Era nel progetto Vite indipendenti. La disabile farà causa a Regione e Comune
Odissea di una non vedente
Veronica Potenza
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Progetto della Regione per i non vedenti che non ha funzionato L'aiuto promesso non è arrivato, ora è in difficoltà
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EMPOLI. "Vita indipendente", il progetto della Regione Toscana volto ad aiutare persone affette da invalidità grave con un contributo dai 500 ai 1680 euro per coprire i costi dell'assistenza domiciliare, avrebbe dovuto essere la soluzione a tutti i suoi problemi ma le cose sono andate diversamente e la signora Anna Borchi, 64enne di Empoli non vedente, si sente beffata e chiede giustizia. «Il mio medico - racconta la donns - mi aveva assicurato che questo bando sarebbe stato la mia salvezza e che, data la mia situazione economica e la gravità della mia malattia, avrei avuto sicuramente diritto ad almeno mille euro. Con quella cifra avrei potuto finalmente assumere una persona per sei ore al giorno, invece me ne hanno assegnate solo 500. Per far venire una donna ne servono almeno 950 al netto dalle tasse. Io dove le vado a prendere il resto?». E' grande la rabbia di questa signora empolese che pensava di aver trovato la soluzione a tutti suoi problemi e ha invece dovuto rinunciare al contributo assegnatole perché impossibilitata a versare il resto. «Fino al 2004 non abbiamo chiesto nessun aiuto anche se mi spettava - spiega Anna Borchi - è sempre stato mio marito a occuparsi di me ma anche lui è invalido, soffre di asma, è stato operato per un tumore e non ce la fa più a fare tutto. Tra tutti e due abbiamo un reddito inferiore ai 20mila euro annui e ne paghiamo 700 al mese di affitto». «Facciamo fatica ad arrivare alla fine del mese, dove li trovo altri 500 per pagare una persona? - continua ancora Borchi - siamo disperati, da quando ho appreso la notizia mi sono tornati anche gli attacchi di panico». Al momento l'assistenza che le viene garantita è pari a un'ora al giorno dal lunedì al sabato ma questo ai due coniugi non basta. «Io non ce l'ho con le operatrici del sociale che vengono a casa - ha detto ancora - anzi loro sono persone meravigliose. E' solo che in un'ora fanno in tempo solo ad accompagnarmi fuori se ho bisogno di uscire ma nient'altro. Per le pulizie e per assistermi non posso più contare su mio marito perché non ce la fa più». La signora Anna e suo marito Giancarlo Semplici, 67 anni, non si sono dati per vinti e hanno deciso di battersi per ottenere un contributo sufficiente a coprire le spese. Hanno scritto ad alcuni parlamentari e si sono rivolti a un avvocato con l'intento di fare a causa alla Regione, al Comune di Empoli e al loro medico curante. «Assegnarmi quella cifra è stata una presa in giro. Quello che mi fa rabbia - ha spiegato Borchi - è che sono sicura che molti di quelli che si aggiudicano importi più alti hanno in realtà redditi superiori al mio, solo che non li dichiarano».
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