Grazie a 60 volontari vive un teatro di campagna
Paolo Santini
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A sinistra il secondo da sinistra è Martinelli insieme ad altri volontari impegnati nel teatro, a destra il teatro che si trova a Marcialla tra Certaldo e Barberino Valdelsa3 MINUTI DI LETTURA
CERTALDO. Un piccolo teatro diviso tra due comuni ma che porta avanti una programmazione di tutto rispetto grazie alla grande forza di 60 volontari. E' la realtà del Regina Margherita di Marcialla che ha un cartellone per grandi e per piccoli. Una realtà preziosa che viene descritta dal direttore Gianfranco Martinelli.
Per far spegnere le tv e le playstation e consentire alle persone di cominciare a riappropriarsi della propria capacità di pensare quale è la carta che può giocare un teatro come Marcialla?
«Penso sia difficile fare spegnere quella finestra magica sul cui davanzale si assopisce la maggior parte dei cervelli e da dove spesso entra tanto di quel fumo cattivo che impedisce di vedere. Ma nonostante tutto, i tentativi che il Teatro Regina Margherita sta cercando di fare, valgono per tutti i luoghi di produzione creativa, là dove la distanza tra la vita reale e la finzione è impalpabile e qualche volta, anzi quasi sempre, è la prima a prevalere sulla seconda. Per portare la gente fuori dalle case c'è bisogno di organizzare eventi che aprono ad un modo nuovo di vedere le cose, poter immaginare un mondo nuovo, forse diverso, dove ognuno è attore e autore della propria vita. Il nostro teatro ha cercato di capire le esigenze e per certi versi anche i gusti dei suoi pubblici; abbiamo risposto, posso dire con successo, con una programmazione di qualità che abbraccia quattro indirizzi la prosa, il jazz, il teatro Ragazzi, la tradizione Vernacolare».
Il momento è difficile perché, come ha affermato il ministro Tremonti "con la cultura non si mangia". La ricetta per cambiare questa situazione può essere quella di ripartire ripartire dai piccoli teatri, dai cinema di paese, dai luoghi di aggregazione più vicini alla gente?
«Non c'è una ricetta, la risposta è dentro di noi, abbiamo bisogno di un cambiamento profondo, una riaffermazione di valori che mettono il rispetto dell'uomo, chiunque esso sia, bianco, rosso, giallo, nero, uomo, donna, in posizione di eccellenza. Basterebbe gestire meglio, ottimizzare, fare funzionare meglio i luoghi della cultura, migliorare l'offerta per poi vedere come il turismo, la frequentazione del pubblico, può aumentare tutto quell'indotto legato alla distribuzione parallela».
Prezzi popolari e avvicinamento al teatro attraverso generi diversi. Che ruolo ha attualmente un piccolo teatro di paese come quello da lei diretto
«La nostra, da realtà di campagna con la produzione di commedie in vernacolo è diventata un punto di riferimento regionale; avere un piccolo teatro, voluto dalla gente, gestito da un'associazione culturale fatta di oltre 60 volontari che investono il loro tempo libero in un progetto culturale, è già un coinvolgimento che aumenta di molto la qualità della vita in questo territorio. I prezzi invece hanno una importanza relativa. Quest'anno inoltre abbiamo un cartellone straordinario, con il ritorno della rassegna jazz, con nomi di prestigio come il fisarmonicista Antonello Salis e il trombettista Fabrizio Bosso, il quartetto del contrabbassista Lello Pareti con al sax Francesco Bearzatti. Tante le formazioni che si alterneranno nel programma di prosa, dai Cantieri Teatrali Koreja all'attore-regista Cèsar Brie dall'Argentina, oppure la Compagnia The Drift dalla Svizzera. Non mancheranno il teatro di figura e la rassegna del Teatro Popolare Toscano».
Per far spegnere le tv e le playstation e consentire alle persone di cominciare a riappropriarsi della propria capacità di pensare quale è la carta che può giocare un teatro come Marcialla?
«Penso sia difficile fare spegnere quella finestra magica sul cui davanzale si assopisce la maggior parte dei cervelli e da dove spesso entra tanto di quel fumo cattivo che impedisce di vedere. Ma nonostante tutto, i tentativi che il Teatro Regina Margherita sta cercando di fare, valgono per tutti i luoghi di produzione creativa, là dove la distanza tra la vita reale e la finzione è impalpabile e qualche volta, anzi quasi sempre, è la prima a prevalere sulla seconda. Per portare la gente fuori dalle case c'è bisogno di organizzare eventi che aprono ad un modo nuovo di vedere le cose, poter immaginare un mondo nuovo, forse diverso, dove ognuno è attore e autore della propria vita. Il nostro teatro ha cercato di capire le esigenze e per certi versi anche i gusti dei suoi pubblici; abbiamo risposto, posso dire con successo, con una programmazione di qualità che abbraccia quattro indirizzi la prosa, il jazz, il teatro Ragazzi, la tradizione Vernacolare».
Il momento è difficile perché, come ha affermato il ministro Tremonti "con la cultura non si mangia". La ricetta per cambiare questa situazione può essere quella di ripartire ripartire dai piccoli teatri, dai cinema di paese, dai luoghi di aggregazione più vicini alla gente?
«Non c'è una ricetta, la risposta è dentro di noi, abbiamo bisogno di un cambiamento profondo, una riaffermazione di valori che mettono il rispetto dell'uomo, chiunque esso sia, bianco, rosso, giallo, nero, uomo, donna, in posizione di eccellenza. Basterebbe gestire meglio, ottimizzare, fare funzionare meglio i luoghi della cultura, migliorare l'offerta per poi vedere come il turismo, la frequentazione del pubblico, può aumentare tutto quell'indotto legato alla distribuzione parallela».
Prezzi popolari e avvicinamento al teatro attraverso generi diversi. Che ruolo ha attualmente un piccolo teatro di paese come quello da lei diretto
«La nostra, da realtà di campagna con la produzione di commedie in vernacolo è diventata un punto di riferimento regionale; avere un piccolo teatro, voluto dalla gente, gestito da un'associazione culturale fatta di oltre 60 volontari che investono il loro tempo libero in un progetto culturale, è già un coinvolgimento che aumenta di molto la qualità della vita in questo territorio. I prezzi invece hanno una importanza relativa. Quest'anno inoltre abbiamo un cartellone straordinario, con il ritorno della rassegna jazz, con nomi di prestigio come il fisarmonicista Antonello Salis e il trombettista Fabrizio Bosso, il quartetto del contrabbassista Lello Pareti con al sax Francesco Bearzatti. Tante le formazioni che si alterneranno nel programma di prosa, dai Cantieri Teatrali Koreja all'attore-regista Cèsar Brie dall'Argentina, oppure la Compagnia The Drift dalla Svizzera. Non mancheranno il teatro di figura e la rassegna del Teatro Popolare Toscano».
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