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CIRCONDARIO

La crisi muta il commerciosempre meno negozi ma più bar e ristoranti

Luciano Menconi
La crisi muta il commerciosempre meno negozi ma più bar e ristoranti

A che punto è la crisi? Si può parlare di segnali di ripresa? E qual è stato l'impatto sul tessuto economico e sociale del circondario? Per dare una risposta a queste domande la Confesercenti ha organizzato la prima conferenza economica dell'Empolese Valdelsa

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EMPOLI. A che punto è la crisi? Si può parlare di segnali di ripresa? E qual è stato l'impatto sul tessuto economico e sociale del circondario? Per dare una risposta a queste domande la Confesercenti ha organizzato la prima conferenza economica dell'Empolese Valdelsa, che si è svolta ieri nella sede dell'Agenzia dello Sviluppo alla presenza di molti politici, in primis il presidente del circondario Luciana Cappelli.
L'analisi della situazione economica si è concentrata sul commercio, ma - vedi articolo sotto - non solo.

Sempre meno negozi. Le imprese del commercio al dettaglio territorialmente rappresentative a partire dal 2006 sono calate di sessanta unità. È aumentato il tasso di mortalità delle imprese mentre è rimasto stabile quello di natalità. Da qui il saldo negativo.

Il calo del fatturato. Dal 2008 a oggi un po' tutto il comparto ha fatto registrare un brusco peggioramento nei bilanci. Il raffronto del fatturato dei negozi presi a campione relativi al primo semestre 2009 e al primo semestre 2008 mostra indici negativi, in particolare per gli alimentari (-2,23%) e la moda (-7,13%). Aumentano in generale i costi di esercizio, flette il reddito medio d'esercizio.

Tiene il turismo. A fronte delle criticità che investono il commercio, l'indagine della Confesercenti rileva l'andamento tutto sommato positivo del turismo. Nonostante la crisi, il settore cresce per numero di imprese, con decise variazioni al rialzo soprattutto nel settore dei ristoranti (incremento di 36 attività) ma anche campeggi e aree attrezzate (più 23). Per questo tipo di aziende il fatturato cresce in media dell'1,58%.

I consumi. L'analisi della domanda ha consentito di individuare il consumatore-tipo che nel circondario ha questo identikit: 36-45 anni (un consumatore su tre appartiene a questa fascia di età), in prevalenza di sesso femminile (53,88%), componente di un nucleo familiare abbastanza ristretto (due adulti e un figlio), di professione prncipalmente operaio e impiegato. Acquista di solito in orario pomeridiano, spende per la casa e gli alimentari circa il 60% del reddito familiari, per le attività ricreative circa il 10%. La maggioranza degli intervistati dichiara di frequentare prevalentemente la grande distribuzione (40,43%), ma buone sono anche le percentuali di frequentazione dei negozi tradizionali (36,17%) e dei mercati (34,04%).

Più attenti ai prezzi. Il consumatore in questi tempi di crisi sceglie un punto vendita piuttosto che un altro per una serie di fattori: la comodità ma soprattutto la convenienza relativamente al prezzo. Sia per gli acquisti superflui che per i bisogni primari l'orientamento prevalente è quello di raggiungere l'offerta con prezzi sempre più bassi.

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