Il Tirreno

Empoli

Empoli ebbe il teatro grazie alla passione di Ippolito Neri

Baldacchino con le ali utilizzato per il Volo del ciuco
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Baldacchino con le ali utilizzato per il Volo del ciuco

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 EMPOLI. Appena archiviata anche la 532esima edizione del volo del ciuco, la quarta dell'èra moderna, proseguiamo con l'analizzare una delle figure che più hanno avuto merito nel trasmettere ai posteri la memoria del gran volo sulla piazza, Ippolito Neri, il letterato empolese che narra nel poema eroicomico "La presa di Saminiato", un episodio storico più inventato che reale, la conquista della rocca di San Miniato da parte degli empolesi. Il poema narra di come, durante una battaglia fra i due eserciti, visto l'esito incerto, gli empolesi, su consiglio dell'astuto capitano Cantino Cantini da Monterappoli, abbiano posto in essere uno stratagemma.  «E con trenta compagni in camerata - dice il Neri nel canto dodicesimo del suo più celebre poema eroicomico - e quel popol cornuto il Monte ascese e, marciando furtivo alla sfilata la via che volta a Poggighisi prese; poi dell'irsuta e puzzolente armata ad ogni corno un lumicino accese, e il colle con tal ordine coperse che sembrava l'esercito di Serse. Quando presso alla porta il gregge arriva, diedero nelle trombe e nei tamburi a ciel rotto gridando: "Empoli viva! che il suon ne giunge ai più remoti muri; a nuova così strana e intempestiva sbigottiti restaro e mal sicuri di Saminiato i popoli, e a vergogna non tennero il fuggir quando bisogna».  I sanminiatesi, a questo punto, come narrato dal Neri, scorti a migliaia i lumicini appesi alle corna dei baldanzosi ovini, rimangono talmente impressionati che immediatamente, senza colpo ferire, depongono le armi, e gli empolesi conquistano la rocca portando via come trofeo il chiavistello del palazzo comunale (che, a onor del vero, farà poi con tutta probabilità una fine ingloriosa); siccome i sanminiatesi avevano dichiarato, in precedenza, che si sarebbero arresi solo quando avessero visto gli asini volare, nei giorni successivi gli empolesi per tutta risposta celebrarono la vittoria facendo volare un asinello ben bardato e fornito d'ali dorate dal campanile della Collegiata. In realtà, lo spunto storico da cui parte il Neri è un episodio risalente al 1397, in cui castellani empolesi accorsero a sedare un tentativo di ribellione da parte d'alcuni abitanti della città della Rocca in favore di Pisa; la storia delle capre però appare totalmente inventata, come molto altro.  «Ultimo nel tempo e anco nella fama - ebbe a dire il Bargellini tratteggiando la figura del Neri - tra gli illustri emuli e seguaci del Tassoni, il Neri, per geniale e libera imitazione, per vena sincera di poeta, per giusto senso e criterio di artista, batté, s'io non erro, più d'ogni altro franco e sicuro la via dischiusa dal maestro comune». Il Neri viene presentato come il terzo esponente più importante della maniera eroicomica dopo il Tassoni, autore de "La Secchia rapita" e il Lippi, celebre per il suo "Malmantile racquistato". Il Neri fu anche prolifico autore teatrale. Questa passione lo portò nel 1691 a realizzare a sue spese, investendo centinaia di scudi, il primo teatro in Empoli, in una grande stanza in via del Pesco attigua al palazzo di famiglia. I Neri donarono poi il teatro all'Accademia empolese dei Gelosi Impazienti; nel 1818 il teatro lasciò il posto a un nuovo e più funzionale edificio: il glorioso e stupendo teatro Salvini, situato a metà della via intitolata ai Neri appunto, distrutto purtroppo dal crollo del campanile degli agostiniani durante l'ultima guerra e mai più ricostruito (in luogo del teatro fu costruito il cinema La Perla). Paolo Santini    QUESTIONE DI CALENDARI Quella data di morte controversa  Ippolito Neri nacque a Empoli il 26 novembre del 1652 e morì, sempre nella sua città, nel 1709. Però... La prima querelle arriva sulla data della morte. Il dizionario di "Letteratura Italiana" Einaudi e la "Letteratura" della Garzanti sostengono sia morto nel 1708. Altri nel 1709. In realtà hanno tutti ragione, anche se qualcuno, pure autorevolissimo, ha omesso un particolare. Chi scrive che il Neri è morto nel 1708 spesso dimentica di ricordare al lettore che, all'epoca nel Granducato, vigeva lo stile fiorentino, per il quale l'anno iniziava "Ab Incarnatione", il 25 marzo. Quindi il 22 gennaio 1708 stile fiorentino è il 22 gennaio 1709 stile comune, per il nostro calendario. Tutti concordano, invece, sul giorno: il 22 gennaio... se è vero.

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