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Il Tirreno a Empoli, 25 anni al servizio del circondario

di Riccardo Cardellicchio
Il Tirreno a Empoli, 25 anni al servizio del circondario

Ecco le tappe che hanno segnato il radicamento del nostro quotidiano

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EMPOLI. Capita che a uno… capiti di mettersi a pensare al passato, con una punta di nostalgia, soprattutto se hai una certa età, più passato che futuro, e di scoprire, sì scoprire, che ora fanno 25 anni che Il Tirreno è su Empoli. Prima redazione in via Del Papa, all'inizio, sopra il ristorante, finestre anche su via Roma.

Un’idea antica. L'idea era vecchia, dell'inizio degli anni Ottanta. Sondaggi, ricognizioni, contatti. Ogni tanto c'era la fiammata, sembrava che fosse cosa fatta, poi subentrava il silenzio. Assoluto. Quando ne parlavi ai colleghi, facevano tanto d'occhi. E fioccavano le obiezioni. Una su tutte: «Il Tirreno è giornale della costa. Nell'Empolese, sarebbe un corpo estraneo». Inutile obiettare che la testata non era completamente nuova per la città. In passato, aveva avuto una redazione… «Il passato è passato. Eppoi, se avesse avuto successo, non se ne sarebbe andato».

In primis fu Fucecchio. Difficile, se non impossibile, raccontare la storia di quella presenza e della sua fine. Allora veniva buono ricordare l’entrata a Fucecchio: unico comune in provincia di Firenze, in cui Il Tirreno si era spinto con un certo successo. La cronaca era iniziata nel 1978, col passaggio d’editore: l'ingresso di Caracciolo, quindi l'ingresso del quotidiano livornese nel gruppo “La Repubblica-L'Espresso”. Ingresso che ne aveva scongiurato la chiusura da parte dell’editore Monti: lo stesso della concorrenza. Il quale non aveva alcun interesse a mantenere due quotidiani con utenza identica. E il più piccolo, e il più povero, era destinato a soccombere, i giornalisti e i poligrafici a casa. Un pezzo di democrazia che se ne andava. Sì, perché a ogni chiusura di giornale, la democrazia subisce un colpo. Nel rilancio, con la ripresa della vecchia testata (Il Tirreno) al posto di quella usata negli ultimi anni (Il Telegrafo), energie economiche nuove, serie, era cominciata una nuova stagione, con ben altri obiettivi: consolidamento sulla costa e conquista di nuovi spazi. Obiezione, immancabile: «Sì, ma Fucecchio, allora, faceva parte, prima del comprensorio del cuoio, poi dell’associazione intercomunale del Valdarno Inferiore, che teneva insieme, collante l’attività conciaria con annessi e connessi, i comuni di San Miniato, Castelfranco di Sotto, Montopoli, Santa Croce e Santa Maria a Monte. Per di più, la sede del comprensorio eppoi dell’associazione intercomunale erano a Fucecchio. Aveva un senso includerlo nelle cronache della provincia di Pisa. Tra l’altro, si voleva, con l’associazione intercomunale superare le Province tradizionali, in modo ben diverso da come sta avvenendo oggi». Controbiezione: «Se non bastasse, da qui si va al mare in Versilia e sulla costa pisana e livornese, sicché la testata non risulterebbe sconosciuta anche a chi non sapesse del passato». Risatina di scherno e messa in campo di un altro argomento sconsigliante: «L'Empolese e la Valdelsa hanno un tipo d'economia lontana da quella della zona confinante». Nella spinta avversa, s'andava ben al di là del vero. Infatti, soprattutto nell'Empolese, cominciava a esserci sempre più abbigliamento e sempre meno vetro. Quindi, niente d'estraneo a calzaturifici e concerie, anche loro inclusi nel settore.

Un territorio omogeneo. Poi, uno studio della giunta regionale dellaToscana sulle linee del programma regionale di sviluppo economico, pubblicato nel marzo 1973, sezionava la Toscana in linee omogenee. E l'Empolese era incluso nella Zona N, denominata Valdelsa. Direttrici: la trasversale Volterrana e quella del Basso e Medio Valdarno. Comuni interessati: da Radicondoli a Casole d'Elsa, da Colle Valdelsa a Poggibonsi, da San Gimignano a Capraia e Limite, da Castelfiorentino a Cerreto, da Certaldo a Empoli, da Fucecchio a Gambassi, da Montaione a Montelupo, da Montespertoli a Vinci, da Barberino Valdelsa a Castelfranco, da Montopoli a San Miniato, da Santa Croce a Santa Maria a Monte. Per far capire l'importanza di questo studio, non svelo niente d'eccezionale raccontando che, nel 1974, vi erano state alcune riunioni con l'obiettivo d'approfondire l'argomento e dare vita, tra l'altro, a una pubblicazione che interessasse la “linea”. Promotore l'allora Pci.

Un solo quotidiano non basta. Non era il solo partito a sentire l'anomalia della situazione: l'informazione locale affidata a un quotidiano soltanto. Ma un po' tutti. Anche il mondo sindacale e quello imprenditoriale avevano mostrato qualche nervosismo. Per non parlare dello sport, in particolare le discipline minori, che si sentivano penalizzate. Il discorso - si puntava a un settimanale - era rimasto in sospeso, dal momento che le tecnologie, allora, non erano avanzate e i costi risultavano quasi proibitivi per un’impresa di dimensioni piccole. Eppoi - da non trascurare - stavano incombendo radio e tv private, giudicate più appetibili, e di minori costi di gestione, per arrivare a un pubblico più vasto. Tutta colpa degli indici di lettura contrapposti a quelli d'ascolto, e risultati perdenti.

Via all’avventura. A dare manforte a questa linea di programma arriverà, nel 1988, lo studio “Economia e società in Bassa Valdelsa: sviluppo e crisi”, di Alfiero Falorni, pubblicato da Angeli per conto dell'Irpet e dell'Associazione Intercomunale Bassa Valdelsa. In esso, si parla di chiusura a monte (verso Signa) e di continuità territoriale a valle (verso Fucecchio e Santa Croce). Vinse la parte che era per l'invasione, per il superamento del confine, per il grimaldello nella riserva, che la concorrenza riteneva inviolabile. Per l'avventura. Perché di una vera e propria avventura si trattava, con tanta gente - troppa - sulla sponda del fiume. Anzi, dei fiumi, visto che ne esistono più di uno, e importanti. In attesa.

Il miracolo azzurro. Il Tirreno approda a Empoli, di questi giorni 25 anni fa, in un momento particolare. Da una parte, in campo sportivo, c'è grande euforia: l'Empoli, per il secondo anno consecutivo, è in serie A. È additato come evento eccezionale: una città che non è capoluogo di provincia, che non raggiunge i 50mila abitanti, ecco, riesce a mantenersi nella massima serie, a tenere i piedi sul palcoscenico più importante. Del calcio nazionale. Lo stadio, il Castellani, a lungo testimone di partite della serie C, negli incontri casalinghi, ora è zipillo. Gli sportivi arrivano da tutte le parti della Toscana, per le partite di cartello. Ed Empoli è facilmente raggiungibile, anche in treno, per i tifosi delle squadre avversarie. L'effetto positivo sulla città e l'area, e le loro attività, è notevole. Sì, il pallone, se ben gestito, può arrivare a tanto.

L’economia che cambia. Ecco l'altro aspetto che si trova ad affrontare Il Tirreno. È in atto una trasformazione: sempre meno vetro, consegnato ora - con tutta la sua storia - a un museo, e sempre più abbigliamento. Le famose confezioni, con numerose vicende alle spalle: modelli che fanno tendenza, che superano i confini nazionali. Che, come il trench, segnano un’epoca. Quelle confezioni che, negli anni, dovranno fare i conti con le tecnologie avanzate, la figura dell'artigiano di genio messa da parte dall'arrivo del manager.

L’idea del circondario. Voglio chiudere con un evento: un fiore all'occhiello. L'intervista con Varis Rossi, allora sindaco, che buttò il seme per il Circondario Empolese Valdelsa. Un'idea capace di togliere gli enti locali dall'isolamento. Era il 1990.

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