Il presidio
Cervello empolese in fuga nel paradiso delle isole Hawaii
Il giovane lavora per l’Università e si occupa di cetacei in Italia, dopo la laurea, tutti gli avevano chiuso le porte
di Filippo Cioni
EMPOLI
Si può amare il mare tanto da sposarlo. Basta guardarlo una volta da bambino per capire che, tra le sue onde, sarà la tua vita. È la storia di Giacomo Giorli, empolese di 30 anni,che dopo una laurea in Italia adesso è ricercatore a Honolulu, la capitale delle Hawaii. Nella città dove è nato Barack Obama, Giacomo vive il suo presente fatto di mare e cetacei.
Lavora nel dipartimento di oceanografia della “University of Hawaii at Manoa”, occupandosi di bioacustica marina. Giacomo è arrivato alle Hawaii dopo una laurea in scienze naturali a Firenze e una borsa di studio ottenuta come uno dei vincitori del prestigioso concorso Fulbright (che punta a favorire lo scambio culturale tra Italia e Stati Uniti promuovendo opportunità di studio, ricerca e insegnamento per i borsisti). Non ama definirsi come un cervello in fuga, ma un ragazzo che ha trovato all’estero quello che l’Italia non gli offriva.
«Dopo la laurea ed alcune esperienze di collaborazione con la Nato nel Mediterraneo - racconta Giacomo - ho passato un anno cercando opportunità per sfruttare i miei studi naturalistici, ma quel poco che potevo ottenere in Italia, ad esempio il dottorato, non era retribuito. A questo punto la borsa di studio è stata fondamentale e mi ha permesso di continuare a seguire il mio sogno, anche se fuori dallo Stivale».
Fin da piccolo amante del mare, Giacomo alle Hawaii ha toccato con mano la sua passione per i grandi cetacei. Dall’estate del 2009 è ricercatore nel dipartimento di oceanografia della “University of Hawaii at Manoa”, dove si occupa di bioacustica marina. «In sostanza - spiega Giacomo - io e altri ricercatori studiamo gli effetti dannosi che l’inquinamento sonoro può creare sui grandi mammiferi marini. In particolar modo sugli zifidi, cetacei che vivono anche oltre i mille metri di profondità, dove l’oscurità è totale. I terremoti, per esempio, ma anche invenzioni dell’uomo, come i sonar militari oppure i rumori delle eliche delle barche per citare solo alcuni casi, interferiscono con i sistemi di orientamento che questi grandi animali hanno per muoversi negli abissi, per trovare cibo, in poche parole per vivere».
«Gli effetti dell’inquinamento sonoro, che noi monitoriamo anche seguendo gli animali stessi- va avanti il giovane studioso - sono dannosissimi per queste specie». Dopo un periodo trascorso nella sua Avane, Giacomo è tornato proprio per il Capodanno ad Honolulu. «Adesso lì ho una mia vita - spiega - un lavoro pagato sicuramente meglio che in Italia, amici e un paradiso terrestre sotto i piedi». E aggiunge : «Quando ero piccolo non ho mai imparato ad andare in barca a vela, ma in compenso - ride - adesso so come fare surf. Dopo le ore di lavoro non ci rinuncio».
La sua passione per il mare viene da lontano. «Ero piccolo e il mare mi piaceva già molto - spiega ancora - ha qualcosa che mi affascina. Poi nella mia vita ho praticato anche musica, quindi lo studio dell’acustica e del suono mi è sempre piaciuto. Alla fine sono riuscito ad unire due grandissime passioni».
Nel suo futuro Giacomo vede forse un ritorno in Italia. «Al momento non faccio previsioni - dice - ma mai dire mai. A patto però che questo paese si svegli dalla sua immobilità latente e permetta di fare cose innovative. Magari partendo da una nuova riforma universitaria che dia maggiori sbocchi».
Difficile al momento per lui rinunciare alla vita del ricercatore americano. «Tra Italia e Usa c’è una differenza culturale importante - continua Giacomo - dove sono io si lavora parecchio ma con una grande autonomia, con le risorse a disposizione, con la voglia di farlo. Quando lavori hai meno fiato sul collo che in Italia, se non rispetti un orario di ingresso o ti presenti a lavoro in costume - cosa che alle Hawaii avviene spesso - nessuno te lo fa pesare. A patto che il tuo obiettivo finale venga raggiunto».
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