazio nelle naturali direzioni di espansione. Sono scomparsi i renai che affioravano in Arno, sono mutate le culture nelle campagne passando dal frammentario lavoro dei mezzadri alle culture specializzate, frumento e vigneti. Fino a quando l'espansione edilizia non ha trasformato tutto in terra murata. Anche la storia di Empoli, in sostanza, è la storia dell'Italia. Con il conseguente impoverimento e la rottura dell'equilibrio idrico della terra, naturale rimedio all'esubero delle acque. Le mappe presentate da Pagliai sono ricche di particolari e svelano curiosità. Come i profili delle case, le curvature anomale delle vie che andavano dietro alle proprietà terriere più che alle rigide leggi dell'urbanistica e dei piani regolatori. «Queste foto aeree - spiega Pagliai - sono poco note e ancora meno utilizzate dai professionisti del settore. Servono per avere una visione corretta della storia del nostro territorio».

Pagliai, come è cambiata Empoli dal dopoguerra ad oggi ed esiste una costante?

«Non credo si possa parlare di costante, semmai delle variabili. La prima, sono gli strumenti urbanistici più importanti a partire dal dopoguerra e nell'ordine: il Piano di Ricostruzione del 1947, il primo Piano Regolatore del 1956 e il Piano Regolatore del 1964. La seconda riguarda l'attuazione dei suddetti piani in alcune porzioni del territorio, che si è sviluppata in maniera non proprio coerente con gli obbiettivi dei piani, sia per volontà delle parti, sia per le normative urbanistiche che spesso furono approvate con ritardo rispetto alla loro reale necessità. La terza: scarsa attenzione ed eccessiva esigenza edificatoria che praticamente sormontarono ogni criterio di lungimiranza e buon senso urbanistico. Basta confrontare i quartieri signorili e ordinati del primo Novecento come via XX Settembre o viale Buozzi con quartieri più recenti presso Empoli Vecchio (via Botticini), Ponzano (via Pasteur), Naiana (via Nievo). Senza contare anche che nei suddetti strumenti urbanistici erano previsti lungimiranti progetti infrastrutturali che ben integravano le due rive dell'Arno: addirittura nel 1956 erano previsti tre ponti, molto ravvicinati tra loro».

Le mappe mostrano come i terreni agricoli siano progressivamente diminuiti.

«Le numerose “preselle” o “prode” che i nostri nonni aravano faticosamente, sono state cementificate in buona parte nel periodo tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento. Ma il punto non è questa cementificazione; il fatto è che la circostante residuale zona agricola ha mutato pesantemente il suo aspetto. Confrontando le foto aeree del 1953 con l'attuale trama agricola, si può osservare che la fittissima trama poderale composta da piccoli campi agricoli sia stata spianata e sostituita con una modesta manciata di estesi appezzamenti di terreno, complice l'eccessiva meccanizzazione dell'agricoltura».

E il cambiamento non ha risparmiato neppure l'Arno.

«Dai volati aerofotogrammetrici si osserva che a partire dagli anni Cinquanta, i famosi "greti" o "renai" tendono a diminuire a causa dell'estrazione di sabbie e ghiaie per l'edilizia, fino a scomparire del tutto verso i primi anni Settanta, tenuto conto anche degli effetti dannosi dell'alluvione del 1966 sul regime idraulico del fiume».

Tempo fa presentò la mappa Leopoldina di Empoli del 1820, tracciata dagli architetti e geometri granducali. Poteva essere un'anteprima di queste mappe più recenti?

«Diciamo che la trama particellare del catasto fu disegnata rilevando sul posto le variazioni colturali e di proprietà; sovrapponendo la sua fittissima maglia di particelle sulla tessitura agricola visibile nelle foto aeree del 1953, è sorprendente notare una pressoché totale coincidenza tra le stesse, testimoniando una struttura agricola resistente all'avanzamento del tempo».

Possiamo considerare le mappe aeree specchio dei tempi o strumento di testimonianza e documentazione per professionisti?

«Entrambi. Tuttavia si dovrebbero considerarne soprattutto il valore semantico sul concetto di sviluppo autosostenibile e di consumo del suolo. Più prudenza e lungimiranza non avrebbero guastato».

Immaginando di fotografare dal cielo Empoli fra vent'anni, come se la immagina?

«Ammettiamo, e auguriamoci, che nel futuro le politiche urbanistiche siano sterzate verso una piena autosostenibilità e verso il "cemento zero"; le future foto, prettamente satellitari come oggi, ci dovrebbero far osservare una riframmentazione della maglia agricola e la sostituzione localizzata del patrimonio edilizio esistente; resta la seria incognita del processo dei cambiamenti climatici in atto, con estati e inverni sempre più estremi».

Le mappe aeree sono accessibili a tutti?

«Si possono consultare allo sportello cartografico dell'Istituto Geografico Militare di Firenze, ma anche via web attraverso il loro sito».

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