Il Tirreno

Empoli

Veleni in 160 ex aziende ecco i luoghi contaminati

di Marco Pagli
Veleni in 160 ex aziende ecco i luoghi contaminati

L’Arpat ha fatto una mappa secondo il periodo e il tipo di sostanze usate in ottanta tra ex vetrerie e distributori di benzina sarà necessaria la bonifica

4 MINUTI DI LETTURA





Sono circa 160 nel circondario i siti sensibili che sono a rischio inquinamento e che, in seguito ad una notifica, vengono monitorati dall’Arpat. Di questi la metà sono stati classificati come contaminati o potenzialmente tali dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale. I dati, accessibili dalla banca dati Arpat-Sira, sono inseriti nel sistema informativo dei siti interessati da procedimento di bonifica (Sisbon) e vengono periodicamente aggiornati.

Diverse le tipologie. I luoghi finiti sotto la lente di ingrandimento dei tecnici dell’agenzia sono vari. Distributori di benzina, impianti industriali (prevalentemente vetrerie, ceramiche e falegnamerie), aziende artigiane, cantieri edili ma anche ex cave e discariche. Tutte aree dove sono state ravvisate concentrazioni di sostanze pericolose sopra i limiti consentiti per legge. Ogni situazione, tuttavia, ha la propria specificità data dal tipo di inquinante che è stato rilevato, dalla collocazione geografica e dalla fase in cui si trovano i lavori di bonifica. In alcuni casi sono ancora in corso le indagini preliminari, in altri è in atto la caratterizzazione ambientale (cioè il processo di ricostruzione dei fenomeni), in altri ancora siamo all’analisi di rischio (che serve a determinare la concentrazione di soglia di rischio) o addirittura all’attività di bonifica vera e propria. In seguito ad una notifica riguardante il rischio contaminazione di un determinato sito, infatti, viene avviato un procedimento che conta le quattro fasi sopra citate e che porta alla certificazione dell’avvenuta bonifica. Può accadere (come nel caso delle 80 delle 160 aree in cui è stato chiuso l’iter) che durante l’indagine preliminare venga accertato che i livelli di inquinanti siano sotto la soglia di rischio: in questo caso viene fatta un’attestazione di mancata necessità d’intervento e la pratica viene chiusa. Tuttavia, anche in questo caso, il soggetto responsabile può essere chiamato ad attivare un programma di monitoraggio, in cui sono individuati i parametri, la frequenza e la durata del controllo, che deve essere concordato con Provincia e Regione.

L’elenco. Ecco l’elenco dei siti classificati come contaminati o potenzialmente contaminati negli undici comuni del circondario. A Capraia e Limite sono tre i siti considerati contaminati: l’area Ftc degli ex cantieri di Pisa, l’ex stabilimento Cosmobil e la cassa di espansione Fibbiana 2. A Castelfiorentino le otto aree contaminate sono: l’insediamento prodotti chimici Montedison, lo zuccherificio di Granaiolo, lo sversamento della ditta Ve-Ca (ex oleificio), il deposito petrolifero della ditta Pasqualetti, la conceria FBC, la carrozzeria Jolly, il torrente Pesciola in via Lucardese, l’area ex Silap in via Don Minzoni, il frantoio Goccia d’Oro, la ditta Risoli, il distributore Shell in via Masini, la Fonderia artigiana, la ditta Schiavetti e l’area ex officina di via Piave. A Cerreto ci sono quattro siti contaminati: due aree dell’ex discarica Rsu Corliano, il distributore Q8 di via Vittorio Veneto e la ditta Benvenuti a Lazzeretto. A Certaldo si trovano 3 siti potenzialmente contaminati e 4 contaminati. I primi sono: la Cifra, il distributore Shell di via Romana e la Pka. I secondi, invece, sono: il distributore Totalfina di borgo Garibaldi, l’Agip di via Roma, la Comar e la ditta Co.E.Dil. A Empoli sono 8 i siti potenzialmente contaminati e 11 quelli contaminati. I primi sono: il distributore Erg e il Total di via Lucchese, il K8, l’ex vetreria Sve, l’ex Unionpelli in via del Giardino, il “Campo Pozzi” a Serravalle, la CRM e l’Edilcimarosa in via Cimarosa. I secondi sono: l’ex Vitrum, la Montevivo, la Sie in via dei Cappuccini, l’ex Savia, il distributore K8 in viale Petrarca,, lex vetreria Fiascai, l’oleodotto Praoli, la centrale Telecom in via Curtatone e Montanara, l’ex vetreria Betti, l’ex concia Del Vivo e l’arginatura del fiume Elsa in località La Bastia. A Fucecchio tre i siti contaminati: la discarica Fucecchio-Querciola, il distributore Esso in via Colombo e il tiro a volo La Valle. A Gambassi potenzialmente contaminata la discarica del Porcello, mentre è contaminata la Bolfra. A Montaione il sito contaminato è la ex discarica. A Montelupo due siti sono potenzialmente contaminati: ceramiche Gherardini e le aree asfaltate della Colorobbia. 13, invece, quelli contaminati: ex Fanciullacci ceramica sia in via Citerna che in via Umberto I che in via Caverni, ex vetrerie Etruria e Lux, discarica del Turbone, l’area vetreria Etrusca, ex cermaniche Bellucci, Allegranti e Brogioni, Scappini e Paoli, la ex terrecotte Lotti, ex Nivai e distributore Erg di via Caverni. A Montespertoli 3 i siti contaminati: l’oleificio Nozzoli, l’ex discarica Mandrie-Poderino e distributore Agip di via Taddeini. A Vinci 5 quelli contaminati: autodemolizioni Cioni, fornace di Spicchio, stireria Serena, distributore Agip e Tamoil di via provinciale di Mercatale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera