Il Tirreno

Empoli

Il no deciso di Vinci bloccò i desideri delle frazioni ribelli

Il lungarno di Spicchio negli anni Cinquanta
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Il lungarno di Spicchio negli anni Cinquanta

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 VINCI. «La pratica per il passaggio di Spicchio e Sovigliana dal Comune di Vinci a quello di Empoli è stata rimessa ieri l'altro dalla prefettura di Firenze al Ministero degli Interni». Così, nel settembre 1959, si annuncia l'avvio di quello che sarà l'epilogo della lunga querelle relativa alla richiesta di distacco di Spicchio e Sovigliana da Vinci. Abbiamo visto come, nel febbraio 1957, la domanda a favore del passaggio al Comune di Empoli fosse stata firmata «non solo - leggiamo dai documenti - dalla maggioranza (50% +1) dei cittadini elettori o dei cittadini contribuenti, ma da un'aliquota tanto dell'una quanto dell'altra categoria, che supera l'ottantasette per cento del totale e rappresenta l'aliquota del settantacinque per cento del carico tributario complessivo: ne deriva che le condizioni volute dalla legge, per l'ammissibilità della domanda di cui trattasi, sono larghissimamente raggiunte e superate, come potrà essere agevolmente accertato dalle autorità cui la legge commette l'esame preliminare e l'istruttoria della pratica relativa».  «Le ragioni addotte da queste due frazioni nella loro domanda furono condensate, come si ricorderà, - proseguono i documenti - nei seguenti tre punti: 1) che il territorio di dette frazioni giace in immediata continuità dall'agglomerato urbano del contermine comune di Empoli (da cui sono divise dal solo corso dell'Arno), mentre i centri abitati di Spicchio e Sovigliana distano rispettivamente 11 e 9 chilometri da Vinci; 2) che gli interessi industriali, economici, sociali, commerciali e culturali degli abitanti delle due sopraddette frazioni convergono per la loro totalità verso Empoli, mentre nessun legame di eguale natura esiste col capoluogo del tradizionale, ma anacronistico, attuale comune di Vinci; 3) che mentre nessun reale interesse può essere vantato dal comune di Vinci a conservare nella propria circoscrizione le due suddette frazioni, gli abitanti di esse hanno interessi vivi, reali, attuali a che le medesime siano separate dal comune di Vinci ed aggregate a quello di Empoli».  Intanto a Vinci si era costituito un comitato d'integrità territoriale. Fece presente che il danno che ne avrebbe ricevuto il comune, qualora le due frazioni fossero passate a Empoli, sarebbe stato addirittura irrimediabile, per cui il problema doveva essere esaminato non unilateralmente (dalle due frazioni), ma da tutte le parti di cui il comune è composto. Dopo la raccolta delle firme nelle due frazioni, furono chiamati a pronunciarsi il consiglio comunale di Empoli, che espresse all'unanimità voto favorevole ad accogliere le due frazioni, il consiglio comunale di Vinci che si pronunciò contro, il consiglio provinciale che si dichiarò favorevole. Alla domanda fu allegato un grafico, riproducente il territorio che sarebbe dovuto passare al comune di Empoli e così per la sua esatta delimitazione, a norma di legge, i due comuni interessati avrebbero dovuto nominare una commissione, ma quello di Vinci si rifiutò. Agì autonomamente la prefettura che ebbe l'onere di rimettere la domanda al Ministero degli Interni, allegando a essa una sua relazione motivata. Il consiglio comunale di Vinci, però, presieduto dal sindaco Guido Masi, aveva espresso a maggioranza un parere negativo pesantissimo; alla fine prevarrà su tutti gli altri, e sarà determinante per le decisioni finali. All'interno della stessa maggioranza ci furono anche i voti contrari da parte dei consiglieri comunali abitanti delle due frazioni. Il referendum non era servito. Paolo Santini    TRA PUBBLICO E PRIVATO La battaglia portò vantaggi  In realtà, la consultazione popolare con tanto di votazione plebiscitaria, non fu del tutto inutile, anzi, con il senno di poi forse... è andata meglio così. Per tutti. La richiesta, comunque, come abbiamo visto, venne bocciata dalle autorità competenti, ma servì a far dichiarare il comune di Vinci zona depressa, consentendo l'impianto di industrie con esenzione fiscale, l'espansione edilizia, la vendita di terreni agricoli, e l'arrivo di servizi essenziali lungo quello che, dopo la sua apertura e definizione, diverrà l'asse portante delle due frazioni praticamente unite, il viale Togliatti. Inoltre, arrivarono i primi uffici comunali decentrati dal capoluogo.

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