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Siamo sempre più ansiosi e depressi: uno su otto fa uso di psicofarmaci
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Il consumo di antidepressivi aumenta al ritmo di mille pazienti in più all’anno nel circondario4 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Dei circa 175mila abitanti dell'Empolese Valdelsa il 13 per cento fa uso di antidepressivi. Come dire: uno su otto soffre di disturbi patologici dell'umore più o meno gravi. A dirlo sono i dati rilevati dall'azienda sanitaria locale, che indicano anche che il fenomeno è in continuo aumento. Nel 2010 sono state 23mila le persone trattate con psicofarmaci, nel 2006 erano 20.400, nel 2007 il numero era salito a 21mila, nel 2008 a 22.500, nel 2009 a 23mila. L'uso di antidepressivi è aumentato al ritmo di quasi mille pazienti all'anno: un fenomeno da non sottovalutare, considerando anche che la Toscana è la regione con il più alto numero di psicofarmaci prescritti. A spiegare il motivo di questa tendenza è Nedo Mennuti, direttore della rete territoriale della Asl 11.
«In Toscana - spiega il dottor Mennuti - le scuole dalle quali provengono i medici puntano molto sulla cura farmacologica. I servizi psicologici pubblici sono poi sottodimensionati: l'Asl può prendere in cura attraverso una psicoterapia soltanto i casi più gravi». Non è quindi sufficiente il numero dei servizi di consulenza psicologica rispetto alle persone che fanno uso di antidepressivi.
Colpa della crisi. C'è poi anche una ragione economica. «La crisi degli ultimi anni - prosegue Mennuti - ha riversato nelle strutture pubbliche un gran numero di pazienti che prima erano seguiti da psicologi e psichiatri che svolgono attività privata. Per ovviare alla mancanza di personale pubblico che risponda alle esigenze di tutti i cittadini, l'Asl 11 organizza terapie di gruppo almeno per quanto riguarda i problemi comportamentali di media entità come ad esemio attacchi di panico e forme ansiose».
Ansiolitici esclusi. Fra gli psicofarmaci prescritti ai pazienti su cui è stata condotta l'analisi dell'Asl 11 sono compresi solo i medicinali a carico del sistema sanitario: sono esclusi tutti i tipi di ansiolitici a carico dell'assistito.
Più donne che uomini. Un altro dato molto significativo che emerge dall'analisi dell'Asl è che il numero delle donne che assumono antidepressivi è il doppio rispetto a quello degli uomini: nel 2010 per esempio si contano 15.700 pazienti di sesso femminile a 7.300 assistiti maschi. «La causa di tale dislivello - spiega il dottor Mennuti - è che questo tipo di patologie colpisce di più le donne. Consideriamo inoltre il fatto che gli antidepressivi vengono spesso somministrati per curare gli effetti collaterali della menopausa».
Le età a rischio. Il numero più alto di donne curate con psicofarmaci, circa 2.300 si registra, infatti, fra i 45 e i 54 anni. Fra i 35 e i 44 sono 1.800 i casi, mentre fra i 55 e i 64 anni quando gli effetti della menopausa si sono stabilizzati, il numero rimane costante (2.400). Il dislivello fra femmine e maschi che fanno uso di psicotici si accentua con la crescita dell'età. Fino a 24 anni, infatti, il numero di donne e uomini è pressoché simile, mentre dai 25 ai 34 anni già si nota una notevole differenza: 585 maschi nel 2010 curati con farmaci per la depressione, 891 donne; 995 uomini fra i 35 e i 44 anni e ben 1.800 donne nella stessa fascia d'età.
Gli anziani. «L'alto uso di antidepressivi - continua Mennuti - si spiega anche perché oggi questo tipo di farmaco è molto utilizzato nella cura della demenza senile, cioé disturbi comportamentali che derivano dalla vecchiaia». Il numero più alto di pazienti trattati con psicofarmaci ha infatti un'età superiore ai 75 anni.
Cure interrotte. Un altro elemento da sottolineare è il tasso d'abbandono: la media regionale di pazienti curati con antidepressivi che decidono di interrompere la cura è del 27,8%. Nell'empolese siamo appena al di sotto di tale media: il 26,40% degli assistiti smette di utilizzare gli psicotici prima dell'arrivo degli effetti positivi. «Il tasso d'abbandono - spiega Mennuti - è un dato negativo. La cura farmacologica deve durare mediamente fra i sei mesi e i due anni per dare gli effetti desiderati. Spesso i pazienti abbandonano, però, l'assunzione di psicofarmaci dopo poche settimane: questi medicinali nel primo periodo hanno infatti molti effetti collaterali, che si dileguano col tempo».
Non solo farmaci. «La prescrizione di antidepressivi - conclude il dottor Nedo Mennuti - può essere affiancata alla psicoterapia, ma le due cose devono andare di pari passo. In molti casi, infatti, il solo ricorrere alla psicoterapia, non può dare gli effetti sperati: questo soprattutto nei casi di psicosi gravi, come ad esempio la schizofrenia, ma anche in caso di depressioni più significative».
«In Toscana - spiega il dottor Mennuti - le scuole dalle quali provengono i medici puntano molto sulla cura farmacologica. I servizi psicologici pubblici sono poi sottodimensionati: l'Asl può prendere in cura attraverso una psicoterapia soltanto i casi più gravi». Non è quindi sufficiente il numero dei servizi di consulenza psicologica rispetto alle persone che fanno uso di antidepressivi.
Colpa della crisi. C'è poi anche una ragione economica. «La crisi degli ultimi anni - prosegue Mennuti - ha riversato nelle strutture pubbliche un gran numero di pazienti che prima erano seguiti da psicologi e psichiatri che svolgono attività privata. Per ovviare alla mancanza di personale pubblico che risponda alle esigenze di tutti i cittadini, l'Asl 11 organizza terapie di gruppo almeno per quanto riguarda i problemi comportamentali di media entità come ad esemio attacchi di panico e forme ansiose».
Ansiolitici esclusi. Fra gli psicofarmaci prescritti ai pazienti su cui è stata condotta l'analisi dell'Asl 11 sono compresi solo i medicinali a carico del sistema sanitario: sono esclusi tutti i tipi di ansiolitici a carico dell'assistito.
Più donne che uomini. Un altro dato molto significativo che emerge dall'analisi dell'Asl è che il numero delle donne che assumono antidepressivi è il doppio rispetto a quello degli uomini: nel 2010 per esempio si contano 15.700 pazienti di sesso femminile a 7.300 assistiti maschi. «La causa di tale dislivello - spiega il dottor Mennuti - è che questo tipo di patologie colpisce di più le donne. Consideriamo inoltre il fatto che gli antidepressivi vengono spesso somministrati per curare gli effetti collaterali della menopausa».
Le età a rischio. Il numero più alto di donne curate con psicofarmaci, circa 2.300 si registra, infatti, fra i 45 e i 54 anni. Fra i 35 e i 44 sono 1.800 i casi, mentre fra i 55 e i 64 anni quando gli effetti della menopausa si sono stabilizzati, il numero rimane costante (2.400). Il dislivello fra femmine e maschi che fanno uso di psicotici si accentua con la crescita dell'età. Fino a 24 anni, infatti, il numero di donne e uomini è pressoché simile, mentre dai 25 ai 34 anni già si nota una notevole differenza: 585 maschi nel 2010 curati con farmaci per la depressione, 891 donne; 995 uomini fra i 35 e i 44 anni e ben 1.800 donne nella stessa fascia d'età.
Gli anziani. «L'alto uso di antidepressivi - continua Mennuti - si spiega anche perché oggi questo tipo di farmaco è molto utilizzato nella cura della demenza senile, cioé disturbi comportamentali che derivano dalla vecchiaia». Il numero più alto di pazienti trattati con psicofarmaci ha infatti un'età superiore ai 75 anni.
Cure interrotte. Un altro elemento da sottolineare è il tasso d'abbandono: la media regionale di pazienti curati con antidepressivi che decidono di interrompere la cura è del 27,8%. Nell'empolese siamo appena al di sotto di tale media: il 26,40% degli assistiti smette di utilizzare gli psicotici prima dell'arrivo degli effetti positivi. «Il tasso d'abbandono - spiega Mennuti - è un dato negativo. La cura farmacologica deve durare mediamente fra i sei mesi e i due anni per dare gli effetti desiderati. Spesso i pazienti abbandonano, però, l'assunzione di psicofarmaci dopo poche settimane: questi medicinali nel primo periodo hanno infatti molti effetti collaterali, che si dileguano col tempo».
Non solo farmaci. «La prescrizione di antidepressivi - conclude il dottor Nedo Mennuti - può essere affiancata alla psicoterapia, ma le due cose devono andare di pari passo. In molti casi, infatti, il solo ricorrere alla psicoterapia, non può dare gli effetti sperati: questo soprattutto nei casi di psicosi gravi, come ad esempio la schizofrenia, ma anche in caso di depressioni più significative».
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