L’uomo che tenne prigioniero Mussolini fino alla Maddalena
Boldrini aveva 20 anni ed era agente di pubblica sicurezza Faceva sorveglianza 24 ore su 24 col timore di blitz fascisti
FUCECCHIO. Carlo Boldrini ha poco più di vent’anni, nel luglio 1943. E’ un agente di pubblica sicurezza, a Roma. Fa parte dello “Squadrone a cavallo”. Quando si sparge la notizia che Mussolini è stato messo al tappeto (25 luglio), si trova al ministero dell’Interno. Ha passato la notte in bianco e non vede l’ora di tornare in caserma. La gente, per le strade e le piazze, sembra impazzita. Ride, balla e abbatte le insegne del fascismo. Boldrini, fucecchiese doc, racconta quei giorni in “Pane e companatico (una vita dall’alba al tramonto)”, libro di memorie ancora inedito.
Riesce a raggiungere la caserma. Si sdraia sul letto. Ma, di lì da poco, ecco entrare un maresciallo. Sventola un ordine di servizio. E’ urgente. “Ma di cosa si tratta?”, chiede Boldrini. Il maresciallo si mantiene sul vago. Minimizza. Roba d’una decina di giorni. Fuori Roma. Mezz’ora dopo, Boldrini e il suo collega di camerata sono al comando. Con loro meraviglia, vengono armati di tutto punto: mitra, pistole, bombe a mano. E’ inutile che chiedano. Nessuno che risponda. A sirene spiegate, gli fanno raggiungere la caserma “Giulio Cesare”. E apprendono quel che devono fare. “Dovrete vigilare su Mussolini. Dovrete fare in modo che non fugga e che non gli accada niente”. A dar loro una mano, un reparto dei carabinieri.
Mussolini non ha più la “mascella volitiva”. E’ un uomo impaurito, vestito alla meglio. Un corteo interminabile di auto e mezzi dell’esercito raggiunge Gaeta. Prima un traghetto, poi un secondo. Destinazione l’isola di Ponza. Mussolini non vorrebbe sbarcare. Ha paura. Ha paura d’incontrare chi vi ha mandato al confino. Gente come Pietro Nenni e Ferruccio Parri. Lo rassicurano. Nessuno che abbia intenzione di fargli del male.
Un graduato prende Boldrini e il suo collega da una parte, ed è categorico: «Da questo momento risponderete dell’incolumità di Mussolini. Non dovrete mai rivolgergli la parola. Né dovrete rispondere alle sue domande. E dovrete guardarlo ventiquattr’ore su ventiquattro». «Siamo in mezzo a un gran bel pasticcio», dice Boldrini al collega. L’isola, dal giorno dopo, è meta di corrieri speciali. Arrivano da Roma: dal Ministero dell’Interno e dalla direzione generale della Pubblica Sicurezza. Sono note che raccomandano la massima attenzione. La situazione è delicata. Ci sarebbero gruppi di fascisti intenzionati a liberare Mussolini. Boldrini non è tranquillo. Nei giorni seguenti vede aumentare il nervosismo. Fino a quando – è l’8 agosto – non viene presa la decisione di cambiare aria. Arriva il “Phantere”, incrociatore d’origine francese. L’imbarco è rapido. Silenzio sulla destinazione. Mussolini dà l’impressione di gradire il trasferimento. «Ma dove andiamo?», chiede il collega a Boldrini. E Boldrini risponde con quel che orecchia: «C’è chi dice che si vada alle Baleari e chi alle Canarie. A dirtela tutta, non mancano quelli che sostengono che si raggiunga l’America». E’ un viaggio pieno d’incertezze. Basta un niente per far scattare l’allarme. Mentre sono lì a ipotizzare la destinazione, dal comando della Pubblica Sicurezza arriva la notizia (questa certa): «Entro un’ora sbarcherete all’isola della Maddalena, piazzaforte della Marina militare».
Nell’isola, prendono possesso di villa Weber, un inglese. E’ un edificio molto bello, com’è bello il parco che lo circonda. Mussolini viene rinchiuso in una stanza del primo piano. Boldrini e il suo collega non devono mollarlo un secondo. Sono costretti a stare sempre in casa, gli occhi fissi su Mussolini. Al loro sostentamento, provvede la Marina militare. I pasti – dice Boldrini – sono abbondanti e di prim’ordine. Inoltre, tre ufficiali medici vengono alla villa tre volte il giorno. Preoccupano le condizioni di salute di Mussolini. La sua ulcera è peggiorata ed è in depressione. Le notizie, che arrivano da Roma, sono sempre allarmanti. Al punto, che la Maddalena viene giudicata non più sicura. E’ necessario un altro trasferimento. All’alba, Mussolini è accompagnato al porto, dov’è un idrovolante. Boldrini e il collega tirano un sospiro di sollievo. Mussolini non è più affare loro.
Riccardo Cardellicchio
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