Italia
In memoria di Irene la musica dell’Ucraina nel cuore del Padule
Da anni i conti Alfano organizzano a villa Poggi Banchieri il concerto per ricordare la figlia e il suo amore per la natura
FUCECCHIO. In memoria della figlia Irene, che era affascinata dal Padule di Fucecchio, e troppo presto è mancata cinque anni fa, il conte Tony Alfano e la moglie Patrizia tengono da allora un evento culturale nella villa Poggi Banchieri, a Castelmartini. Un'occasione importante per rimarcare che questo bene naturale andrebbe salvaguardato meglio. L'ingresso è a invito. Collabora anche l'associazione culturale Il Ponte Mediceo, di Ponte a Cappiano.
Stavolta l'evento musicale ha avuto protagonista anche il fucecchiese Riccardo Donati, contrabbassista al Maggio musicale fiorentino. Il quale, con altri tre prime parti dell'orchestra del Maggio - il violinista Igor Polesitsky, nato a Kiev (la capitale e la maggiore città dell'Ucraina), il clarinettista palermitano Riccardo Crocilla, e il fisarmonicista triestino Francesco Furlanich - ha dato vita all'ensemble "Klezmerata Fiorentina". Creando una versione da concerto, della musica strumentale tradizionale degli ebrei dell'Ucraina. Molto coinvolgente, anche perché iniziata con una esecuzione dell'inno nazionale italiano "Fratelli d'Italia", che ha fatto scattare tutti in piedi e ha galvanizzato gli ascoltatori.
In effetti, è un genere di musica che piace, quasi sempre affascina, fa battere il piede, riporta al passato immaginario ed esotico di quel popolo, antico viaggiatore, che l'ha creata.
Ma il violinista Polesitsky, che è il fondatore del quartetto, intervallava l'esecuzione con aneddoti di vita vissuta.
«Kalin, il villaggio ebraico dove si sposarono i miei nonni nel 1924, è stato distrutto dai nazisti, così come sono stati sterminati tutti i suoi abitanti - ha raccontato mentre il tono di voce gli s'incrinava -. Il nostro programma rappresenta un tributo musicale alle vite, gioiose e dolorose allo stesso tempo, di questa gente. Molti dei pezzi interpretati durante questo concerto vennero realmente suonati a quel matrimonio».
Infatti, i brani musicali derivano proprio dal patrimonio familiare di Polesitsky. Che ha aggiunto, di volta in volta: «Lo stile esecutivo può essere definito come una musica da camera improvvisata, nella quale confluiscono da un lato l'inconfondibile linguaggio strumentale, i ritmi di danza e le melodie originali della tradizione dei klezmorim (la melodia che arriva alla mente, al cuore e all'anima), dall'altro la complessità di espressione, l'ampia gamma dinamica e l'elasticità del tempo della tradizione classica».
Il programma eseguito è stato una scoperta: poiché si basa sull'interpretazione della musica proveniente dalla frontiera meridionale dell'Ucraina. Estremamente vario ed eccitante, questo materiale è influenzato dalla tradizione balcanica, zigana, turca, ucraina, e naturalmente Yiddish. Le quali, tutte, hanno coabitato, nel corso dei secoli, su estesi territori lungo le coste del Mar Nero. «Non era musica popolare nel senso comune del termine - ha spiegato - quanto piuttosto musica strumentale creata ed eseguita da musicisti professionisti, che si guadagnavano da vivere esibendosi nelle feste, soprattutto matrimoni, e che tramandavano la loro arte, in maniera orale, di padre in figlio».
Essa ha successivamente trovato, fin dagli anni Settanta del secolo scorso, un'ampia diffusione, inizialmente negli Stati Uniti e poi anche in Europa, sulla scia del successo della musica etnica e del desiderio di recupero delle radici da parte degli emigrati. «Per me, però, è e resta un'altra cosa: la musica della mia famiglia, le vecchie melodie che nell'Ucraina della mia infanzia non si sentivano né alla radio o alla televisione, né nelle sale da concerto, ma solo nelle nostre case e durante le feste private. Erano le case e le feste dei sopravvissuti alla Catastrofe, dove la gente si ritrovava, schiacciata dalle sue perdite, incredula e felicissima di essere viva. E questa era la loro musica, miracolosamente sopravvissuta con loro». Polesitsky tace, suona, e ripensa che quando ballavano, quando cantavano quei canti stranamente orientali, riuscivano a trasmettergli il senso dell'immenso dolore, e nello stesso tempo dell'altrettanta immensa gioia, della vita. Messaggio ricevuto.
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