Il presidio
Usciana in secca l’ossigenazione la paga il Comune
In base a un progetto di quasi trent’anni fa tocca al sindaco finanziare gli interventi anti-siccità del Consorzio di bonifica
FUCECCHIO. È giusto che il Comune di Fucecchio debba corrispondere seimila euro al Consorzio di Bonifica del Padule per l’ossigenazione del canale Usciana o debba invece essere il Consorzio stesso a provvedervi, considerato che ogni anno i cittadini dei 21 comuni che ne fanno parte versano un contributo il cui scopo è anche quello di finanziare gli interventi manutentivi nella vasta zona umida e relativi canali?
La domanda sorge spontanea dalla lettura della determinazione del dirigente responsabile del settore assetto del territorio pubblicata all'albo pretorio nei giorni scorsi con la quale l'ente di piazza Amendola ha deciso di impegnare la suddetta somma a favore del Consorzio di Bonifica del Padule. Una somma non esorbitante, ma in un periodo di limitazione di spese per gli enti locali potrebbe essere risparmiata e stornata in altri settori, ad esempio la scuola o il sociale.
La corresponsione della suddetta quota è di sicuro un atto legittimo, oltre che necessario, viste le condizioni del canale. Non sempre però ciò che è legittimo è per forza anche giusto. Ma perché, viene da chiedersi, devono essere i Comuni a pagare questa spesa aggiuntiva quando i cittadini dell’area gestita dal Consorzio di Bonifica pagano già annualmente il tributo previsto per legge?
Per trovare una risposta alla domanda occorre fare qualche passo indietro. In particolare a metà degli anni '80 quando la Regione quale contromisura ai periodi di siccità predispose un progetto per l'ossigenazione forzata del canale Usciana e del padule. In base a quel progetto vennero installati nel territorio fucecchiese due specifici impianti lungo il Canale Usciana a Torre e in via Porto allo Stillo, chiamati appunto ossigenatori, la cui manutenzione venne affidata alla Provincia di Pistoia, poi delegata al Consorzio di Bonifica del Padule, con relativi costi a carico dei Comuni interessati. Negli ultimi anni si sono verificate le condizioni di carenza idrica che hanno indotto il Consorzio a formulare la proposta, approvata dai Comuni, di riattivare alcuni degli impianti che permettono di mantenere, su livelli biologicamente compatibili, la quantità d'ossigeno presente nell'acqua nei periodi di siccità.
Lo scorso giugno in piazza Amendola è arrivata la notula con la spesa per la propria quota di compartecipazione che ammonta a 6mila euro. Ciò in virtù di un accordo stipulato a suo tempo, nell'anno 1986, tra il Consorzio di Bonifica del Padule e i 21 Comuni dislocati lungo il bacino imbrifero. Gli accordi però possono anche essere rivisti, in particolare se nel frattempo determinate situazioni sono cambiate. In più di una quarto di secolo, grazie alla tecnologia, il Consorzio di Bonifica del Padule ha acquisito una maggiore e più solida autonomia finanziaria. Oggi quasi tutti i cittadini le cui abitazioni o terreni si trovano nel suo bacino idrografico di utenza di circa 57.000 ettari ricadente nelle Province di Pistoia, Pisa, Lucca e Firenze corrispondono il relativo tributo.
Il Consorzio può quindi contare su entrate certe, i Comuni invece devono fare i conti con i contributi statali diminuiti ed i tagli alla spesa pubblica. In questo periodo di recessione nel quale sono state annunciate difficoltà a reperire persino i fondi per il riscaldamento delle aule scolastiche, risparmiare seimila euro da impegnare, in caso di necessità, in altri settori forse è proposta da non sottovalutare.
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