Il Tirreno

Empoli

No alla petizione per portare la Gioconda a Firenze «E' un'idea pericolosa»

Il professor Carlo Pedretti mentre riceve la cittadinanza onoraria di Vinci
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Il professor Carlo Pedretti mentre riceve la cittadinanza onoraria di Vinci

Carlo Pedretti, il più grande studioso vivente di Leonardo, in prima fila contro l'iniziativa sostenuta dalla Provincia

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VINCI. «Se la cosa prendesse una brutta piega sarei il primo a firmare una petizione per lasciare la Gioconda dov'è. Trasportarla sarebbe troppo pericoloso. Non credo che ci sia una maggioranza di cretini che possa appoggiare tale idea». A pronunciare queste parole che non danno adito a dubbi è il più grande studioso vivente, uno dei più grandi di sempre, di Leonardo Da Vinci, il professor Carlo Pedretti. La brutta piega sarebbe quella che potrebbe consentire di spostare, seppur temporaneamente, dal museo del Louvre il quadro più celebre e discusso, amato, odiato e soprattutto invidiato di tutti i tempi. L'opinione dello studioso potrebbe avere risvolti pesantissimi, ponendo una volta per tutte la parola fine sulla donchisciottesca querelle estiva, vista la fiducia e il rispetto di cui gode nelle alte sfere del museo parigino. Basti pensare che due anni fa il Louvre in un giorno di chiusura lo convocò, insieme a una trentina di studiosi di tutto il mondo, e gli fu permesso di analizzare direttamente fra le mani tutti i dipinti di Leonardo, compresa la Gioconda.  Abbiamo contattato Pedretti dopo le polemiche suscitate dall'avvio della petizione per riportare la Gioconda a Firenze nel 2013, promossa dal professor Silvano Vinceti, presidente del comitato promotore per il rientro della Gioconda, e appoggiata da subito dalla Provincia di Firenze. Era scesa in campo la stessa Carla Fracci, assessore alla cultura, che aveva dichiarato: «Bisogna mobilitare il mondo intero perché la Gioconda venga riportata a Firenze. Bisognerà prendere l'opera con la massima cura e trasportarla in Italia con tutte le cautele possibili. Ma a Firenze la si deve ancora rivedere. Bisogna provarci a costo di andare tutti a Parigi, in coda davanti al Louvre a farne richiesta».  Dal Louvre il diniego era stato pressoché immediato. Vincent Pomarede, responsabile del dipartimento delle opere pittoriche, aveva fugato ogni speranza affermando che «un trasporto della Gioconda è assolutamente inimmaginabile perché non arriveremmo ad avere un controllo della temperatura ottimale, anche all'interno di casse climatizzate, e le vibrazioni sarebbero assai nocive per il quadro».  Nei giorni scorsi si sono mossi alcuni fra i pezzi da novanta del mondo della storia dell'arte europea come il direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali. «La Gioconda - ha spiegato - è una delle poche opere del catalogo di Leonardo: dobbiamo fare di tutto per non esporla ai rischi. È un'opera-simbolo dell'arte che non va mossa dal Louvre. Per questo, anche ammesso che la portassero in Italia, e non credo che accadrà mai, io la Gioconda non la vorrei agli Uffizi». Fuoco alle micce anche in ambito istituzionale invece quando il sindaco Dario Parrini, intervenuto nella polemica, ha sollevato il problema sul metodo seguito: «Andiamo a chiedere la Gioconda in maniera dilettantesca sulla scia di un Comitato, quello di Vinceti, privo di ogni autorevolezza in materia. Stupisce l'avallo della Provincia a un'operazione tanto sconclusionata».  Il ministro della cultura francese Mitterand, infine, ha definito impensabile il trasloco.

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