Il presidio
Gino Colibazzi trent'anni al vertice della Querciola
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Il popolo della contrada Querciola in festa3 MINUTI DI LETTURA
FUCECCHIO. Nella primavera 1981, quando i Fratres rispolverarono il Palio delle contrade, Gino Colibazzi - poi per trent'anni, fino al 2011 presidente della Querciola - fu subito coinvolto. «Vennero a cercarmi Franco Cei, esponente di Torre, e Mario Brotini, di Ferruzza: perché c'era da fresare la pista, avevo i macchinari, e sono anche donatore di sangue. Ero già coinvolto alla Campagnola, sede della contrada arancioverde, in cavalli, purosangue, e con i fantini, che non dovevano aver corso a Siena». Fa una pausa per la memoria e ricorda: «La partenza in buca D'Andrea non era in curva, ma da dove arrivano adesso i cavalli mezzosangue: dunque un rettilineo più lungo, che dava velocità ai purosangue. Un palio già avvincente, anche se agli esordi». Le contrade all'inizio erano 16: oltre alle attuali, anche altre quattro di frazione: Galleno (colori rosaverde), Biagioni (giallonero), Querce (gialloverde) e Vedute (rossogiallo). Qualcuno dice che il palio del 1982, vinto da Querciola, sia stato il primo vero. Il riferimento è all'attuale "nonna", Ferruzza, in quanto nella prima edizione Brotini, il mitico "Grondaia", portò tutti i cavalli, e tenne per i suoi bianconeri quello migliore. «E' una leggenda metropolitana, non inverosimile - osserva Colibazzi - d'altronde il Palio è Palio, bisogna tenerlo sempre presente. Nelle ultime edizioni siamo stati due volte in testa per mezzo giro in finale, ma poi siamo arrivati secondi; altri più birbanti di noi? Si sa bene che arrivare secondi è la più grossa delusione, la peggiore cosa che possa capitare; ci è accaduto 5 volte. Eppure non abbiamo mai rincorso nessuno».
Che cosa ha fatto di suo, Querciola?
«Pur essendo una piccola contrada, siamo stati tra i primi a cercare noi un cavallo valido, e una monta altrettanto affidabile. Nel gruppo arancioverde ci siamo suddivisi i compiti, giacché i ruoli non esistevano. Mi sono sentito poi dire, a Siena dove ci rispettano, che è così che si vince! Abbiamo primeggiato tre volte».
La vittoria più goduta?
«Ho conosciuto il fantino Pes, già vincente a Siena, nel 1986. Non poteva montare a Fucecchio perché impegnato altrove, l'ha poi fatto nel 1989, ha vinto nel 1994. E' stata una bella corsa, sudata. Basti ricordare che Ferruzza aveva per monta Aceto, e il cavallo lo portava Bastiano: sembrava un'accoppiata invincibile. Ma avevamo acquistato il cavallo l'anno prima in Inghilterra, Pes l'aveva visto vincente e abbiamo sovvertito il pronostico. E' stata un sorpresa per tutti, non per noi che ci credevamo».
E il terzo cencio, nel 1997? «Molto del merito, va a De Pau: un fantino che aveva già vinto con Sant'Andrea e con Bernarda. Quando seppi che era stato scaricato, anche se ero orientato per una monta diversa, l'ingaggiai al volo, e ci ha portato alla vittoria».
La crescita del Palio?
«Svolte importanti, nel 1986 con i fantini di Siena e i cavalli purosangue. E inoltre dal 2001, con la tratta. Perché alla competenza va aggiunta un po' di buona sorte, come nella vita».
Il neo capitano è Marco Colibazzi, con presidente Paolo Ceccarini: entrambi "figli d'arte" dei dirigenti di Querciola. Nel palio... ereditarietà come in politica?
«Nel dna di mio figlio c'è che è nato nel 1982, anno della vittoria del nostro primo palio. Gli ho trasmesso la passione, e altri valori positivi: l'aggregazione, la correttezza, lo stile. La politica lasciamola fuori della porta. Mancherà ai giovani dirigenti l'esperienza? Se la faranno, come tutti, dopo aver sbattuto il muso nel duro, quando credevano di essere già svegli».
Che cosa ha fatto di suo, Querciola?
«Pur essendo una piccola contrada, siamo stati tra i primi a cercare noi un cavallo valido, e una monta altrettanto affidabile. Nel gruppo arancioverde ci siamo suddivisi i compiti, giacché i ruoli non esistevano. Mi sono sentito poi dire, a Siena dove ci rispettano, che è così che si vince! Abbiamo primeggiato tre volte».
La vittoria più goduta?
«Ho conosciuto il fantino Pes, già vincente a Siena, nel 1986. Non poteva montare a Fucecchio perché impegnato altrove, l'ha poi fatto nel 1989, ha vinto nel 1994. E' stata una bella corsa, sudata. Basti ricordare che Ferruzza aveva per monta Aceto, e il cavallo lo portava Bastiano: sembrava un'accoppiata invincibile. Ma avevamo acquistato il cavallo l'anno prima in Inghilterra, Pes l'aveva visto vincente e abbiamo sovvertito il pronostico. E' stata un sorpresa per tutti, non per noi che ci credevamo».
E il terzo cencio, nel 1997? «Molto del merito, va a De Pau: un fantino che aveva già vinto con Sant'Andrea e con Bernarda. Quando seppi che era stato scaricato, anche se ero orientato per una monta diversa, l'ingaggiai al volo, e ci ha portato alla vittoria».
La crescita del Palio?
«Svolte importanti, nel 1986 con i fantini di Siena e i cavalli purosangue. E inoltre dal 2001, con la tratta. Perché alla competenza va aggiunta un po' di buona sorte, come nella vita».
Il neo capitano è Marco Colibazzi, con presidente Paolo Ceccarini: entrambi "figli d'arte" dei dirigenti di Querciola. Nel palio... ereditarietà come in politica?
«Nel dna di mio figlio c'è che è nato nel 1982, anno della vittoria del nostro primo palio. Gli ho trasmesso la passione, e altri valori positivi: l'aggregazione, la correttezza, lo stile. La politica lasciamola fuori della porta. Mancherà ai giovani dirigenti l'esperienza? Se la faranno, come tutti, dopo aver sbattuto il muso nel duro, quando credevano di essere già svegli».
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