Partita da guinness per non far morire il centro di Barzino
Mancano ancora quasi 40mila euro per pagare i servizi l’associazione lancia varie iniziative per raccogliere fondi
EMPOLI. Organizzare la più lunga partita della storia della pallavolo a Empoli, così da vedere il proprio nome all'interno del Guinness dei primati. Questo è l'intento del Centro d'accoglienza di Empoli (Cae), per raccogliere fondi in modo da coprire le spese per i progetti attuati nel 2011, progetti che riguardano la disabilità, la tossicodipendenza ed il disagio giovanile. All’appello mancano ancora 36mila euro. E non è chiaro ancora come saranno finanziate le attività di quest’anno. Da qui le preoccupazioni per l’esistenza stessa del centro di via Barzino in cui ruotano quasi 200 giovani. Una realtà importante per la città che rischia di venir annullata a causa dei tagli sul sociale.
I progetti e i tagli. Il Cae ogni anno mette in atto tre progetti: Centro giovani Avane, Attivamente e Giovani e benessere. Proprio quest'ultimo ha subito dei forti tagli, tali da pregiudicarne la realizzazione. Giovani e benessere, progetto che si occupa del disagio giovanile e della tossicodipendenza, per l'anno 2011 ha ottenuto il 50% dei fondi avuti nel 2010: dei 125mila euro preventivati, ne sono arrivati circa la metà. Il Centro ha messo insieme ulteriori 7mila euro. Ne mancano perciò 54mila. Di questi 54mila, da novembre ad oggi sono stati raccolti 18mila euro. Mancano all’appello quindi 36mila euro. Per questo il Centro in novembre ha dato il via ad una campagna di raccolta fondi per coprire i costi, per pagare la cooperativa sociale Il Piccolo Principe che materialmente fornisce i servizi all'utenza, utenza composta da circa 170 persone, genitori compresi. Fuori dalla sede di via Barzino è stata installata una gigantografia in cui gli utenti del Centro posano per una foto in Piazza dei Leoni. La campagna durerà fino al 2013, anno del trentennale del Cae.
Le iniziative. Oltre alla partita da guinness sono state programmate altre iniziative. Tra queste la possibilità di donare il proprio 5 per 1000 al Cae, inserendo in dichiarazione dei redditi nell'apposito spazio il codice fiscale n. 91002100484. A tale scopo sono stati nel frattempo avvertiti tutti i Caaf ed i commercialisti della zona così da aiutare i cittadini che sceglieranno di aiutare il Cae. Per dar voce a questa iniziativa è stato creato anche uno slogan apposito che recita: " 150 anni fa partirono in 1000, a noi ne bastano 5 ! Dona il 5 per 1000 per i nostri progetti". Sono naturalmente attivi i tradizionali canali di donazione, come il bollettino postale ed il bonifico bancario. Ma le idee ed i progetti non finiscono qui: in città sono stati affissi numerosi manifesti. In futuro si prevede anche di ottenere da una nota compagnia telefonica il numero speciale per il cosiddetto Sms solidale. L'idea comunque è tuttora ad uno stato embrionale in quanto al centro è stata richiesta la possibilità di trasmettere a livello nazionale la propria richiesta d'aiuto, obiettivo non facile per una piccola struttura come questa.
Il fermento. Empoli F.C., Use Basket e Rep hanno poi garantito la propria disponibilità ad organizzare partite il cui ricavato verrà devoluto al Cae. Vi è quindi grande fermento attorno al Centro, segno che la popolazione e la società civile reputa necessari ed essenziali i servizi offerti, servizi che lo ricordiamo aiutano le persone in difficoltà, giovani in primis. A dirlo è il presidente del Cae Claudio Freschi che, insieme ai propri collaboratori Juri Stabile e Francesco Manetti, spiega:«Nonostante i tagli siamo andati avanti, abbiamo fatto la scelta di continuare con quel che avevamo perchè non potevamo lasciare a casa questi ragazzi. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo capito che era necessario far sapere che il nostro Centro ha bisogno d'aiuto per sopravvivere e proseguire ad aiutare le persone in difficoltà. Tutte queste iniziative quindi nascono per sensibilizzare le persone sull'importanza del sociale all'interno di una comunità come la nostra, che mai si è dimostrata insensibile a problematiche delicate come quelle della tossicodipendenza e del disagio giovanile». «E' chiaro - conclude - che la cooperativa Il Piccolo Principe ha bisogno di essere pagata per non rischiare di andare in sofferenza dal punto di vista economico. Abbiamo tempo fino al 2013». Festeggiare il trentennale con i buoni risultati della campagna di raccolta fondi, questo è quello che vogliono al Cae.
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