Il Tirreno

Empoli

Quando il più ricco di tutta Empoli era una signora

di Filippo Cioni
Quando il più ricco di tutta Empoli era una signora

Dai fogli catastali riportati alla luce da due ricercatori locali la mappa delle proprietà del centro storico di due secoli fa

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EMPOLI. Nel 1820 il benestante per eccellenza di Empoli era la signora Bordi Rosa nata Tuti. Possedeva 16 immobili. Poi c’erano gli averi dei religiosi, in particolare quelli del Capitolo della Collegiata. In centro città, o meglio nel Centro del Castello, i magazzini del sale erano due e non uno. E via Ridolfi si chiamava via San Giuseppe, a causa di un oratorio presente nella vecchia strada.

Sono, queste, solo alcune delle tante curiosità riportate alla luce dall’architetto Carlo Pagliai e dal giornalista e storico Paolo Pianigiani. Fondatori del seguitissimo sito Della Storia d’Empoli, che raccoglie e divulga materiale storico sulla città, i due sono entrati in possesso di preziose mappe del Catasto Leopoldino risalenti al 1820. Mappe realizzate da abili geometri granducali per identificare i beni immobili e i loro proprietari e applicare dunque tasse ed eventuali balzelli d’occasione, come per lavori pubblici che riguardavano spazi dove insistevano le case.

Pagliai e Pianigiani si sono concentrati sulla mappa catastale “Sezione D del Castello e Borgo di Empoli”. Un documento di 200 anni fa dove sono tracciati a inchiostro nero tutti gli edifici di un centro di Empoli che fu, molti ci sono ancora adesso, altri magari non più ma ne resta, spesso, ancora una piccola traccia. Per ognuno degli immobili sulla mappa c’è un numero che lo identifica e lo abbina a un proprietario, sono tracciate le strade principali e quello che viene subito spontaneo fare, è il confronto tra passato e presente. È proprio da qui che nascono le maggiori curiosità. «Per esempio la presenza di un secondo Magazzino del Sale oltre a quello dell’attuale MuVe - spiega Paolo Pianigiani - nei documenti d’archivio si legge dell’esistenza del “Magazzino del sale rosso”, che in base alle tavole catastali ritroviamo esattamente all’angolo fra l’attuale via Ridolfi con via del Giglio, proprio dove sorgeva il Bar Italia».

Ma non solo. «Via Ridolfi, un tempo chiamata via degli Asini, risulta nella mappa citata come via San Giuseppe a causa di un oratorio presente all’incirca davanti ai locali della ex Coop».

Il documento del 1820 ci permette di passeggiare con la mente per l’antico Centro del Castello di Empoli, leggere i campanelli, chi ci abitava, che famiglia aveva qui la sua casa. Le botteghe, le attività, ad ogni numero impresso sull’abitazione corrispondeva, in apposito libretto, il nome del proprietario, fosse un singolo o una congregazione religiosa.

«La mappa catastale riguarda la trascrizione delle Tavole Indicative - spiega Carlo Pagliai - ovvero l’elenco dei possessori e l’utilizzo degli immobili rilevato nell’anno 1820 dai Lorena. Le Tavole Indicative, tornate in possesso dell’Archivio di Stato di Firenze, consistono in un manoscritto redatto pochi anni seguenti alla prima operazione di rilievo della mappa, con lo scopo di descrivere i proprietari e l’utilizzo relativo ad ogni immobile censito. Alla fine veniva assegnata una rendita catastale quale base imponibile, verosimilmente come avviene oggi».

Le Tavole sono degli elenchi ordinati sulla base degli immobili riportanti cognome e nome del proprietario e del relativo padre, l’utilizzo rilevato, la superficie espressa in braccia fiorentine quadrate. Carlo Pagliai ha provveduto a trascrivere in formato digitale le Tavole, costituendo un modernissimo “database” che consentirà l’immediata consultazione telematica. «Il più “ricco” del Castello, in base al numero di edifici posseduti, era la signora Bordi Rosa nata Tuti – spiega ancora Pagliai - naturalmente emergono fra i proprietari le famiglie e i personaggi più noti: i Salvagnoli (l’avvocato Vincenzo e i fratelli Francesco e Antonio, tutti figli di Cosimo), il magnate Amadeo del Vivo di Agostino o l’emergente Mariano Bini di Saverio».

Il lavoro di Pianigiani e Pagliai è stato presentato con ulteriori arricchimenti di indagine nella sala conferenze della Banca Cambiano a Empoli. Tutti i documenti e lo studio sono stati pubblicati sul sito internet “Della Storia di Empoli” che ha già raggiunto i ventimila iscritti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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