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Via libera a 150 stranieri per i lavori stagionali Le imprese: sono troppi
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Stranieri al lavoro nei campi2 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. La crisi economica colpisce anche le politiche dei flussi migratori nel nostro territorio. Per la prima volta, dopo anni in cui la domanda è sempre stata molto più alta dell'offerta, potrebbero esserci meno richieste di lavoratori stranieri stagionali agricoli di quante siano le quote messe a disposizione dal Governo in provincia e nel circondario. E' uno degli effetti del tracollo che ha investito il settore agricolo anche nella nostra area e che è stato denunciato più volte dalle associazioni di categoria. Il decreto flussi 2010, emanato dal presidente del consiglio all'inizio dell'aprile scorso, ha previsto l'ingresso di 80mila lavoratori non comunitari in Italia per motivi di lavoro subordinato stagionale nei comparti agricolo e turistico-alberghiero. A fronte dell'alto numero di domande presentate nel 2009, quest'anno i posti previsti per la provincia sono stati raddoppiati passando dai 180 dell'anno scorso a 350, dei quali circa 150 spettano all'Empolese-Valdelsa. Di questi tuttavia, a causa della grande crisi del settore, alcuni rischiano di rimanere inutilizzate perché le quote disponibili superano le richieste degli imprenditori agricoli locali. «La gestione dei flussi di lavoratori stranieri in Italia è intempestiva - spiega Simone Pezzatini, responsabile dell'Unione agricoltori di zona - infatti, mentre negli anni scorsi gli ingressi previsti non erano assolutamente sufficienti per la mole di richieste di operai stagionali che c'era, in questo momento c'è l'esigenza contraria. Ci sono moltissime aziende in crisi che non riescono a pareggiare le spese e che non lavorano e quindi sono poche quelle che possono fare delle assunzioni. L'anno scorso nel circondario, tra le aziende che seguiamo erano state una cinquantina le richieste, ma nel 2010 sono molte meno. In più se fino all'anno scorso in agricoltura era difficile trovare lavoratori italiani e si doveva ricorrere a personale straniero, adesso con la perdita di migliaia di posti di lavoro anche gli italiani chiedono di poter lavorare come stagionali nelle nostre aziende». Stessa diagnosi da Sandro Piccini, responsabile locale della Cia. «La nostra confederazione nella zona ha circa 700 aziende associate - dice - e finora quest'anno abbiamo avanzato circa 50 domande di assunzione per stranieri. Le quote sono state aumentate e questo non è un male perché almeno si è preso atto delle necessità passate, tuttavia la situazione oggi non è più quella di qualche anno fa. Adesso la maggior parte delle imprese agricole è ferma, molte lasciano i prodotti nei campi, sperando di ridurre le spese e di superare l'annata. E' chiaro che la richiesta di stagionali è minore e immagino che alcuni posti rimarranno vuoti».
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