Il Tirreno

Empoli

Sotto controllo le autocertificazioni. Vita dura pure per i morosi: eseguiti 8 sfratti, altri 38 a un passo

Guerra ai furbetti delle case popolari

Francesco Turchi
Il direttore di Publicasa Lorena Leoncini e a destra le case popolari di Avane
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Il direttore di Publicasa Lorena Leoncini e a destra le case popolari di Avane

Al setaccio i redditi di tutti gli assegnatari dei 1.458 alloggi nel circondario

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 EMPOLI. Vita dura per i furbetti delle case popolari. Al via i controlli a tappeto su tutte le autocertificazioni presentate dagli assegnatari dei 1.458 alloggi gestiti da Publicasa, che per questa operazione ai avvale della collaborazione della guardia di finanza. Nel frattempo prosegue anche la guerra ai morosi: dall'inizio del 2011 sono stati eseguiti otto sfratti e altri 38 sono in corso.  Come funziona. Ogni due anni l'inquilino è chiamato a depositare negli uffici di Publicasa un'autocertificazione del reddito, sulla base del quale viene stabilito il canone per il biennio successivo. La situazione reddituale degli assegnatari è infatti aggiornata tutti gli anni dispari relativamente ai redditi conseguiti nell'anno precedente. Entro il 31 dicembre di quest'anno, per esempio, gli inquilini devono presentare l'autocertificazione del reddito 2010, in base al quale Publicasa determinerà il canone mensile dal 1º gennaio 2012 al 31 dicembre 2013. Se in questo periodo di tempo subentrano mutamenti nel nucleo familiare o stravolgimenti del reddito, causati per esempio dalla perdita del lavoro, sta all'inquilino comunicarlo a Publicasa, che ricalcola il canone.  Gli scaglioni. Il canone varia dunque a seconda del reddito. Gli scaglioni sono otto e vanno dai 297 nuclei a canone sociale, che pagano in media 31 euro al mese ai 25 che sborsano 392 euro; il più numeroso è il canone definito "protetto", con 755 nuclei familiari che pagano 92 euro. Nel mese di ottobre 2011 Publicasa ha fatturato complessivamente 149.725 euro su canoni, quasi la metà dei quali (70mila euro) derivanti appunto dal canone protetto.  I controlli. La società che gestisce il patrimonio immobiliare del circondario, ha avviato proprio in questi giorni, il controllo a tappeto sulle autocertificazioni dei redditi del 2008, per capire se nel biennio 2009/2010 sono stati applicati i canoni giusti. In pratica vengono incrociati i dati dell'autocertificazione con quelli del Siatel (Sistema di interscambio anagrafe tributaria) del Ministero. E quando ci sono degli scostamenti, scatta l'accertamento.  Il punto. L'operazione è appena iniziata e già risultano addebitati oltre trentamila euro di canoni di locazione aggiuntivi. Ma la cifra è destinata a salire: «L'accertamento dei redditi imponibili relativi agli anni 2004 e 2006 - spiega il direttore Lorena Leoncini - ha comportato, rispettivamente nei confronti di 240 e 140 nuclei familiari, un addibito di 194mila euro e 195mila per canoni aggiuntivi. Insieme a quelli già addebitati in questa prima fase relativa al 2008, fanno 423mila euro, di cui 366mila euro già incassati. Questo soldi vengono destinati alla manutenzione degli edifici e alla ristrutturazione degli alloggi».  La zona grigia. Le armi in possesso di Publicasa per stanare chi occupa una casa popolare nonostante abbia un reddito che gli consentirebbe di rivolgersi al mercato immobiliare, sono limitate: «Abbiamo a disposizione soltanto autocertificazioni e Siatel - sottolinea il presidente Pietro Bonci -. Non possiamo verificare il possesso di beni di lusso o redditi derivanti da lavoro nero. Anche se, quando verifichiamo una situazione sospetta, facciamo puntualmente partire la segnalazione alla guardia di finanza. In caso di redditi inattendibili (per esempio quelli pari a zero), applichiamo i canoni più alti che ci consente la legge. E questo provvedimento, talvolta, porta al pentimento dell'inquilino, che a quel punto esibisce i dati reali». Difficilmente scatta la revoca della casa popolare, che può arrivare - per decisione del Comune - solo se per due anni consecutivi il reddito complessivo della famiglia supera del 75% la soglia fissata dalla legge regionale del 1996. Nel 2011 si sono verificati 4 casi.  Morosità. Ma i controlli riguardano anche le frequenti omissioni e ritardi nel pagamento dei canoni di locazione e delle spese condominiali: nel 2010 su un totale di 2,3 milioni di euro, Publicasa ha dovuto fare i conti con un mancato incasso di 226mila euro (9,79%): «Anche in questo caso - puntualizza Leoncini - grazie a un lavoro certosino, alla fine riusciamo a recuperare praticamente tutto, seppure in ritardo. Quei pochi che si ostinano a non pagare vengono sfrattato».

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