Meteo
Dal boom al declino delle confezioni Empoli va in scena
Martedì al via la stagione teatrale dell’Excelsior con lo spettacolo di Vania Pucci “Come eravamo”
EMPOLI. “Come eravamo” è lo spettacolo che andrà in scena martedì alle 21 al Teatro Excelsior di Empoli. Si tratta del debutto della nuova stagione teatrale, racconta la storia di Empoli e degli empolesi fra gli anni ’60 e ’80, produzione tutta empolese come la maggior parte degli attori e musicisti. Vania Pucci, presidente della compagnia Giallo Mare Minimal Teatro, che firma questo lavoro insieme a Alessandra Bedino, propone uno spettacolo che ha come protagonista la memoria recente della città di Empoli. E spiega i motivi che l’hanno spinta a lavorare in questa direzione.
Come è nato lo spettacolo?
«Nasce dalla mia voglia di lavoro sulla memoria. Dopo il primo spettacolo Lezioni di Geografia che aveva affrontato il periodo dal ‘45 al ’60 nella Valdelsa, ho ritenuto interessante lavorare su una storia recente ed ho iniziato a concentrarmi sulla mia memoria , ciò che ricordavo di quando ero piccola e poi quello che ho vissuto veramente. Con le mie colleghe Maria Teresa Delogu e Alessandra Bedino abbiamo intervistato alcuni protagonisti di quegli anni, ma anche persone “comuni” e con i loro racconti abbiamo capito i costumi dell’epoca. Dai piccoli e personali racconti di queste persone siamo arrivati alla Grande storia e ristudiarla è stato molto interessante perché quando la vivi non riesci ad esserne distaccato e a farne un’analisi critica»
Nella piccola storia che si incontra con la grande quale è il suo ricordo personale?
«Ce ne sono molti perché è proprio da questi che sono partita , due su tutti però: il caso Tuti e il funerale di Falco e Ceravolo e poi il rapimento di Moro , in entrambi i casi sgomento e paura. Lavorare sulla memoria recente è molto difficile perché ognuno ha in testa ancora la propria “versione dei fatti” e soprattutto per gli anni ’70 la percezione del clima ( la lotta armata, gli scioperi, le rivolte studentesche ) che si viveva è molto soggettiva, diversa se eri studente o operario, se eri giovane o anziano, se eri di destra o di sinistra o di estrema sinistra e quindi molto difficile raccontarla»
Cosa le manca di Empoli degli anni 70-80?
« Erano anni particolari, tristi ma anche meravigliosi , dove la partecipazione alla vita sociale e politica era considerata una condizioni essenziale con i miei coetanei pensavamo di cambiare il mondo e ce la mettevamo tutta in tutti i settori … la scuola, il lavoro, la cultura»
E’ stato difficile mettere insieme così tante persone?
«Molto anche perché mettere insieme giovani allievi e professionisti non è mai semplice, i tempi e le motivazioni sono diverse, poi coordinare musicisti ed attori è un’altra bella prova poiché si parte da due mondi diversi. Un esempio su tutti mettere d’accordo 50 persone per fissare le prove! Ma quando tutto funziona si scatena un’energia incredibile fatta di c inquanta cuori e cinquanta teste, una soddisfazione davvero impagabile»
Cosa si augura per questo spettacolo?
« Abbiamo fatto uno spettacolo popolare, che può essere visto da chiunque cercando di modulare la parte più ironica con quella più seria proprio per cercare un canale di comunicazione semplice che potesse arrivare a molte persone. Mi auguro che la città di Empoli lo consideri un regalo, perché così è nelle nostre intenzioni. E che sia visto da tanta gente perché senza il pubblico il teatro non esiste davvero».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
