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Grazie a don Cristiano San Martino diventa centro d’accoglienza
Disponibili 14 posti letto e una sala riunioni per 30 persone Il progetto per il restauro (necessario e urgente) è del 2001
LIMITE. L’abbazia di San Martino in Campo, nel territorio di Capraia e Limite, in diocesi di Pistoia, è facilmente raggiungibile da Artimino, meno facilmente, ironia della sorte, dal territorio comunale d’appartenenza. Il complesso ha una storia antichissima. Basti pensare che già nel 1057 abbiamo notizia di un vescovo Martino, il quale istituì il “Monastero di San Martino in luogo detto casa Nova”. Nel secolo successivo, l’abbazia con monastero di San Martino in Campo s’identifica col confine meridionale del territorio del distretto pistoiese. Il monastero, per la giurisdizione religiosa, era sottoposto alla pieve di San Leonardo ad Artimino. Il convento è registrato nelle visite pastorali dei vescovi pistoiesi a partire da quella del 1383, ed è indicato generalmente come “Abbazia di San Martino in Campo dell’ordine agostiniano”.
Soppressi il monastero e l’abbazia, il complesso passò nel 1592 all’Ospedale degli Innocenti di Firenze. Ma il complesso, immerso nel silenzio e nella quiete dei boschi del Montalbano, è balzato di recente agli onori della cronaca per altri motivi. La notizia è di quelle che fanno tirare un sospiro di sollievo. Dopo anni di lavori, scongiurati i pericoli di crollo, l’abbazia di San Martino in Campo, tornata a nuovo splendore, attende l’ultimo sforzo; per il completamento dei restauri degli annessi dell’attiguo convento, è stato necessario contrarre un mutuo di 200mila euro, e ora le rate si susseguono inesorabili.
Il progetto di restauro del complesso, costituito dall’abbazia e dal convento, fu realizzato nel 2001. Negli anni precedenti, si erano aperte pericolose e preoccupanti crepe nelle strutture, che denotavano fenomeni di cedimento strutturale in atto. L’indagine geologica evidenziò che, negli strati di terreno sotto l’abbazia, era come se scorresse un fiume d’acqua, e i terreni argillosi, su cui era fondata, favorivano alternativamente l’innalzamento e l’abbassamento delle strutture; tale oscillazione aveva causato le fenditure, che avevano interessato il convento, l’abbazia e il chiostro interno. Il progetto di recupero prevedeva interventi per circa un milione di euro. In una parrocchia di 17 anime, questa cifra sembrò astronomica. A quel punto, entrò in gioco un giovane parroco, innamorato dell’abbazia e affascinato dalla spiritualità e dal raccoglimento evocati dal luogo; quel parroco era don Cristiano D’Angelo, titolare della parrocchia di Bonistallo, a Poggio a Caiano. In breve tempo, guidato dalla volontà e da uno spirito tenace, riuscì a far muovere idee e persone per salvare l’abbazia e il convento di San Martino in Campo; miracolosamente iniziò il restauro. E arrivarono anche tanti soldi, grazie ai consistenti contributi dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, furono consolidate le fondazioni dell’abbazia e del convento e vennero risistemati quasi tutti i tetti. Poi arrivarono anche i contributi dei privati, e fu attivato con discreto successo il canale del 5 per mille, tuttora attivo.
Domenica 5 luglio 2009, fu un grande giorno per San Martino, quello dell’inaugurazione della parte più consistente del restauro. Furono inaugurati i lavori di restauro alla chiesa, alla parte centrale del convento, all’appartamento sul chiostro. Dallo spazio ex conventuale sono state ricavate 7 camere, tutte dotate di bagno privato, e altre 5 sono le camere da recuperare. Attualmente, la struttura ha una capacità d’accoglienza di 14 posti letto e mette a disposizione una sala riunioni di 30 posti per ospitare ritiri spirituali, convegni o seminari di studio e aggiornamento su tematiche legate alla spiritualità e alla religione.
Don Cristiano punta a far diventare l’abbazia «un centro d’accoglienza, uno spazio aperto per ospitare gruppi parrocchiali e persone in ricerca, studenti e studiosi delle Sacre Scritture, partecipanti a corsi di formazione magari in accordo con università e facoltà teologiche». Il luogo «può davvero - prosegue don Cristiano - essere un utile spazio di sosta e riflessione, di preghiera e ripartenza per uomini e donne affaticati dalle tensioni della vita contemporanea».
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