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Carceri, la sorveglianza delle donne malpagate

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 FUCECCHIO. Si decise, finalmente. L'articolo 52 del regolamento parlava chiaro. Eppoi, via, non stava bene. Loro, le donne, non la vedevano di buon occhio, la cosa. Avevano sempre a lamentarsi. Giuseppe Giuliani, guardiano del carcere mandamentale, posto in piazza Maggiore (piazza Vittorio Veneto), scrisse l'istanza di suo pugno, diretta al sindaco. Erano i primi giorni del settembre 1873. Scriveva che andava rispettato l'articolo 52 del regolamento carcerario: la sorveglianza delle detenute doveva essere effettuata da persone dello stesso sesso.  L'istanza venne portata all'esame del consiglio comunale il 27 settembre. Il sindaco Gaspero Bachi lesse il regolamento. Tutti convennero che doveva essere rispettato. Qualcuno lamentò il ritardo. C'era ora da stabilire la remunerazione annuale, da corrispondere alla persona incaricata (per carità, non più di una). Il consigliere Torello Benvenuti alzò la mano per intervenire. Disse che era un incarico delicato, che bisognava scegliere bene la persona e propone la somma di cento lire. Qualcuno storse la bocca. Non ci fu molto dibattito. La proposta di Benvenuti fu messa ai voti. E fu respinta: 9 contro e 4 a favore. Allora si fece un'altra proposta, molto al ribasso: 60 lire. Questa volta passò: i voti favorevoli furono 9, quelli contrari 4. Benvenuti lasciò la sala consiliare mugugnando. (r.c.)

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