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Un museo dedicato ai maestri d’arte del Valdarno inferiore
La proposta parte dal collezionista Pier Giuseppe Leo e coinvolge Banti e Puccinelli, antesignani della macchia
FUCECCHIO
Pier Giuseppe Leo, collezionista d’arte tra i più noti in Toscana, con particolare attenzione per l’Ottocento, e cultore della materia, dal 2008 sta lavorando per realizzare, nel territorio, un museo d’arte moderna. Il progetto è nato grazie a coincidenze culturali, giudicabili eccezionali: le personalità artistiche di Antonio Puccinelli (nato a Castelfranco di Sotto) e di Cristiano Banti (Santa Croce sull’Arno).
E’ il dato più clamoroso. Come afferma Leo, sono quasi contemporanei (1822, 1824) e dipingono capolavori antesignani della macchia: con anticipo di dieci anni (Puccinelli) e di cinque anni (Banti), rispetto alla prima mostra dei macchiaioli a Firenze, che – a loro volta – precedono di 12 anni l’esposizione collettiva degli impressionisti a Parigi. Non ci sono – sottolinea Leo – uguali singolarità nell’Ottocento italiano e, questo, merita una riconsiderazione doverosa da parte dei conterranei. Insieme a loro, non dimentica Egisto Sarri e le implicazioni Napoleone/San Miniato, i divisionisti, Galileo Chini e San Miniato, fino al Novecento di Arturo Checchi (nato a Fucecchio), Silvio Bicchi (legato a Montopoli in Valdarno), Anton Luigi Gajoni (Parigi e San Miniato) e Dilvo Lotti e la sua San Miniato. Senza dimenticare che, a due passi, c’è Empoli con un vivace e valido Novecento.
Cosa chiedi come inizio?
«Occorre un comitato che porti avanti l’dea, che si faccia interprete di una legittima aspirazione della gente. Questo per preparare la necessaria documentazione, anche burocratica e di diritto pubblico. Di investimenti, cioè di impegni di spesa si parlerà – fra anni – quando tutto sarà pronto e tutto possibile. Intanto, però, sarà stato raccolto un vasto materiale quale fonte di ricerca imprescindibile per la storia del territorio».
Un museo rischia d’essere cosa morta se non s’immaginano itinerari didattici appropriati. Qual è la tua opinione?
«Il progetto, presentato dalla Fondazione Montanelli, infatti se ne preoccupa. Prevede angoli di didattica e un centro di documentazione – attualmente inesistente – per i nostri pittori. Sarà un riferimento di grande richiamo nelle indagini scientifiche e per il mercato dell’arte. Quindi convoglierà da noi personaggi qualificati e di larga popolarità».
Pensi che il progetto possa essere collocato nell’ambito del piano integrato della cultura, cui la Regione assegna l’obiettivo d’immettere in Toscana un dinamismo della qualità, che la renda competitiva e attrattiva sul piano economico e sociale?
«E’ un aspetto da curare attentamente. Oltre alle considerazioni di storia dell’arte, esiste anche un importantissimo aspetto economico. Pensiamo alla nascita di un turismo culturale – un’economia del turismo – diluito lungo l’anno e favorito dalla presenza, a Firenze, della galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, che è la raccolta di pittura macchiaiola più grande del mondo. Qui siamo a metà strada della Fi-Pi-Li e l’Ottocento ha numerosi e fedeli appassionati».
Leo sta combattendo una battaglia per arrivare alla realizzazione del museo, che darebbe prestigio alla zona, richiamando un numero considerevole di appassionati. Lo va ripetendo dal 2008, i primi passi mossi a Santa Croce in un incontro con amministratori dei Comuni interessati.
E l’ha scritto anche sul “Giornale dell’arte”, con speranza: «Ho sempre pensato che nella nostra zona, il cosiddetto comprensorio del cuoio con San Miniato, Montopoli in Valdarno, Castelfranco di Sotto, Santa Croce e Fucecchio (patria di Montanelli e mia), non fosse valorizzata la coincidenza Puccinelli-Banti. La Cassa di Risparmio di San Miniato ha realizzato, su mio suggerimento, le monografie del Banti (1982) e del Puccinelli (1997), ma non c’è stato un seguito: gli enti locali hanno approvato, ma non hanno avviato iniziative conseguenti. Ho cercato, quindi, di dare corpo all’idea e ho calato il tutto nell’ambito del Piano integrato della cultura 2008-2010, varato dalla Regione, tanto per non sbagliare subito la prima mossa. Mi pare che il progetto sia sostenibile, la Fondazione Montanelli ci crede ed è l’istituzione culturale più prestigiosa del territorio».
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