Mille operai sottopagati nei campi per 6 euro l’ora
La denuncia arriva dalla Cgil e riguarda gli operai stagionali: «Gli imprenditori fanno risultare nel rendiconto dello stipendio un numero inferiore di giornate»
EMPOLI. Un esercito grigio, è quello degli operai avventizi impiegati in agricoltura che sono sottopagati. A lanciare l’allarme la Cgil. Sono migliaia i lavoratori dell'Empolese Valdelsa impiegati a tempo pieno in aziende agricole. I dati aggiornati al dicembre dello scorso anno parlano di 2.019 imprese attive nel circondario in questo settore, piú dell'11% del totale. Quando arriva il tempo di raccogliere i frutti delle proprie fatiche (siano essi olive piuttosto che uva, mele o pomodori), a questo esercito di lavoratori se ne affianca un altro altrettanto nutrito: quello degli avventizi. I quasi tremila contratti a tempo determinato avviati nell'ambito dell'agricoltura nel corso del 2011 rappresentano una sorta di censimento di questi lavoratori stagionali che, per alleviare le difficoltá della disoccupazione, della cassa integrazione o magari per arrotondare la pensione d'anzianitá, prestano volentieri la propria forza lavoro nei campi del circondario quando ne hanno l'occasione.
Ció che questi dati non raccontano è peró che dietro a poco meno di un terzo di questi contratti si cela un ricatto, o meglio, lo sfruttamento di chi non si sente nella condizione di poter far valere i propri diritti. Quasi mille lavoratori stagionali percepiscono stipendi “in grigio”, tecnicamente regolari ma di fatto sensibilmente piú bassi di quelli dovuti. A descrivere il fenomeno è la Flai Cgil dell'Empolese Valdelsa, quel ramo che tutela i lavoratori agricoli e quelli dell'industria di trasformazione alimentare. «C'è un problema serissimo sul quale si deve far luce – ha detto il responsabile della Flai Cgil Francesco Baccanelli – Con l'avanzare della crisi economica sempre piú proprietari di piccole aziende agricole, che non ce la fanno ad occuparsi da soli dei propri campi, decidono di affittare i propri terreni a dei terzisti. Questi ultimi sono normalmente titolari di grosse aziende agricole che arrivano nei terreni affittati con le proprie squadre di lavoratori e li coltivano. Il problema è che, agli avventizi reclutati, questi imprenditori danno spesso compensi ampiamente al di sotto della tariffazione minima prevista per questo tipo di mansione che è di circa nove euro l'ora».
Il meccanismo che consente a questi terzisti di sottopagare i lavoratori senza essere scoperti è molto semplice: gli imprenditori fanno risultare nelle buste paga un numero inferiore di ore di lavoro rispetto a quelle effettivamente svolte e pagano questo ammontare di ore fittizie secondo la tariffazione legittima. Succede quindi che lavoratori che hanno svolto pesanti mansioni nei campi per cento ore e che avrebbero quindi diritto a novecento euro, si ritrovino in busta soltanto seicento euro per un totale di sessantasei ore registrate. In questo modo il dipendente risulta essere stato pagato nove euro l'ora ma di fatto la tariffa è stata soltanto di sei euro.
Secondo le stime dell'esperto della Cgil questo meccanismo si innesca ormai nel 30% dei casi, quasi uno su tre, ma le denunce sono ancora pochissime. «Crescono le segnalazioni – racconta Francesco Baccanelli – arrivano qui quando sono disperati perché magari, per colpa di questo meccanismo, non risultano avere le giornate di lavoro necessarie per poter chiedere la disoccupazione. Pochissimi peró sono quelli che denunciano». Un fenomeno questo che investe immigrati ma anche sempre più italiani.
Veronica Potenza
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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