Il Tirreno

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I ponti storici di Fucecchio da Bonfiglio a Cosimo Medici

di Riccardo Cardellicchio
I ponti storici di Fucecchio da Bonfiglio a Cosimo Medici

La prima struttura sull’Arno nacque al guado del cigno lungo la Francigena

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FUCECCHIO. Fucecchio, con il secondo sull’Arno (che sarà inaugurato domani a San Pierino), ora ha tre ponti importanti. Continua, insomma, una storia significativa. Ne parliamo con Alberto Malvolti, storico, presidente della Fondazione Montanelli Bassi.

È vero che il primo ponte a Fucecchio, sull'Arno, è stato quello chiamato di Bonfiglio?

«Non ci sono dubbi. È documentato dal 1002, pochi anni dopo la fondazione del monastero di San Salvatore e quasi contestualmente alla costruzione del castello di Salamarzana, da parte dei conti Cadolingi. Dunque, il ponte, il monastero e il castello, intorno al Mille, segnano le origini di Fucecchio».

Come e di cos'era fatto?

«Quasi certamente era di legno, ma è impossibile dire come era fatto, poiché non ne è tramandata alcuna immagine e i documenti - che sono molti - ci dicono soltanto che era situato nelle immediate adiacenze di un porto fluviale e del villaggio di Borgonuovo, dove si trovava anche l'abbazia di San Salvatore».

Dov'era?

«Si è cercato d'individuare il luogo in cui si trovava Borgonuovo e quindi il ponte e il monastero, senza arrivare a dati certi. Gli storici antichi identificavano Borgonuovo con la località Fucecchiello, che ci porterebbe piuttosto lontani dall’attuale ponte. Secondo Egisto Lotti, si sarebbe trovato in prossimità dell'attuale chiesa delle Vedute, ma nessun documento ci dà risposte esaurienti. Occorre notare che l'Arno ha cambiato letto più volte: un "Arno morto", ossia un braccio dell'Arno già interrato nel Medioevo, è documentato nel Trecento in corrispondenza con gli attuali confini tra San Miniato e Fucecchio, poco oltre San Pierino. Un altro ramo del fiume, a quanto sembra, scorreva più vicino al centro di Fucecchio, tra Medioevo ed età moderna. Le prime piante, che risalgono al Cinquecento, ci dicono con certezza che le "pile antiche" di un ponte, allora in rovina, erano situate tra l'attuale istituto Arturo Checchi e la buca del Palio. Ma non erano i resti del ponte di Bonfiglio, bensì di uno dei tanti ponti costruiti dopo il 1106, quando un'alluvione dell'Arno aveva distrutto il passaggio fatto costruire dai conti Cadolingi. Di successivi ponti, abbiamo notizie nel terzo decennio del XII secolo e poi nel 1175, quando il Vescovo di Lucca di passaggio a Fucecchio per recarsi a Roma, benedì il luogo dove si andava costruendo un nuovo ponte, dopo che il vecchio era andato distrutto a causa di un'alluvione. Più tardi, nel 1244, l'imperatore Federico II ordinò al Maestro dell'ospedale d'Altopascio di costruire a Fucecchio un nuovo ponte di pietra. Tra la fine del XIII secolo e il Trecento, il ponte risulta fortificato con due torri ed è sorvegliato a cura del Comune di Fucecchio. Probabilmente, le "pile antiche", di cui parlano le carte del Cinquecento, appartenevano a questo ponte, poiché nel Quattrocento sembra che si attraversasse l'Arno soltanto per nave, ossia con un traghetto».

Perché non ci sono più tracce?

«Le ripetute alluvioni, i diversi cambiamenti di corso del fiume e le colmate naturali (l’innalzamento del letto del fiume e delle aree circostanti causato dal deposito dei detriti portati dalle acque) e, in seguito, i lavori di drenaggio, da parte di draghe, hanno modificato profondamente l'assetto dell'Arno e delle campagne circostanti, cancellando i resti dei successivi ponti che, nel tempo, consentirono il superamento del fiume a chi percorreva la Via Francigena».

La via Francigena, nel Medioevo, vera e propria arteria da e per Roma. Ma si attesero secoli prima di fare un altro ponte, di muratura, solido. Perché?

«Dopo la crisi della metà del XIV secolo, determinata da guerre e pestilenze, Fucecchio si era impoverito di popolazione e di risorse, mentre i traffici lungo la strada Romea si erano assottigliati, anche a causa dello spostamento della sede pontificia ad Avignone e alla creazione di percorsi alternativi. Evidentemente, per lungo tempo, si preferì affidarsi al traghetto. Solo dopo la metà dell’Ottocento fu realizzato un nuovo ponte. Ma, ormai, di ponti sull'Arno tra Pisa e Firenze, ce n’erano molti».

È vero che a un certo punto fu l'unico tra Firenze e Pisa?

«Era l’unico, tra Firenze e Pisa, nell’XI secolo. Logico, se pensiamo che era stato costruito per agevolare il transito lungo la via Francigena, che proprio a Fucecchio doveva superare l’Arno. Il luogo in cui edificare il ponte era stato scelto perché qui c’era già un guado, Vadocigni (il guado del cigno), documentato poco prima del Mille».

Il guado del cigno. Bell'immagine...

«Esisteva da tempo immemorabile. Ma nessun ponte riusciva a resistere a lungo. Si era convinti che fosse il diavolo a provocarne la caduta. Sarebbe stato Bonfiglio, con la sua astuzia, a ingannare il demonio e a indurlo a consentirgli di costruire un ponte stabile e duraturo, promettendogli in cambio un'anima innocente e consegnandogli, invece, una volta ottenuto ciò che voleva, un gatto avvolto nelle fasce. Il diavolo, infuriato, cercò di mettere le unghie su Bonfiglio, ma non poté raggiungerlo, perché era arrivato al Capocroce (incrocio che, essendo appunto a forma di croce, era un impedimento per il demonio). Qui, in seguito, fu costruita una chiesa detta di Santa Maria al Porto d'Arno. Vorrei confrontare alcuni elementi del racconto coi dati che ci vengono dai documenti. A parte il nome di Bonfiglio, effettivamente attribuito al ponte che esisteva almeno fino dal Mille, c'è il riferimento alla chiesa di Santa Maria, che trova un ben preciso riscontro. Nella seduta del 3 settembre 1330, infatti, il consiglio del Comune deliberava all'unanimità di costruire una chiesa a forma di padiglione, presso il capo del ponte sull'Arno, nel luogo detto "Trebbiaccio", dove ogni anno, in agosto, nel giorno consacrato alla Vergine, si teneva una funzione sacra».

Fucecchio aveva, e ha, anche un altro ponte importante, a Cappiano, sul canale Usciana (Gusciana, in antico), emissario del Padule. Perché si dice opera del Sangallo?

«Dispiace che si continui a perpetuare l'inesattezza riportata nel vecchio Dizionario Storico Geografico del Repetti che, senza colpa, attribuisce appunto al Sangallo la realizzazione del ponte mediceo di Cappiano. In realtà, come ho potuto dimostrare diversi anni fa, quel ponte, una delle più interessanti architetture toscane del Cinquecento, è da attribuire a un'équipe di tutto rispetto, formata da David Fortini, dal Tribolo e da altri architetti che agivano su mandato e precise indicazioni di Cosimo de' Medici, più volte presente a Cappiano per scegliere la soluzione più conveniente riguardo ai problemi del Padule di Fucecchio, allora lago. Fu Cosimo a mostrare ai suoi architetti disegni e “modelli”, che indicavano come doveva essere realizzato quel ponte. Un ponte mediceo a pieno titolo, dunque. Aggiungo che, fino a tutto il Medioevo, e anche oltre, la Gusciana, oggi ridotta a canale, era un vero e proprio fiume. Anche qui, almeno fin dai primi anni dell'XI secolo, esisteva un ponte che nel Duecento risulta fortificato».

Il Repetti tratto in inganno?

«Il Repetti si lasciò ingannare da due documenti che risalivano rispettivamente al 1508 e al 1530, in cui si parla di interventi di Antonio e poi di Francesco da Sangallo per Cappiano. In realtà, si trattava di semplici restauri, mentre l'inizio della ricostruzione del ponte, con la pescaia, il loggiato, il mulino e le torri, risale al 1549, quando Cosimo I rivolle il lago».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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