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La Banca di Cambiano non ha chiuso i rubinetti

La Banca di Cambiano non ha chiuso i rubinetti

Il bilancio 2011 ha registrato un incremento della raccolta e degli impieghi Regini e Bosio: «Niente giochi di finanza, abbiamo investito sul territorio»

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CASTELFIORENTINO. La prudenza e la volontà di fare banca in modo tradizionale, «o campagnolo» come ha detto il direttore Francesco Bosio, mettono la Banca di Cambiano in una posizione di sicurezza rispetto alla crisi. In uno degli anni più neri per l’economia, l’istituto di credito castellano riesce ad avere un risultato soddisfacente. Numeri sicuramente peggiori rispetto allo scorso anno, quelli del bilancio 2011 che viene presentato oggi. Ma comunque in grado di far vedere sempre il segno più.

«La raccolta complessiva ha raggiunto la cifra di 2.014 milioni, con un incremento del 3,51% rispetto all'anno precedente; gli impieghi economici ammontano a 1.718 milioni, con una crescita del 4,70%; l'utile netto d'esercizio si attesta a 7,3 milioni». Un milione meno rispetto allo scorso anno. Ma, in ogni caso, la Banca di Cambiano «registra risultati assolutamente positivi - va avanti il direttore - sotto ogni profilo che la confermano al vertice delle banche territoriali della intera regione e fra le prime a livello nazionale. Non possiamo che essere soddisfatti nel presentare un simile resoconto ai nostri soci». «Abbiamo avuto la conferma della validità del nostro modo di fare banca - spiega ancora il direttore - abbiamo investito le risorse finanziarie raccolte negli stessi ambiti locali nei quali operiamo piuttosto che avventurarci in giochi di finanza».

Il direttore Bosio aggiunge che l’istituto non ha chiuso i rubinetti. «In una fase in cui si parla tanto di restrizioni nell'erogazione del credito - ha spiegato - la Banca di Cambiano si è distinta per avere intrapreso iniziative di segno opposto. Abbiamo sottoscritto accordi con varie associazioni di categorie, stanziando nel 2011 ulteriori 35 milioni per operazioni a sostegno di piccole e medie imprese in convenzione con i consorzi Fidi che si assommano ai 120 milioni già operativi. Analogo impegno abbiamo profuso a sostegno delle associazioni di volontariato in ambito sociale e culturale, stanziando somme considerevoli».

D'altronde,«la valorizzazione delle migliori espressioni del territorio rappresenta da sempre la ragion d'essere della nostra banca - va avanti il direttore - e questo sarà il concetto di base su cui fonderemo la nostra attività anche nel 2012».

Per il futuro il presidente Paolo Regini ha spiegato che : «Le soluzioni non si troveranno né lasciando mano libera ai tecnici né ai soli politici, deve prevalere la consapevolezza che la crisi è il frutto di un processo malato che ha radici lontane ». «Dobbiamo continuare a rimboccarci le maniche - hanno spiegato ancora il direttore Francesco Bosio e il presidente Paolo Regini - ma con le politiche rigoriste e basta non si va da nessuna parte. Bisogna stare attenti a non far morire la gallina altrimenti sarà la paralisi». E concludono: «Ci vogliono politiche di riduzione dei costi ma anche di investimento».

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