Il Tirreno

Empoli

È il quinto colpo in un anno sono armati e violenti agiscono sempre di notte

F.T.
Il titolare racconta l’assalto mimando il cappuccio che indossavano i banditi
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Il titolare racconta l’assalto mimando il cappuccio che indossavano i banditi

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 EMPOLI. Il copione è più o meno sempre lo stesso. Armati e incappucciati vanno all'assalto di loro connazionali. Dopo averli legati e ripuliti, se ne vanno. Una scena che ormai si ripete con (troppa) frequenza nel circondario: in tutto sono almeno cinque i colpi messi a segno in poco più di un anno.  Il primo episodio eclatante risale all'agosto 2009. Alle 4 del mattino, sei uomini armati di pistole e coltelli fecero irruzione al circolo arci Amici Viola in via Dante 131, vicino all'ex fabbrica di fiammiferi Saffa a Fucecchio. Un circolo gestito e frequentato da cinesi.  I sette clienti che in quel momento di trovavano all'interno del locale furono immobilizzati mani e piedi con delle fascette di plastica e rinchiusi dentro una stanza del locale. I rapinatori prima di svuotare la cassa del circolo, derubarono i clienti, la barista e il titolare di collanine, anelli, telefoni cellulari e soldi. Poi si dedicarono alla cassa del circolo, mettendo insieme un bottino di circa 7 mila euro.  Tuttavia non era la prima volta che nella zona accadeva un episodio del genere: poco tempo prima il circolo dell'Amicizia di Empoli, gestito da cinesi, fu rapinato da alcuni connazionali con le stesse modalità.  Nel mese di settembre dello scorso anno poi tre cinesi armati di coltelli e machete fecero irruzione in una casa di loro connazionali a Stabbia, immobilizzando l'intera famiglia con le fascette, per poi portare via tutto ciò che avevano nell'appartamento, mettendo insieme un bottino di 2mila euro.  A Capodanno 2010 il bis, con l'assalto alla confezione di via Mostagnana a Stabbia, andato in scena alle 2 di notte. In cinque, armati di pistole, coltelli e machete, e incappucciati, entrarono nella confezione e bloccarono con le fascette le otto persone che c'erano all'interno: i due titolari, marito e moglie, e altri sei loro familiari, che stavano lavorando e che sono poi risultati regolarmente assunti. I rapinatori colpirono al volto il titolare convincendolo a consegnare il denaro in suo possesso. Poi ripulirono tutti gli altri presenti di tutto ciò che avevano in tasca e si impossessarono anche di due computer.  Un altro episodio fotocopia risale al 14 luglio scorso. Anche in quel caso andò in scena un assalto come quelli che si vedono nei film: dieci uomini incappucciati, pistole e coltelli in pugno, fecero irruzione nella notte in una confezione di un giovane imprenditore cinese, che stava lavorando insieme ai suoi diciotto operai in una confezione di via Niccoli, in una zona periferica di Castelfiorentino.  Tutti furono immobilizzati con fascette, quelle utilizzate dagli elettricisti. Poi i banditi ripulirono il ripulibile, portando via due computer, denaro in contanti, i portafogli a tutti, collanine, bracciali d'oro e telefonini agli operai che erano stati riuniti in una parte del laboratorio: bottino complessivo di circa diecimila euro.  Altri episodi del genere si sono verificati con una frequenza allarmante anche a Prato e dintorni: nel mirino dei commando cinesi finora sono sempre finite le confezioni gestite da loro connazionali.

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