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Empoli

 EMPOLI. Il commercio è in fermento per la liberalizzazione degli orari. I piccoli negozianti ...

Francesco Turchi

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 EMPOLI. Il commercio è in fermento per la liberalizzazione degli orari. I piccoli negozianti osservano con timore le mosse della grande distribuzione che potrebbe (anche se per il momento nel circondario il pericolo sembra scampato), dare il via a una corsa sfrenata delle aperture senza limiti.  Intanto i costi aumentano, mentre gli affari calano (seppur con qualche timido segnale positivo portato dallo shopping natalizio). E ora ci si mette pure l'Imu. Basta fare due conti per capire che l'Imposta municipale unica rappresenta l'ennesima stangata per i negozianti che dovranno sborsare in media il 75-80% in più rispetto alla vecchia Ici. Tradotto: chi pagava mille euro della vecchia imposta, verserà 750 euro in più per quella nuova. Una cifra che inevitabilmente comporterà un aumento dei canoni per chi è in affitto o sarà un incentivo in più per chi è proprietario del negozio e già medita di tirare giù la saracinesca per i motivi già elencati.  Il salasso si materializzerà all'inizio dell'estate quando i proprietari degli immobili dovranno sborsare la prima rata (la seconda alla fine dell'anno) della nuova imposta imposta sugli immobili, abolita nel 2008 per le prime case, ma reintrodotta sotto una nuova veste dal decreto Salva Italia. L'Imu per l'abitazione principale sarà al 4 per mille, coi Comuni che potranno elevarla o diminuirla del 2 per mille. Ma ci sarà anche un rincaro sulle seconde case e su tutti gli altri immobili: dai negozi agli uffici professionali, dai depostiti ai capannoni per attività produttive, fino appunto ai negozi.  A far schizzare in alto le cifre non è tanto l'aumento dell'aliquota: il governo Monti l'ha fissata al 7,6 per mille (ma i Comuni possono aumentarla o diminuirla del 3 per mille). La vera differenza deriva dall'aumento della base imponibile, dovuto alla rivalutazione del valore catastale su cui è applicata l'aliquota. Per effetto del decreto i coefficienti moltiplicatori delle rendite catastali (che danno il valore catastale) sono passati da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 80 per gli uffici e gli studi privati, da 50 a 80 per i capannoni industriali e gli alberghi da 100 a 140 per i laboratori artigianali e i ristoranti (come riportiamo in tabella).  Il timore è che questa ennesima stangata possa rappresentare il colpo del definitivo ko per molti commercianti, sia per quelli che sono proprietari del fondo dove svolgono la loro attività, sia per quelli che pagano l'affitto (sul quale sarà inevitabilmente ricaricato l'ammontare dell'Imu). Una tesi sostenuta anche da Confesercenti dell'Empolese Valdelsa, che cercherà in questa fase almeno di limitare i danni: «Scriveremo una lettera a tutti i sindaci del circondario - spiega il coordinatore Lapo Cantini - per chiedere che non ritocchino l'aliquota minima dello 0,76 per mille. È un momento molto delicato per il settore, alle prese con aumenti generalizzati dei costi e con la crisi economica. Ora arriva questa nuova stangata. I Comuni del circondario devono almeno impegnarsi a non aggravare la situazione».

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