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Da Empoli a Gaza viaggio all'inferno sulle orme di Arrigoni

Marco Pagli
Da Empoli a Gaza viaggio all'inferno sulle orme di Arrigoni

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Non è facile tornare da Gaza con il cuore pieno di speranza, quando negli occhi rimangono tante immagini di rabbia e di dolore. Ma se qualcosa Vittorio Arrigoni, il cooperante italiano ucciso il 15 aprile scorso in Palestina da una cellula salafita, ha lasciato è proprio la capacità di restare umani di fronte alle ingiustizie più dure. Teresa Siesto, 30 anni empolese, è tornata pochi giorni fa dall'inferno della Striscia. Partita con il convoglio "Restiamo Umani" insieme a tanti giovani da tutta Italia per ricordare Vik ad un mese dalla sua morte.

Per lei, militante della comunità in resistenza di Empoli e che la causa del popolo palestinese la porta nel cuore, è stata un'esperienza unica. «La carovana è partita sull'onda della morte di Vittorio - spiega Teresa - abbiamo voluto ricordarlo così, andando a visitare e portando la nostra solidarietà alla sua gente. Adesso che lui non c'è più c'è ancora maggiore bisogno di cooperanti internazionali che facciano monitoraggio e informazione su quanto succede in quei territori. Quello palestinese è un popolo che vive quotidianamente sofferenze e ingiustizie, ma non per questo si sente rassegnato. Ha solamente bisogno di far sentire la propria voce». 

Per questo è stato lanciato un progetto che dovrebbe portare alla costruzione di un sito internet informativo gestito da giornalisti e fotografi palestinesi, per non si spengano mai le luci su quel dramma. «L'informazione e l'apprendimento sono le armi più forti per chi vive in quelle condizioni - continua - così abbiamo avviato questo canale che dovrebbe essere attivato a breve. Ci sono moltissimi giovani pronti a impegnarsi in questo progetto. In questo momento stanno portando avanti la lotta contro l'occupazione e per la libertà sull'onda delle rivolte in Nord Africa».  I problemi che devono affrontare sono enormi e hanno radici diverse. «L'occupazione israeliana è pesante - spiega Teresa Siesto - molte risorse importanti come medicinali, carburante e alcuni generi alimentari non passano dalle frontiere e devono arrivare attraverso tunnel sotterranei.

Per molti lavoratori, come i pescatori, è difficile lavorare perché gli viene impedito di pescare. E poi con l'offensiva di tre anni fa, "Piombo fuso", sono state distrutte case, scuole, ospedali che ancora sono in fase di ricostruzione e sono state lanciate bombe al fosforo bianco che stanno provocando tumori nella popolazione. Tuttavia i giovani soffrono anche alcune imposizioni di Hamas. Ad esempio molte donne hanno deciso di non portare il velo per protesta».

Ma la speranza e il coraggio di cambiare non manca e contagia anche chi viene da lontano. «Sono partita con molte ansie e qualche paura - conclude - e torno con più forza e speranza di prima. Proprio il giorno della commemorazione a Vittorio ci sono stati scontri nella "zona cuscinetto", in cui sono stati uccisi due giovani e ne sono rimasti feriti a decine. Ma nemmeno questo li ha fermati nella loro voglia di lottare pacificamente per la libertà».

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