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Le nozze d’argento all’ombra di Boccaccio dell’Oranona teatro
Il Laboratorio certaldese propone spettacoli sobri e ruspanti Nel 1987 i primi passi con il Laboratorio di arti visive
CERTALDO. Nel tentativo di mettere ordine tra carte e libri (impresa quasi impossibile), sono spuntati tre fogli, datati gennaio 1997 e redatti (due) con una macchina per scrivere. Titolo “San Vivaldo”. Soggetto per una rappresentazione sacra. Da svolgere in due spazi diversi. Uno, davanti alla cappella dello Spasimo. L'altro, della Scala Santa.
La storia, in estrema sintesi e senza le note registiche. Un giovane servo è incaricato dal suo padrone d'effettuare un pellegrinaggio a Gerusalemme, portando con sé un piatto d'oro, che può essergli utile per avere di che vivere. Non ne capisce bene il motivo, ma si mette in viaggio. Incontra alcuni pellegrini, poi una donna che fila la lana, infine i briganti. Questi ultimi lo raggirano, lo derubano e l'ammazzano. Il suo padrone, giunto sul luogo per altri motivi, capisce d'essere responsabile della morte del servo. E, invece di punire i colpevoli, lascia loro il piatto d'oro, cui aggiunge la sua veste molto ricca. Che sostituisce con i panni (poveri) del servo. E prosegue il pellegrinaggio. Un angelo invita gli spettatori a seguirlo. L'uomo va verso la grande chiesa. Raggiunge il prato, dove trova una tavola imbandita. Quindi c'è l'invito, rivolto a tutti, a sedersi per dare vita a un'agape. «Quest’ultima parte dovrà suggerire l'atmosfera di una Gerusalemme celeste, anche con l'aiuto di canti dal vivo». Il padrone convertito, a un certo punto, sparisce tra gli alberi, nella "selva", facendo immaginare che è deciso a portare a termine il pellegrinaggio».
La firma è quella di Carlo Romiti, pittore noto, appassionato di teatro. Sotto, a mano, due annotazioni. La prima: iniziativa patrocinata dalla Regione nell'ambito del progetto "La Toscana nel Medioevo. La via Francigena". La seconda: frutto della collaborazione dei Comuni di Montaione e Certaldo. Il terzo foglio fa riferimento al “Laboratorio teatrale di Certaldo”, guidato da Carlo Romiti e formato da una trentina di persone. Nato nel 1987, nell'ambito del "Progetto Giovani", in seguito diventa "L’Oranona teatro", in omaggio a Giovanni Boccaccio e a uno dei suoi personaggi, fra' Cipolla, che alle tre del pomeriggio (l'ora nona, appunto) convoca la gente per mostrare la penna dell'arcangelo Gabbriello. È lo stesso Carlo Romiti, a una mia domanda, a chiarire il “mistero” del dattiloscritto ritrovato da me. In pratica, è lo spettacolo “Io sono un pellegrin che vo cercando”. «Fu pensato e realizzato per il Sacro Monte di San Vivaldo nel 1997. Andò in scena il 3 e 4 luglio, con il sostegno della Commissione europea nel quadro del programma Caleidoscopio-stazioni del teatro, alla ricerca di un teatro vivente lungo gli antichi tracciati d'Europa. Uno spettacolo che richiese un gran numero di attori e cantanti, oltre che un notevole apparato scenico». Fu ripreso dal TG1, per uno speciale sulla via Francigena. Da questo spettacolo deriva “Po' me n'andai a Monte Calvaro”, rappresentato a San Vivaldo nel 2010 e che, con alcune varianti, andrà in scena a Santa Maria a Chianni, di Gambassi, il 24 giugno. Precisa, Romiti: «Vengono mantenuti i brani di Nicolò da Poggibonsi, di Gaugello Gaugelli e dello spasimo della Madonna, narrato da Nicodemo. I brani musicali sono tratti da canzoni popolari e medievali del ’300-’400. Lo spettacolo è breve e intenso. E sarà rappresentato nel cortile della canonica con gli spettatori vicinissimi alla scena». Ne ha fatta, di strada, questa idea di teatro, in venticinque anni.
«L'Oranona – si mette in risalto – non è né filodrammatica né compagnia di giro, né dopolavoro né postazione d'avanguardia». È una scelta atipica, nata intorno alla figura di Romiti. È un teatro che non si trova tra i palchetti e i velluti rossi, ma nella chiesa sconsacrata, nel giardino, nel chiostro. C'è il sostegno del Comune nell'ambito dell'Associazione Polis. Tre, le regole: divertirsi, divertire e dare un messaggio. Gli spettacoli messi insieme, un anno dopo l'altro, sono numerosi. Da Aristofane a Erasmo da Rotterdam, da Plauto a Créthien de Troyes. Con particolare attenzione a Boccaccio. Spettacoli semplici, diretti, sobri, se non - come dicono - rustici, ruspanti. «Ma sempre portatori di riferimenti alla realtà che viviamo».
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