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Di Fede bacchetta i prof del Pontormo
Marco Fani
L'assessore provinciale: la sospensione delle gite penalizza solo gli studenti
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EMPOLI. «Sospendere le gite è una forma di protesta che penalizza esclusivamente gli studenti. Non aiuterà sicuramente a risolvere la situazione, né a far cambiare idea al ministro Gelmini». A prendere la parola è l'assessore alla pubblica istruzione della Provincia di Firenze Giovanni Di Fede dopo la pubblicazione sul Tirreno di ieri di un'inchiesta sull'avvenuta sospensione delle gite scolastiche al liceo scientifico Pontormo (su decisione del collegio dei docenti) in seguito ai tagli della riforma Gelmini e i numerosi commenti degli studenti di via Sanzio. «Sono molto vicino agli insegnanti in questo momento di difficoltà - spiega Di Fede - sopraggiunte anche in seguito ai provvedimenti del Ministero e alle decisioni assunte dal Governo. Ma tagliare le gite scolastiche è un provvedimento troppo penalizzante per i ragazzi. Il viaggio d'istruzione è un'occasione e un percorso complementare a quello che avviene sui banchi di scuola. E generalmente si presenta poche altre volte durante gli anni di studio. Saltarla vuola dire privare gli studenti di una grande occasione formativa irrecuperabile». Secondo l'assessore sarebbero state opportune altre forme di protesta. «Lo sciopero - spiega - è sicuramente penalizzante per tutti, ma non quanto privare i ragazzi delle gite scolastiche. Non va dimenticato che stiamo parlando di una forma di protesta storica, di un diritto perfettamente sancito. I giorni di scuola possono essere recuperati in altro modo, ma per i viaggi non vale lo stesso. Durante le ore di lezione, comunque, si possono anche attuare forme di protesta varie senza arrivare all'astensione dal posto di lavoro». Non manca poi una riflessione globale sul mondo del lavoro. «In questo momento ribadisco la mia vicinanza agli insegnamenti - continua Di Fede - che stanno vivendo un momento molto particolare. Ma è giusto anche fare una valutazione a trecentossessanta gradi della situazione economica. Non bisogna perdere di vista le difficoltà che ci sono anche in altri ambiti di lavoro non statali e tutti quei problemi d'inserimento nel mondo del lavoro che riguardano i ragazzi più giovani, da poco usciti dal percorso di studio».
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