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Anche Empoli e Bassa hanno scritto pagine di storia del tamburello
Bagnoli ne ha parlato in un incontro all'Archivio comunale «I campionati ai massimi livelli sono stati un'epopea»
EMPOLI
Un folto pubblico ha incorniciato l’ultimo appuntamento, in ordine di tempo, nell’ambito della rassegna “Il venerdì in archivio”, organizzata dall’Archivio storico comunale di Empoli. Relatore appassionato Carlo Bagnoli di Bassa, che ha portato all’attenzione del pubblico un tema praticamente inedito: il gioco del bracciale e del tamburello. «Come può cadere nella smemoratezza – si domanda Bagnoli – uno sport che ha alle spalle una straordinaria storia italiana e che è stato proprio in questa zona una grande passione?».
Proprio l’oblio, che sembra aver avvolto i passati fasti sportivi delle squadre locali di tamburello, lo ha spinto a raccogliere materiali e ricordi e ad approfondire la bibliografia per farne un libro. Carlo Bagnoli, in realtà, possiede una solida base fatta di documentazione e ricordi personali, visti i suoi trascorsi di presidente, per diversi anni, della squadra di tamburello di Bassa. «I campionati di tamburello, - ha affermato Bagnoli - fino ad arrivare ai massimi livelli nazionali, sono stati per la squadra di Bassa una grande epopea. Dai giochi della gioventù per le squadre dei ragazzi fino alla vittoria del campionato nazionale di serie B, con una delle nostre migliori squadre di sempre, il tamburello a Bassa è stato uno sport popolare, uno sport che ha creato momenti d’unità e d’identificazione collettiva di un paese».
Ma andiamo per gradi. Il tamburello conosce la sua grande stagione di sviluppo e si diffonde capillarmente, dalle città fino alle piccole frazioni, negli anni Venti e Trenta del Novecento. Complice la spinta che il regime fascista fornisce all’esaltazione del gioco, considerato esempio autoctono di pratica sportiva da contrapporre all’anglosassone football, il tamburello conosce anni di fulgore e vede sorgere un po’ ovunque nuove squadre. Il primo campionato nazionale fu disputato nel 1896, e lo vinse l’Udinese.
La prima squadra toscana a vincere lo “scudetto” fu il Petrarca Arezzo, nel 1901; poi, per veder tornare il tricolore in Toscana si dovrà attendere il 1922, con il Pisa, che bisserà il titolo l’anno seguente, e, per lavare l’onta dei pisani vincitori, finalmente anche a Firenze, dove nel frattempo era stata allestita una squadra competitiva, ecco giungere il titolo nazionale nel 1924. Ma la grande sorpresa arriva nel 1931, anno in cui sarà l’Empolese Tamburello a vincere il campionato assoluto di serie A, riconfermandosi campione d’Italia anche nell’anno successivo. Ebbene sì, anche a Empoli si erano dati da fare e un bel gruppo di sportivi, capitanati da Carlo Rigatti (successivamente, a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta, indimenticato presidente dell’Empoli Calcio per nove stagioni), aveva allestito una squadra straordinaria, in grado di competere con le grandi delle città più blasonate. A Empoli si giocava prima in piazza della Vittoria, poi sul Piaggione (nell’area dell’attuale palazzo delle Esposizioni). Arriveranno nella cittadina empolese giocatori dai luoghi dove più forte era la tradizione del tamburello, nel nord Italia, gente come Zago, Toffoli e Barlottini.
A Bassa, comunque, non si scherzava, ed i primi allori arriveranno con le forti squadre proprio negli anni Trenta, con i tornei disputati a Roma e i piazzamenti dietro le società più forti dell’epoca. A Bassa, si giocava lungo l’Arno, ma nel 1926 fu realizzato un autentico campo – tuttora esistente – vicino alla strada principale, in un terreno donato dalla fattoria di Colle Alberti. I semi erano stati gettati e daranno i loro preziosi frutti qualche anno dopo. Il Bassa otterrà tanti prestigiosi piazzamenti, vincerà due campionati di C e, nel 1979, arriverà in bacheca una coppa fra le più ambite, il campionato nazionale assoluto di serie B. Un successo straordinario, che vide primeggiare la Bassese, formata da Luciano Trere, Paolo Montresor, Vladimiro Poggi, Vaiano Vitale, Tino Rossetti, Fabio Maccanti. Ma l’artefice dello sviluppo agonistico dei giocatori di tamburello a Bassa, era stato senza dubbio “Ginetto”, al secolo Gino Brachetti, grande giocatore giunto direttamente dal quartiere fiorentino di San Frediano e memore della battaglie sportive nella città gigliata. Un bel pezzo di storia, che merita d’essere ricordato da tutti.
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