Il presidio
Quella mattina d'agosto del 1944 fu il finimondo
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Uno dei canali del Padule (foto Marco Matteoli) Solo trent'anni dopo si seppe il numero esatto delle vittime dei nazifascisti
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FUCECCHIO. C'era uno strano silenzio, quella mattina. E non si vedeva un tedesco. Di solito, non mancavano di farsi notare. Anche da lontano. I rifugi erano nel fianco di in una collinetta, in località Cioni, poco distante da Torre, che dà sulla parte terminale del Padule. Proprio dirimpetto a San Miniato, da dove venivano le cannonate, a ogni ora del giorno, e che facevano essere, quel luogo, il meno adatto per trovare scampo. Ma i nostri genitori non avevano trovato di meglio, il 19 luglio, in fuga dal capoluogo, quando i tedeschi avevano ordinato l'evacuazione. Si viveva in mezzo ai tedeschi e alle cannonate degli alleati. Non era un bello stare. Quella mattina d'agosto, impressionava il silenzio. Poi arrivò un uomo su una bicicletta sgangherata, uno che conosceva mio nonno, e disse che in Padule, dalle prime ore dell'alba, c'era il finimondo. Precisò: «Dalla parte di là del Padule, sotto Massarella, Querce e chissà fino dove». Altro non si seppe. Poi si cominciò a parlare, ma sottovoce, di centinaia di morti, soprattutto bambini, donne e anziani, e a dare la colpa - ingiustamente - alle azioni dei partigiani che avrebbero provocato rappresaglie. Trent'anni dopo s'ebbe il numero esatto delle vittime della strage del 23 agosto: 175, forse 176. Al processo, ora, parlano di 184, perché vi hanno aggiunto tutti i morti nel Padule, per mano tedesca, in quell'estate del '44. R.C.
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