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Oltre cento famiglie dicono no al degrado dell’ecomostro
Parte la raccolta di firme per chiedere un intervento il cantiere si estende su migliaia di metri quadrati
EMPOLI
Centinaia e centinaia di metri quadrati di cemento abbandonati a se stessi, alle intemperie, alla sporcizia e a una quantità incredibile di rovi e sterpaglie. Una zona residenziale e commerciale ultramoderna divisa in quattro edifici - soltanto sulla carta - che ha visto l’interruzione dei lavori a ridosso del 2000, certificati poi dal fallimento della ditta costruttrice e proprietaria dell’immobile, (l’azienda campana Mg Costruzioni) due anni dopo.
In ostaggio del cantiere. Da allora decine di famiglie sono letteralmente ostaggio dell’enorme cantiere a cielo aperto nel quadrilatero compreso tra via Caponi, via Cioni e via Gobetti nella cosiddetta zona nuova di Ponte a Elsa. Per anni è stata presente all’interno anche una gru con un braccio che sporgeva sulla teste delle case vicine e sul piazzale confinante dove nel pomeriggio vanno a giocare i bambini, ma poi grazie all’intervento del Comune di Empoli dopo un sopralluogo dei vigili del fuoco (trattandosi di una questione legata alla sicurezza della zona circostante) è stata rimossa.
Raccolta di firme. Ora i cittadini sono nuovamente sul piede di guerra. E da giorni hanno iniziato una raccolta di firme per chiedere che sia fatta luce sulla situazione in cui versa la struttura. «Da molto tempo - spiegano i residenti - alcune impalcature, come è chiaramente visibile dall’esterno del cantiere, stanno cedendo e così sta avvenendo anche per l’enorme quantità di mattoni abbandonati all’interno soprattutto per quelli presenti nelle parti più alte dell’edificio, messe a dura prova ultimamente dalle nevicate».
Sono un centinaio le famiglie che hanno già aderito alla raccolta di firme promossa nella zona. «Stiamo portando avanti questa battaglia cercando di coinvolgere più cittadini possibili - racconta Piero Piccini, residente in via Caponi - la situazione della struttura ci preoccupa sempre di più, giorno dopo giorno. È un problema evidente legato alla sicurezza e lo dico anche da padre di famiglia, visto che ho quattro bambini che tutti i giorni giocano a proprio ridosso del cantiere. E vi posso assicurare che sta cadendo a pezzi».
Sicurezza e degrado. Questione di sicurezza che si somma anche alla rabbia di chi ha comprato casa quando il cantiere era ancora in costruzione e non si immaginava come sarebbe andata a finire. «Sono tornato in via Cioni nel 1999 - racconta Massimiliano Castagni - e in quel periodo i lavori al cantiere stavano procedendo regolarmente. Se avessi saputo come sarebbe andata a finire la vicenda avrei investito i miei soldi da un’altra parte, visto che ora è difficile anche immaginare di vendere. È paradossale aprire la porta di casa tutte le mattine e vedere uno scheletro di cemento, preda dei rovi e della sporcizia, abbandonato a se stesso. Senza considerare anche i problemi legati alla sicurezza. I mattoni stanno venendo giù e lo stesso vale anche per le impalcature. Il rischio è di ritrovarsi qualche pezzo in giardino». Castagni sollecita poi un intervento dei vigili del fuoco. «Sappiamo tutti che si tratta di un cantiere fallito - conclude - ma come cittadini siamo preoccupati e auspichiamo che il Comune intervenga chiedendo ai vigili del fuoco un sopralluogo che possa fare chiarezza sulla situazione della struttura».
L’assessore.«Siamo dalla parte dei cittadini. Se verranno ravvisati problemi di sicurezza siamo pronti a far intervenire nuovamente i vigili del fuoco per una valutazione sullo stato in cui versa la struttura». L’assessore ai lavori pubblici del Comune di Empoli Filippo Torrigiani non si tira indietro. E si dice pronto a valutare la raccolta di firme messa in atto dai residenti di Ponte a Elsa che chiedono la messa in sicurezza del cantiere fallito ben dieci anni fa. «Già in passato - continua ancora Torrigiani - abbiamo cercato, per quanto possibile, di dare delle risposte alle richieste dei cittadini. Purtroppo non ci dimentichiamo che si tratta di un cantiere sottoposto a sequestro giudiziario e in cui il Comune ha letteralmente le mani legate. Ovviamente se verranno registrati problemi di sicurezza interpelleremo direttamente la curatela fallimentare affinché vengano presi tutti i provvedimenti necessari per risolvere la situazione. Non sarà comunque semplice, visto che anche l’attività di sfalcio dei rovi che fuoriescono sul marciapiede viene fatta soltanto da noi».
Torrigiani si è speso in prima persona per togliere la famigerata gru lasciata all’interno del cantiere dopo l’interruzione dei lavori.
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