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Visita allAmbrogiana del sottosegretario alla giustizia Maria Elisabetta Casellati
La vita in quattro metri quadrati
Lucia Aterini
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Il sottosegretario a destra che parla con un detenuto All'Opg gravi disagi per i 160 internati a causa del sovraffollamento
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MONTELUPO. Le pareti dei muri sono completamente vuote. Niente poster di giocatori, o di cantanti o calendari di donne seminude. Le celle in cui vivono gli internati dell'Opg sono disadorne senza alcun oggetto colorato o qualcosa che dia un alito di vita e manifesti il desiderio di voler uscire dall'Opg. Gli occhi dei detenuti sono lucidi e i loro sguardi disperati e spesso assenti. Sono internati che arrivano da tutte le parti d'Italia con reati anche molto gravi alle spalle. E sono soprattutto malati che hanno bisogno di continue cure. Ma, come tutta la nostra popolazione carceraria, soffrono di gravi disagi in relazione alla struttura dove devono scontare la misura di sicurezza (perché riconosciuti infermi di mente) e vivono di fatto accatastati in piccoli spazi. Pochi metri a disposizione per ciascuno anche ora che l'Opg è stato in parte ristrutturato. Sono in sette per cella. E la cella ha una dimensione di circa trenta metri quadrati: tre letti da un lato, tre dalla parte opposta e uno in mezzo alla stanza. Tutto compresso, senza metri quadrati in eccedenza. E anche gli spazi per le attività in comune sono carenti. Così come la possibilità di fare psicoterapia. In tutto, nei due padiglioni della villa medicea dell'Ambrogiana dove sono ospitati (terza sezione ed ex scuderie), gli internati sono oltre 160. Qui dentro i vissuti, le disgrazie e le patologie si condensano fino a diventare miscele esplosive che possono esplodere da un momento a un altro. Ecco perché ieri mattina il sottosegretario alla giustizia Maria Elisabetta Casellati ha messo nel suo giro di visite ai carceri toscani anche l'Opg di Montelupo. E per la prima volta anche testate giornalistiche e televisioni hanno potuto accedere e vedere parte della struttura carceraria, in particolare metà della terza sezione che è stata ristrutturata di recente (l'altra è chiusa perché i lavori sono ancora in corso e termineranno tra un anno). Il sottosegretario ha visitato tutti e tre i piani parlando con molti detenuti. Chi affetto da disturbi di personalità, chi da psicosi. Patologie gravi che necessitano di terapie con medicinali. «Ho ammazzato un mafioso e tre prostitute - ha raccontato uno degli internati originario di Aosta che è in carcere da 15 anni e da sei all'Opg - fino ad alcuni anni fa ero molto cattivo, ingrato e irriconoscente. Solo da poco ho capito che sbagliavo». «Mia madre era una prostituta ed era cattiva come quelle tre che mi sono capitate (riferendosi alle sue vittime) - ha raccontato ancora al viceministro - mio padre faceva il ladro e il ricettatore. Sono stato adottato ma poi mi hanno abbandonato. Mio figlio non mi scrive più. Ora voglio rimanere qui (all'Opg) perché qui sto bene». «Sono un ex carabiniere - racconta al sottosegretario un altro detenuto da 14 anni all'Opg - e ho compiuto un matricidio perché Lei (riferendosi a sua madre) non voleva che io andassi nell'Arma». I compagni di cella lo chiamano "il consulente giuridico". Lui studia e legge su norme e ricorsi. Si informa perché vorrebbe lasciare Montelupo. «In Italia - dice a Casellati mentre la saluta - non c'è certezza della pena». Un altro, spiega «di essersi sì macchiato di alcuni reati» ma aggiunge «di non essere un malato di mente». «Non abbandoni l'Opg - è stato l'appello accorato al sottosegretario di un altro internati più anziano che è tornato all'Opg dopo esserci stato 20 anni fa - sono stato abbandonato da piccolo e questa è la mia famiglia». «Il sovraffollamento è un'emergenza - ha detto al termine della visita il sottosegretario - la riabilitazione è possibile solo dove ci sono condizione dignitose e spazi per le attività. Il governo si sta muovendo con un piano importante che fa leva su più punti, dall'edilizia alla rivisitazione del codice penale». Rispetto al progetto di fare un Opg a dimensione regionale, come hanno spiegato anche il direttore sanitario Franco Scarpa e la direttrice della struttura Maria Grazia Grazioso, Regioni e amministrazione penitenziaria stanno lavorando per arrivare a una struttura con un bacino di detenuti limitato a quattro regioni: la Toscana, la Liguria, la Sardegna e l'Umbria. «Questo - spiegano ancora - non comporterà un numero inferiore di internati. Il loro numero rimarrà all'incirca lo stesso rispetto a ora. Ma sarà facilitato il percorso per arrivare alla riabilitazione dei detenuti con i servizi sul territorio». E' certo, in ogni caso, che la villa medicea dell'Ambrogiana, a dispetto di molti progetti del Comune di Montelupo, rimarrà un carcere o come Opg o con un' altra destinazione. «Altrimenti gli interventi di ristrutturazione - spiega il provveditore dell'amministrazione penitenziaria per la Toscana Maria Pia Giuffrida - sarebbero stati fatti a perdere».
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