LA LETTERA DEI GENITORI
Il nostro cuore batte, ma senza te siamo robot
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Matteo Manetti 2 MINUTI DI LETTURA
A distanza di un anno dal 31 gennaio 2010 il dolore non si placa, la rabbia neppure. È passato un anno da quel maledetto giorno, quando a causa della voglia di primeggiare, della voglia di arrivare prima... Chissà dove doveva andare, chissà chi lo aspettava di così importante per non aspettare un minuto, un semplice minuto, solo un attimo. Bastava solo rispettare lo stop e tutto questo non sarebbe successo. Come un soffio di vento, un auto ti ha travolto, distruggendo tutti i tuoi progetti, tutti i tuoi sogni. Il nostro cuore continua a battere, ma noi siamo dei robot, non c'è più gioia, non c'è più la voglia di sorridere, di scherzare. Anche il Natale, festa appena trascorsa, è stato solo un giorno di dolore; sul tuo letto c'è ancora il regalo di Pasqua, del compleanno e per ultimo quello del Natale, da scartare. Tutto è rimasto come hai lasciato, la tua stanza si sta riempiendo solo dei cartelloni, dei pupazzi, di tutti i pensieri che i tuoi amici e altri ti portano. I nostri progetti sono svaniti. Ci mancano le tue risate e la tua voglia di vivere; riuscivi a coinvolgerci in tante cose. Ci mancano le parole "Mamma", "Babbo". Ci manchi Tu. Niente riporterà in vita Matteo, ma vogliamo sperare che le leggi cambino perché oltre a dover subire la lentezza degli iter normativi, la pena prevista per questi crimini non è assolutamente adeguata, mentre noi stiamo già scontando una condanna a vita. L'unica cosa che possiamo fare per Matteo è mettere i fiori sulla sua tomba, nel luogo dell'incidente, in camera e sulla sua moto, che giace in garage perché non è più possibile aggiustarla: è morta! Molte volte riceviamo pugnalate. Oltre al dolore dobbiamo anche sentire le persone che evocano sentenze senza senso, perché non sanno come sono avvenuti i fatti: a conclusione delle indagini il Procuratore ha scritto che l'incidente è stato causato dalla negligenza del conducente dell'auto che ha violato il codice della strada, omettendo di dare la precedenza a Matteo. E comunque vorremmo concludere dicendo: prima di giudicare, è meglio pensare, in qualunque situazione. Patrizia Rossetti e Adonello Manetti (genitori di Matteo)
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