Il Tirreno

Empoli

Volevano separarsi

Le frazioni nemiche di Cerreto

Riccardo Cardellicchio

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 CERRETO GUIDI. Il mugugno sfociò in un'azione concreta. Non si sa chi fu a muoversi per primo. I documenti parlano genericamente di «numerosi possidenti ed elettori amministrativi». Si era nel 1874, esattamente in primavera. Evidentemente qualcosa non andava nei rapporti tra capoluogo e frazioni. Per alcuni era tutta colpa delle distanze. Sta di fatto che, il 30 maggio, il consiglio comunale di Fucecchio fu chiamato a esprimersi su una questione delicata. Sul tavolo del sindaco Gaspero Bachi, alcuni giorni prima, era arrivata la domanda, sottoscritta da «numerosi possidenti ed elettori amministrativi del comune di Cerreto Guidi», abitanti nelle frazioni Poggio Tempesti, Stabbia, Pieve a Ripoli, Gavena e Bassa. Contenuto: separarsi dal comune di Cerreto Guidi per aggregarsi a quello di Fucecchio. S'appellavano al disposto dell'articolo 5 della legge comunale e provinciale del 20 maggio 1865, allegato A. Nello stesso tempo, chiedevano al sindaco di Fucecchio «di fare tutte le pratiche che possono occorrere e d'invocare e ottenere tutti i provvedimenti che sono necessari per il conseguimento di un tale scopo».  Il consiglio comunale affrontò l'argomento con serenità. Ad alcuni non pareva vero quell'iniziativa, ma fecero il possibile di non darlo a vedere. D'altra parte, le firme non erano poche e tutte di gente dabbene. Comunque, il massimo rispetto verso il Comune confinante. Alla fine, voto unanime: che il sindaco s'adoperasse da subito a soddisfare la richiesta.  A Cerreto Guidi, sia la domanda sia la decisione del consiglio comunale di Fucecchio non furono prese bene. Si fu più indulgenti con i cittadini. Ovviamente, sindaco, giunta e consiglio comunale si misero di traverso. Non potevano stare fermi di fronte a un'iniziativa che rischiava di ridurre Cerreto Guidi al capoluogo e alla frazione Lazzeretto. E si mossero, sia pure con discrezione, per far naufragare l'operazione. E ci riuscirono. Molto tempo dopo, imperante il fascismo, ci riprovò Pieve a Ripoli. Inutilmente.

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