Il Tirreno

Empoli

"Affari sporchi", un giro da due milioni

Luca Cinotti
"Affari sporchi", un giro da due milioni

Nelle carte della Procura incarichi sospetti e presunte tangenti a cinque zeri

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CERRETO. Soldi. Tanti soldi. Circa due milioni fra incarichi "sospetti" e presunte tangenti. È l'importo del "giro d'affari" che - secondo la ricostruzione della Procura di Lucca - fa da collante ai lavori pubblici nel territorio di Camaiore, finiti nel mirino dell'inchiesta sui project financing. Un'inchiesta che, oltre a un patteggiamento e una condanna con rito abbreviato, ha portato al rinvio a giudizio per quindici imputati, tra cui il cerretese Claudio Castellacci, ex dirigente del settore lavori pubblici del Comune di Camaiore, e il figlio Francesco.  In questo "tesoretto" un ruolo importante - secondo l'accusa - è rivestito dalla fetta di 210mila euro che sarebbero transitati dagli imprenditori che hanno realizzato il pontile di Lido di Camaiore (Stefano Varia, Giuseppe Bicicchi e Brunello Pardini) sul conto della filiale empolese della Cariprato intestato alla S.T. Engineering, società di progettazione di Francesco Castellacci che, secondo il pm, sarebbe di fatto controllata dal padre Claudio.  La storia è nota: Castellacci avrebbe manovrato gli atti della gara in maniera da favorire gli imprenditori riuniti nella "Project pontile Lido". Nelle carte dell'accusa (che dovranno essere confermate in tribunale) c'è anche un verbale di Serafino Turturici, ex dirigente settore finanziario del Comune, secondo il quale non venne chiesto al suo ufficio alcun parere di regolarità contabile. E che - secondo lui - il pontile era realizzabile senza project, ma solo richiedendo un mutuo alla banca. Infine, Turturici sostiene che il bando di gara non prevedeva la gestione degli ausiliari del traffico e degli spazi pubblicitari: questi vennero introdotti in seguito, «evidentemente - chiosa la procura - per favorire la P.P.L. con maggiori introiti».  Dalle intercettazioni portate a suffragio di questo capo di imputazione, emergerebbe che l'empolese Stefano Marrucci, collaboratore di Castellacci, che ha patteggiato un anno e dieci mesi, sarebbe stato coinvolto in un primo tempo nella progettazione dei parcheggi sotterranei, salvo venire poi estromesso per far posto all'ingegnere lucchese Livio Radini.  Proprio il controverso rapporto fra Castellacci e Marrucci ritorna più volte nelle carte raccolte dalla Procura. In una telefonata intercettata fra Marrucci e l'altro empolese coinvolto nell'inchiesta, Maurizio Mitola (anche lui collaboratore della S.T.), il primo, dopo aver spiegato come il dirigente avrebbe truccato le gare, aprendo le buste e modificandole, aggiunge che Castellacci si sarebbe preso metà dell'importo dei collaudi che Marrucci eseguiva per il Comune. Una storia simile a quella contenuta in un altro capo di imputazione a carico di Castellacci, accusato di aver affidato a Marrucci incarichi diretti di consulenza e progettazione per 117mila euro «salvo pretendere e ottenere - aggiunge il pm - da quest'ultimo metà delle somme (e in un caso l'intera somma) versate dalla pubblica amministrazione come compenso».  Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, tuttavia, la fetta più consistente di denaro pubblico sarebbe stata quella relativa ai 769.000 euro degli incarichi che, dal 2003 al 2008, sarebbero stati affidati (violando il codice degli appalti, secondo la Procura) alla ditta "Chiti fratelli" dei pistoiesi Riccardo e Mario Chiti. In questo caso la tangente sarebbe stata pagata in natura, con lavori di piantumazione e manutenzione dei terreni di Castellacci a Cerreto Guidi.  Riccardo Chiti ha un ruolo (seppur secondario) nella parte di inchiesta riguardante il project per l'area ex Benelli. Secondo l'imputazione, sul solito conto della S.T. sarebbero arrivati oltre 23mila euro (tralasciando vari incarichi di consulenza e progettazione). A supportare questa tranche molte intercettazioni, con tre protagonisti principali: Castellacci, Varia e i rappresentanti del Consorzio Stabile, la società milanese che vinse il bando del project. Da queste telefonate emergerebbe che la decisione di Varia di non presentarsi al bando sarebbe stata "concordata" con il Consorzio Stabile. E che Castellacci avrebbe tenuto i fili dell'operazione, occupandosi anche di organizzare gli incontri fra gli imprenditori coinvolti nell'affare. In una conversazione fra Marrucci e Mitola, il primo spiega al suo interlocutore che Castellacci da una parte gli ha promesso di incaricarlo per la progettazione delle opere ma dall'altra lo preoccupa perché gli ha fatto fare una nuova convenzione fra il consorzio e una società estera tramita il figlio Francesco, per sostituire quella fra consorzio e S.T. Marrucci è risentito, perché ha il timore di essere «sopraffatto» dal potere di Castellacci padre.  Le ultime tranche della somma girata intorno alle opere pubbliche riguardano la costruzione delle scuole e gli incarichi. Per il primo punto - sostiene la Procura - Castellacci ricevette dai rappresentanti di Unieco (la coop che ha costruito i poli di Lido e Capezzano) 96mila euro, sul conto della S.T. A questo si deve aggiungere l'incarico di collaudatore delle opere, «affidato direttamente dal dirigente pubblico al suo sodale Marrucci, per un importo pari a 33mila euro».  Infine, gli incarichi affidati da Castellacci allo "Studio Vega servizi di ingegneria" di Livio Radini (in maniera non regolare secondo la Procura): in totale 779mila euro, più 12mila che sarebbero stati versati «come illecito compenso» da Radini - tramite la Belvedere s.r.l. - alla S.T.  Rimane da vedere quanti (e quali) di queste movimentazioni di denaro costituiranno poi la prova di una condotta penalmente rilevante. È probabile, ad esempio, che per quanto riguarda gli incarichi, i legali punteranno a dimostrare che gli affidamenti sono stati fatti seguendo le regole. Non bisognerà aspettare molto, per scoprire le carte delle parti: il processo partirà il 13 ottobre.

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