Il Tirreno

Empoli

L'assalto dei dieci incappucciati

Camilla Trillò   Lucia Aterini
L'assalto dei dieci incappucciati

Un commando armato rapina un'azienda e i suoi 18 dipendenti

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 CASTELFIORENTINO. Un assalto come quelli dei film: dieci uomini incappucciati, pistole e coltelli in pugno, hanno fatto irruzione nella notte in una confezione di un imprenditore cinese. Un commando che ha sfruttato l'effetto sorpresa grazie al caldo: i 18 operai e il proprietario sono rimasti paralizzati dalla paura quando i dieci banditi sono saltati tutti dentro all'improvviso sfruttando le porte e le finestre che erano state lasciate completamente aperte.  Il colpo è stato fatto di notte in una confezione di via Niccoli, in una zona periferica rispetto al capoluogo.  Siamo al numero 374 in una stradina quasi di campagna subito dopo aver passato (venendo da Empoli) la frazione di Fontanella sulla ex statale 429 Senese romana.  A circa cento metri in direzione di Castelfiorentino c'è un bivio ed è lì che si trova il laboratorio di confezioni dove è avvenuta la rapina l'altra notte.  Il laboratorio è in un edificio poco curato senza alcuna indicazione, né targa, né nome della confezione.  Ma, a quanto spiegano gli stessi operai che ci lavorano, notte e giorno ci sono sempre persone in attività. Il ritmo è continuo. H 24 si direbbe in gergo medico-infermieristico.  E per andare a casa si fanno pochi metri, una parte dell'edificio è adibito ad abitazione, almeno per una parte dei 18 dipendenti, tutti alle dipendenze di un giovanissimo proprietario, 24 anni appena.  A quanto è stato riferito proprio da lui ai carabinieri, erano tutti al lavoro, chini sui banchi delle macchine da cucire. Poi la scena è cambiata all'improvviso: non c'era più il proprietario che si muoveva per portare ai banchi i vestiti da cucire o per dare indicazioni ai dipendenti su come rimettere insieme i vari pezzi di stoffa. Dai banchi hanno avvertito il rumore di qualcuno che saltava. E poi lo stesso rumore, abbastanza morbido, si è ripetuto a distanza di pochi secondi l'uno dall'altro.  Il film (virtuale) era partito: operai e proprietario erano circondati da dieci persone, tutti con cappucci addosso neri. E soprattutto tutti armati: chi con coltelli, chi con pistole.  Gli intenti sono stati chiari: "vi ammazziamo se non ci dati i soldi", tutto espresso nel dialetto della regione da cui arriva la gran parte dei cinesi che vivono in Toscana, una delle regione più povere della Cina.  La rapina non è durata molto: il commando è passato a legare le mani al proprietario e ai 18 operai.  Tutti sono stati immobilizzati con fili di plastica, tipo fascette, quelle utilizzate dagli elettricisti. Poi i banditi hanno iniziato a ripulire il ripulibile. Hanno girato nelle stanze del laboratorio mettendo a soqquadro i pochi mobili alla ricerca del denaro che c'era, hanno preso i portafogli a tutti.  Poi hanno strappato collanine e bracciali d'oro agli operai che erano stati riuniti in un uuna parte del laboratorio. E poi li hanno derubati anche dei telefoni cellulari. In tutto ne hanno portati via undici.  I banditi sono andati poi nell'ufficio del laboratorio e hanno prelevato due personal computer. Poi sono fuggiti. Tempo netto della rapina: una decina di minuti. Comprese le minacce agli operai impauriti.  Da una prima stima tra soldi e gli oggetti che sono stati portati via è stato quantificato un bottino da diecimila euro.  I banditi sono fuggiti non si sa se con un'auto o altro. Le indicazioni che i cinesi hanno dato ai carabinieri sono state minime. Alcuni hanno detto che i rapinatori erano addirittura 14.  I carabinieri sono al lavoro ma sarà dificcile arrivare a qualche risultato. Anche per le altre rapine che sono avvenute nella zona di Cerreto non sono stati individuati gli autori. Ma le altre volte i banditi che hanno agito erano al massimo tre o quattro armati sempre con pistole e machete.  Ed è la prima volta che la malavita cinese si prsenta in Valdelsa.

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