«Io, distrutto dall’inchiesta sui funerali»
Parla l’addetto dell’obitorio prosciolto dall’accusa di aver dirottato i familiari verso alcune imprese
EMPOLI. Era stato accusato di garantire funerali alle imprese funebri in cambio di soldi e regali. Con l’empolese Marco Salvestrini, addetto dell’obitorio empolese – nell’aprile del 2011 – erano finite nei guai altre otto persone. Che, secondo la Procura, avevano formato un cartello di imprese verso il quale sarebbero stati dirottati i familiari di persone decedute all’obitorio di Empoli e di Firenze. Ma il gup Rocchi del Tribunale di Firenze, in sede di udienza preliminare ha emesso una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per tutte le persone coinvolte.
Finito l’incubo per Salvestrini e la sua famiglia è arrivato il momento del riscatto: «Mi rattrista constatare che al mio diritto ad essere presunto innocente fino a prova contraria non abbia creduto proprio l’Asl, azienda per la quale presto servizio da 40 anni che, contestualmente alla notizia dell’esistenza di un’indagine (della guardia di finanza, ndr), ha emesso comunicati stampa frettolosi ancora prima di convocarmi per ascoltare le mie regioni. Sarebbe bastato controllare la documentazione per capire che avevo operato sempre nella massima trasparenza». Questo tipo di operazione è stata fatta, in un secondo momento, dagli avvocati di Salvestrini, Antonio D’Orzi, Filippo Vannini e dalla loro collaboratrice Serena Masi: »È stato interessante constatare l’immediata disponibilità dei parenti chiamati a testimoniare ed è particolarmente toccante, per me, verificare come molte delle persone sentite abbiano affermato e sottoscritto che si sono sentite accolte, comprese e ben informate in un momento in cui la lucidità è spesso offuscata dal tragico evento della scomparsa di un familiare».
Poi Salvestrini – che all’epoca fu sospeso dal lavoro per sei mesi – sottolinea con amarezza come sia stata «sufficiente la denuncia di un impresario di pompe funebri, i cui eventuali insuccessi nell’attività di impresa non sono certo addebitabili ad un fantomatico cartello di imprese per infangare la mia persona. Non esistono parole per poter descrivere fino in fondo quanto ci si senta distrutti quando tutti ti giudicano come il peggiore dei disonesti. Soltanto una cosa è rimasta intatta: l’affetto della famiglia e degli amici. Grazie anche a loro la mia dignità non è mai naufragata ed oggi posso raccontare la storia di un innocente che per fortuna è rimasto a galla».
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