Il Tirreno

Empoli

Castello rende omaggio all'arte di Brunetto Cantini il nonno dei cantastorie

Camilla Trillò
Sopra Brunetto Cantini suona la chitarra a sinistra mostra i suoi strumenti musicali e l’album con le foto di una passione lunga più di ottant’anni
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Sopra Brunetto Cantini suona la chitarra a sinistra mostra i suoi strumenti musicali e l’album con le foto di una passione lunga più di ottant’anni

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 CASTELFIORENTINO. Una vita dedicata alla musica e alla cultura, quella di Brunetto Cantini, 93 anni portati alla grande, il cantastorie più longevo d'Italia. All'ultima edizione di "In/Canti e Banchi" ha ricevuto un premio speciale proprio per la sua attività portata avanti per un'intera vita e che ancora continua ad appassionarlo. «Con mio figlio Franco - racconta - continuiamo a fare spettacoli ma solo per hobby. Per lo più durante feste, cene, battesimi e in occasioni come quella di "In/Canti e banchi", alla quale siamo presenti fin dall'anno della sua nascita».  Un mestiere, quello del cantastorie, al quale si è avvicinato all'età di 10 anni «quando iniziai a suonare il mandolino, dopodiché divenni uno degli elementi della banda di Castelfiorentino. Presto il mio maestro di musica mi dette l'opportunità di entrare a far parte della corale di Castello: lì imparai a cantare le opere liriche e iniziammo a fare spettacoli al teatro Comunale di Firenze. Per fare questo mestiere è necessario studiare tanto e io, pur non conseguendo titoli di studio, anche a causa della chiamata al fronte, studiai molto da autodidatta, soprattutto cultura musicale, poesie, i grandi classici. Tutti parlano di Benigni e del fatto che conosce a memoria l'intera Divina Commedia: ebbene, anch'io a 18 anni sapevo a memoria tutti i canti della Commedia e non solo. Ho imparato, e tuttora ricordo, gran parte della Gerusalemme Liberata di Tasso e dell'Eneide di Virgilio, come tanti altri classici e poesie».  Poi la chiamata al fronte con il generale Bitossi che, a capo della spedizione in Africa, gli chiese di comporre un poema sulla guerra. «In quegli anni ero costretto a comporre versi e poemi diametralmente opposti: quando potevo sentirmi libero di scrivere ciò che volevo, scrivevo contro il fascismo e la guerra, ma di fronte alle richieste del generale ero obbligato a scrivere versi a favore della nostra spedizione. Sono stati anni intensissimi, in cui ho conosciuto molti personaggi che rappresentano la storia vera, come la Regina d'Inghilterra o il presidente Giorgio Napolitano».  Insomma, una vita davvero ricca quella di Brunetto Cantini, con tantissime storie da raccontare e in cui il leit motive sono stati lo studio e la passione per la musica, la cultura, la poesia. «Sono stato invogliato a studiare da mio fratello che è poi morto in Germania nei lager nazisti. Fu lui a farmi capire l'importanza della studio e da allora iniziai ad appassionarmi ai grandi scrittori e poeti. La cultura mi ha travolto, fino a divenire parte essenziale della mia vita».

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