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LE ANALISI AMBIENTALI

Impossibile (finora) stabilire la causa di questo fenomeno

Impossibile (finora) stabilire la causa di questo fenomeno

EMPOLI. A provocare le leucemie possono essere fattori diversi, di ordine ambientale, biologico, genetico e comportamentale che spesso agiscono in concomitanza e in sinergia. È per questo, come hanno...

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EMPOLI. A provocare le leucemie possono essere fattori diversi, di ordine ambientale, biologico, genetico e comportamentale che spesso agiscono in concomitanza e in sinergia. È per questo, come hanno spiegato il direttore dell’Igiene e sanità pubblica dell’Asl Gabriele Mazzoni e il direttore dell’unità operativa Ambiente e salute Maria Grazia Petronio davanti alla conferenza dei sindaci, che è difficile o impossibile l’individuazione della singola causa. Spesso - ha sottolineato - le patologie emergono dopo esposizioni molto lontane negli anni e pertanto difficili da ricostruire. Inoltre la mortalità non sempre è in linea con l’andamento della malattia (anzi a volte può anche aumentare mentre la malattia diminuisce di frequenza) potendo essere indicativa anche di un problema nelle cure disponibili.

Fatto sta che l’indagine dell’Asl, per quanto accurata, non è riuscita a stabilire quali sono stati i fattori che possono avere provocato il fenomeno rilevato a livello epidemiologico nell’Empolese Valdelsa e nel Valdarno Inferiore.

In tutte le aree analizzate è stata fatta una mappatura di alcuni fattori ambientali considerati più critici. In generale però - si legge nel rapporto dell’Asl - è stato rilevato che il numero delle postazioni radio tv, radio base e la presenza delle linee ad alta tensione è simile tra le aree dove è stato registrato un eccesso di tumori e quelle senza eccessi.

È stata poi puntata l’attenzione sul fattore traffico e smog ma anche qui non è stato possibile individuare dei dati interessanti.

Sono state effettuate analisi ambientali su fattori inquinanti che potevano avere una relazione con le patologie prese in considerazione (benzene, radiazioni non ionizzanti, solventi, pesticidi), con la raccolta dei dati disponibili indietro nel tempo e la loro elaborazione per i diversi comuni del territorio.

«Si è così fornito un profilo sulla situazione pregressa e su quella attuale e sui cambiamenti avvenuti negli anni - hanno spiegatoi ricercatori dell’Asl - mettendo in evidenza però una distribuzione eterogenea dei fattori di pressione indagati che sono presenti sia nei comuni e nelle microaree con eccessi di patologia che nei restanti, facendo escludere una causa comune ambientale».

Si è anche potuto escludere la presenza nelle aree analizzate di situazioni fuori norma e si è potuto riscontrare come - in particolare per benzene e solventi - la situazione sia andata via via sempre migliorando nel tempo.

Tutto inutile dunque? No tutt’altro. «Lo studio fatto - spiega l’Asl è un punto di partenza e non di arrivo, e gli strumenti utilizzati saranno utili per il monitoraggio di queste patologie e per eventuali ulteriori approfondimenti».

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