Il presidio
Il contratto trappola scatta con un sì detto al telefono
In aumento nel circondario le segnalazioni di casi di marketing scorretto: dall’inizio dell’anno almeno trecento vittime, perlopiù pensionati
EMPOLI. A volte, durante una conversazione, capita di dire sì inconsapevolmente o perché si ha fretta (e si vuol concludere l’argomento in discussione) o, come dire, “ho capito andiamo avanti”. Ma per telefono bisogna fare molto attenzione a pronunciare questa parola. Gli uffici delle associazioni dei consumatori di zona sono pieni di persone, soprattutto anziane, che hanno detto un sì di troppo e si sono trovati a pagare un servizio che non volevano.
Sono circa 300 gli utenti che, con l’aiuto delle associazioni dei consumatori, hanno avviato pratiche per recedere da contratti ad adesione vocale e tornare alle compagnie che, pur non sapendolo, avevano abbandonato. Siamo nel terreno della telefonia e dell’energia. Non solo: anche un avvocato di Empoli racconta di avere avuto di recente nello studio decine di anziani con lo stesso problema. In pratica, attraverso il telemarketing e i call center, le compagnie fanno sottoscrivere contratti trappola senza che l’utente, dall’altra parte della cornetta (perché in genere le conversazioni sono su numeri fissi), si renda conto di quello che accade. «Una pratica scorretta», secondo le associazioni di consumatori, che è in aumento negli ultimi tempi e che però non è illegale. «L’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) - spiega Giuseppe Minigrilli di Federconsumatori - ha ritenuto accettabile la registrazione telefonica. E quindi a noi non è restato altro che fare dei volantini per spiegare come ci si deve comportare quando dall’altra parte presentano una proposta commerciale: mai dire sì e mai dare il codice utente del contratto già in essere».
D’altra parte, come spiega Pietro Moretti di Aduc «per il codice civile i contratti con forma scritta sono obbligatori solo per le assicurazioni o gli immobili. Secondo il codice del consumo, poi, il contratto dovrebbe essere inviato a chi lo sottoscrive “su supporto duraturo”. Ma, se non viene inviato come in generale accade, le multe che le aziende rischiano dall’Antitrust sono di poca consistenza».
Per cui a casa arriva direttamente la prima bolletta da pagare con la cancellazione già effettuata del contratto precedente. Moretti va avanti: «Purtroppo - spiega il referente dell’Aduc - nei call center le persone vengono pagate rispetto a quanti contratti riescono a vendere». Da questo contesto nascono le code nelle associazioni dei consumatori di zona, Aduc, Federconsumatori e Aeci (Associazione europea consumatori indipendenti) e negli uffici legali. Una volta che il contratto è partito, è complicato venirne fuori. «Non è possibile dimostrare che quel consenso non c’era - spiega Moretti - perché non è possibile avere le registrazioni. E poi, a volte ,le compagnie hanno scaricato addosso ai giovani precari del call center la responsabilità. Per cui l’unica strada è quella di presentare una contestazione attraverso una raccomandata».
Nella maggior parte dei casi, secondo sia Federconsumatori che Aduc, le compagnie accettano di cancellare il nuovo contratto e mettono in condizione gli utenti di ritornare alle condizioni che avevano in precedenza. «Altrimenti - aggiunge Minigrilli - si fa un tentativo di conciliazione».
Dunque, se va bene e la compagnia accetta il reclamo, l’utente se la cava (dopo varie peripezie) con il pagamento di 30 euro e 22 centesimi per esercitare il recesso.
Lucia Aterini
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