Passeggiando per Fucecchio nel cuore del Medioevo
Michela Gianfranceschi
Il fantino Virginio Zedde su Melantò de Aighenta ha regalato a San Pierino il trionfo nel 30º Palio di Fucecchio. È la quarta volta che la contrada arancioblù conquista il cencio. Diecimila persone hanno invaso la Buca d’Andrea per questa competizione contrassegnata dai ritiri pregara di Samo e Ferruzza per infortunio ai cavalli
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FUCECCHIO. È una domenica mattina, nel Medioevo. Che bella città Fucecchio in questo giorno di festa! Da curiosa viandante m'aggiro nell'antico castello, m'inoltro nelle varie contrade. In Sant'Andrea sono colpita da un'enigmatica religiosa: la badessa monna Lippa Bostichi, con due monache. Suscita sentimenti contrastanti, dall'ammirazione alla devozione, in quanto ha un potere paragonato a quello degli uomini. Poi sono intimorita da un nutrito gruppo di combattenti, a Samo, coperti solo da pelli d'animali cacciati.
Alla vista di un gracile pastorello, circondato da pecore e bambini, mi rassereno. Vengo avvicinata da un gruppo di baldi giovani cacciatori, a Massarella; mi narrano tutti i segreti della caccia, e vorrebbero farmi salire su un barchino del Padule. Un processo per stregoneria si avvia al tragico epilogo in Ferruzza: un corteo d'incappucciati neri ha davvero il fascino dell'orrore, per la strega seguita dal mastodontico boia con la scure che non vede l'ora. Affacciandomi sulla Via Francigena, a San Pierino incontro un vecchio viandante, che, come me, è incuriosito da questo giorno di festa; incantevole una dama con un abito azzurro cielo, con tanto di strascico. Sulla leggendaria vicenda d'Isabella de' Medici, a Botteghe sanno tutto: da bambina a adulta, sempre bella e ribelle.
Mi rattrista la sua tragica fine: strangolata da una corda attorno al suo candido collo, a opera del marito Paolo. Un'elegante coppia granducale in abiti bordati d'oro, m'accoglie a Cappiano; mentre i piccoli si dilettano con la palla, due bei giovinetti m'invitano a giocare a scacchi, anche se mi s'addice di più unirmi alle dame nel gioco dell'oca con i dadi. Incontro a Porta Bernarda i nobili della famiglia Simonetti sontuosi e imponenti, come i loro cavalli e i preziosi gioielli. M'intriga però un personaggio statico e un po' ambiguo: il frate confessore della famiglia. Alla Querciola festeggiano la bonifica del padule di Fucecchio e si respira un'aria serena, non solo per modo di dire.
Un bambino bellissimo è su un carretto, circondato da ragazzi e ragazze del popolo che hanno raccolto fiori di campo, spighe e papaveri. Dopo una battuta di caccia in cui i falconieri mostrano orgogliosi le prede, a Borgonovo, dove una musica cadenzata allieta il quadretto: e con stupore realizzo che proviene da una decina di bambini piccoli, già bravissimi nel suonare i tamburi. Arrivo a Porta Raimonda, e m'incuriosisco per tante instancabili figure femminili: le giovani al lavoro con il grano, una prosperosa popolana che impaglia le sedie. Infine, noto un dipinto in cui un dolce volto donna ha per sfondo il Padule. E' un drappo d'autore, che chiamano il cencio, in palio nel pomeriggio per una corsa di cavalli. Ma di questo vi racconteranno altri.
Alla vista di un gracile pastorello, circondato da pecore e bambini, mi rassereno. Vengo avvicinata da un gruppo di baldi giovani cacciatori, a Massarella; mi narrano tutti i segreti della caccia, e vorrebbero farmi salire su un barchino del Padule. Un processo per stregoneria si avvia al tragico epilogo in Ferruzza: un corteo d'incappucciati neri ha davvero il fascino dell'orrore, per la strega seguita dal mastodontico boia con la scure che non vede l'ora. Affacciandomi sulla Via Francigena, a San Pierino incontro un vecchio viandante, che, come me, è incuriosito da questo giorno di festa; incantevole una dama con un abito azzurro cielo, con tanto di strascico. Sulla leggendaria vicenda d'Isabella de' Medici, a Botteghe sanno tutto: da bambina a adulta, sempre bella e ribelle.
Mi rattrista la sua tragica fine: strangolata da una corda attorno al suo candido collo, a opera del marito Paolo. Un'elegante coppia granducale in abiti bordati d'oro, m'accoglie a Cappiano; mentre i piccoli si dilettano con la palla, due bei giovinetti m'invitano a giocare a scacchi, anche se mi s'addice di più unirmi alle dame nel gioco dell'oca con i dadi. Incontro a Porta Bernarda i nobili della famiglia Simonetti sontuosi e imponenti, come i loro cavalli e i preziosi gioielli. M'intriga però un personaggio statico e un po' ambiguo: il frate confessore della famiglia. Alla Querciola festeggiano la bonifica del padule di Fucecchio e si respira un'aria serena, non solo per modo di dire.
Un bambino bellissimo è su un carretto, circondato da ragazzi e ragazze del popolo che hanno raccolto fiori di campo, spighe e papaveri. Dopo una battuta di caccia in cui i falconieri mostrano orgogliosi le prede, a Borgonovo, dove una musica cadenzata allieta il quadretto: e con stupore realizzo che proviene da una decina di bambini piccoli, già bravissimi nel suonare i tamburi. Arrivo a Porta Raimonda, e m'incuriosisco per tante instancabili figure femminili: le giovani al lavoro con il grano, una prosperosa popolana che impaglia le sedie. Infine, noto un dipinto in cui un dolce volto donna ha per sfondo il Padule. E' un drappo d'autore, che chiamano il cencio, in palio nel pomeriggio per una corsa di cavalli. Ma di questo vi racconteranno altri.
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