Il Tirreno

Empoli

Via all’autoriduzione della bolletta dell’acqua

di Marco Pagli
Via all’autoriduzione della bolletta dell’acqua

Il comitato che ha promosso il voto contro la gestione privata della rete idrica garantisce assistenza legale a chi non pagherà la quota che va agli investitori

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EMPOLI. La campagna di autoriduzione della bolletta dell’acqua è partita. Attraverso cinque sportelli dislocati su tutto il territorio dell’Empolese Valdelsa, adesso è possibile per i cittadini mettere in pratica l’esito del referendum del giugno scorso. Nella fattispecie il secondo quesito sull’acqua, che chiedeva che fosse tolta dalle bollette la quota relativa alla remunerazione del capitale investito dagli enti gestori del servizio idrico. In sostanza si tratta di ridurre la tariffa di quasi un quinto, oltre il 18 per cento, attraverso un’operazione che è stata definita di “obbedienza civile”.

Referendum tradito. «Si chiama così perché non disobbediamo a nessuna legge, anzi la mettiamo in pratica - spiega Colin Du Liege, portavoce del Comitato per l’acqua pubblica di zona - è dal 20 luglio, cioè da quando il presidente Napolitano ha firmato il decreto che ratificava il referendum, che attendiamo che sia rispettato il volere di 27 milioni di italiani. La consultazione ha sancito che l’acqua non può essere privatizzata e che è illegittima la quota del 7% del capitale investito dai gestori. Ebbene, finora questi dettati sono rimasti senza applicazione».

Contro Acque. Il comitato, nel quale confluiscono moltissime associazioni del territorio tra cui Arci, Civico zero, Forum delle donne e Comunità in resistenza, punta il dito in particolar modo contro l’Acque spa e l’Ato 2, a cui fanno riferimento tutti gli undici comuni del circondario. «La situazione nella nostra zona è tra le più eclatanti - prosegue Du Liege - basti pensare che pochi giorni dopo il decreto presidenziale l’assemblea dei sindaci ha votato per mantenere la quota del 7 per cento, mentre nel dicembre scorso con un nuovo voto ha esteso la concessione per altri cinque anni, fino al 2026, ad Acque spa la gestione del servizio idrico. In questo modo è stata tradita la volontà di 120mila cittadini, il 71% del circondario. Senza contare che in dieci anni l’aumento delle bollette è stato del 112% e Acque spa ha fatto circa 67 milioni di utili, che sono stati divisi tra gli azionisti e non reivestiti sulla rete».

Come ridursi la bolletta. Presso gli sportelli allestiti nelle sedi delle associazioni sopra citate sarà possibile reperire informazioni e compilare i moduli necessari ad avviare l’autoriduzione. Per prima cosa è necessario inviare una scheda di reclamo all’ente gestore e all’Ato in cui si chiede l’eliminazione della parte relativa alla remunerazione del capitale e il rimborso di quanto pagato dal luglio scorso ad ora. Nel modello prestampato, inoltre, si dichiara che si procederà alla decurtazione della quota in oggetto.

Meno 18,18%. È necessario, per chi ha la domiciliazione bancaria della bolletta dell’acqua, disdirla. L’apertura di una procedura di reclamo dovrebbe, infatti, impedire al gestore di tagliare la fornitura per il pagamento parziale dell’importo fintanto che non è intervenuta una sentenza del giudice di pace o di un tribunale. Quindi, quando arriva la bolletta si procede al taglio, togliendo dal totale la quota che nel 2012 è stata fissata nel 18,18 per cento e pagare solo l’importo restante. La decurtazione ammonta, appunto, a quasi un quinto dell’importo. La percentuale, necessaria a remunerare del 7% il capitale investito, viene calcolata ogni anno direttamente dall’Ato (l’anno scorso era del 17,41 per cento) in base agli investimenti effettuati, al numero di utenze e al consumo medio.

Assistenza legale garantita. «Il rischio che venga tagliata la fornitura c’è, ma è minimo - conclude il portavoce del comitato - sia grazie al reclamo, sia grazie al fatto che le aziende sanno che una volta coinvolti in una causa perderebbero. In ogni caso garantiamo l’assistenza legale ad ogni cittadino che si rivolgerà ai nostri sportelli». La procedura è aperta a tutti. «Possono farla anche le famiglie in condominio - spiega Daniele Fini della Comunità in resistenza - magari dopo aver votato in assemblea. Il nostro intento è quello di legare le battaglie nazionali sui beni pubblici a quelli locali, come quella per avere un fontanello in ogni quartiere. A questo proposito abbiamo depositato già cinquecento firme degli abitanti di Ponte a Elsa, ma non ci sono ancora state risposte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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